Dopo il riposo domenicale, Londra, terra di Sir e tradizioni, ritrova il tennis giocato. Wimbledon torna a indossare l'abito di gala per gli ottavi di finale. Azzurra l'erba di Centre Court e dintorni. Mai tanta Italia nella seconda settimana del torneo più affascinante. L'esordio del lunedì è purtroppo amaro. Flavia Pennetta cede in due set a Kirsten Flipkens, belga consistente e quadrata, adatta al verde e in generale alle superfici veloci. Come a Parigi, la brindisina mostra colpi e repertorio superiori, mostra come coraggio e tennis siano dalla sua, non la continuità nei momenti clou. La classifica non arride a Flavia, talento prostrato da infortuni in serie, e la risalita è irta e dispendiosa.

 

Manca l'abitudine a cogliere l'attimo. Il carpe diem della racchetta. Tre volte avanti di un break nel primo set, tre volte ripresa. Poi un tie break disastroso e parziale di marca belga. Il secondo inizia sotto buoni auspici, ma un calo, mentale, forse più che fisico, portano l'azzurra a inseguire, in affanno. La Flipkens si porta sul 5-2 e tra una polemica e un pugnetto d'esultanza sembra aver intrapreso la strada dei quarti di finale. L'orgoglio però è caratteristica di stampo italico e l'azzurra mostra cuore indomito, risalendo 3-5. Qui al servizio però si scioglie e consegna il match all'avversaria, che già aveva spento i suoi sogni di gloria sulla terra del Roland Garros.

 

Positivo comunque il cammino della Pennetta, dopo un anno difficile, i problemi al polso, le tante sconfitte. Certamente una Flavia in ascesa, brava qui ad approfittare del forfait di Azarenka, ma capace di sconfiggere anche una giocatrice come la Cornet. Manca ancora la convinzione nei punti importanti, la vecchia attitudine ai grandi palcoscenici, l'abitudine ai grandi momenti. Questione di tempo, solo questione di tempo per una che è stata una top ten e che dimostra di poterlo tornare.