Elogio al numero uno
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Elogio al numero uno

Lo sloveno è l'uomo imprescindibile tra i pali della squadra di Spalletti. Un portiere che ha rinunciato a molto per giocare la Champions League con i neroazzurri.

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Riccardo Cisilino

Dal 2012 a difendere i pali della beneamata, passando attraverso momenti non facili (6 stagioni prima di giocare la sua prima alla scala del calcio con la musichetta della Champions League in sottofondo) dove i detrattori hanno subito messo in discussione le sue indiscutibili doti d'estremo difensore, ma lui Samir Handanovic non si è mai scomposto mantenendo lo sguardo glaciale e rispondendo con prestazioni da assoluto numero uno.

Ice-man (uno dei tanti soprannomi) ha un carattere forte e certamente non si può dire che non sia una persona schietta e diretta, lo si è visto nelle numerose interviste rilasciate nei momenti di difficoltà dei neroazzurri (in queste ultime stagioni hanno prevalso su quelli rosei e positivi). Senza peli sulla lingua si è sempre assunto eventuali colpe ed ha più volte lanciato messaggi al resto del gruppo se per lui non si stava dando il massimo. Dunque ritengo che un elògio al nostro numero 1 sia d'obbligo.

L'Elògio che per definizione attenta e di settore, come quella del vocabolario Treccani è così definita: s. m. [dal lat. elogium, che indicò originariamente una breve iscrizione o epitaffio] 1. Discorso o scritto più o meno solenne in cui si esaltano i meriti o le virtù di una persona 2. estens. Parole di lode, di approvazione. Esaltare i meriti, per la persona di Samir e per lo sportivo che incarna è un qualcosa di non molto complicato. Se della persona abbiamo già accennato in precedenza, focalizziamoci ora sul punto di vista prettamente sportivo, delle prestazioni.

Diciamocelo chiaramente, se l'Inter è tornata a riveder le stelle lo deve sì ai gol del capitano Mauro Icardi, ma anche alle capacità del suo portiere sloveno più volte risultato il migliore in campo nella scorsa stagione e che anche nell'attuale (lasciando in disparte le difficoltà incontrate nelle prime giornate, come tutta la squadra) sta svolgendo un ruolo da assoluto protagonista nella "riscossa del biscione" partita dal match di Champions League contro il Tottenham.

Glaciale, granitico, reattivo a volte certe scelte non si comprendono (l'uscita nel match casalingo contro il Torino su Belotti), ma chi non ha avuto momenti di difficoltà? Pure eroi del passato ovvero Zenga o del recente momento d'oro come Julio Cesar avevano i loro momenti no, ma razionalmente che è colui che non ce li ha mai avuti? L'importante è ripartire, rialzarsi e far parlare il campo ed è proprio quello che lo sloveno sta facendo. Incita i compagni di reparto, disinnesca gol praticamente fatti (si veda la rovesciata di Malen del PSV o le svariate occasioni della Spal ieri sera, giusto per portare due esempi) e dà una sicurezza solo a vederlo, dalle movenze decise. Ciò che lascia più volte stupiti è la sua apparente tranquillità che lo pervade in ogni match, senza lasciar trapelare la benché minima tensione (non per nulla ha il primato di rigori parati (23) in Serie A secondo solo a Gianluca Pagliuca (24)). 

Più volte dato in partenza in questi sei anni di Inter, ma mai nulla di concreto/ufficiale. Tanti nomi per il suo successore, ma lui con i suoi 34 ha ancora tanto da mostrare/dare alla causa neroazzurra e Spalletti, insieme a tutta la società, lo sa e non se ne vuole privare.

 

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