Roberto, 22 anni, calciatore, centrocampista dell'Inter. Andrea, 24 anni, dottore in Economia, laureato all'Università degli studi di Bergamo. Due fratelli non qualunque, i quali vantano tanti anni passati insieme nel vivaio dell'Atalanta compiendo percorsi paralleli - incrociatisi raramente causa i due anni che li distanziano anagraficamente - prima che le strade si separassero in momenti diversi.

Una passione tutta nerazzurra rimasta dentro ai fratelli Gagliardini, ora che la Dea appartiene al passato di entrambi. Roberto le ha detto addio per cogliere un'opportunità da non lasciarsi sfuggire, Andrea ha invece preso la decisione di lasciare il pallone e prendere la via degli studi dopo un paio d'anni trascorsi ad Ancona, in Serie D.

Andrea a destra, il maestro Bonifacio in mezzo, Roberto a sinistra.

Nati e cresciuti a Dalmine, calcisticamente prodotti del Mariano, portati all'Atalanta dal maestro Raffaele Bonifacio, uno dei talent scout più noti e di successo dell'intero ambiente bergamasco, cresciuti con il simbolo della squadra della loro città addosso. Ora Roberto ne porta sul petto un altro, mentre Andrea è il suo primo tifoso. O forse addirittura qualcosa di più, tanto da essere quasi meno tranquillo lui in tribuna che il fratello in campo, sabato sera, giorno dell'esordio con la maglia dell'Inter del classe 1994.

Andrea ha salutato così la partenza di Roberto verso la Milano nerazzurra, con un lungo messaggio pubblico sul suo profilo Facebook.

Una tensione di cui Andrea ci ha parlato in esclusiva, raccontandoci la sua percezione della realtà attuale, di quella passata in giro per il nord Italia e di quella futura intorno a Roberto.

Su Facebook hai parlato di una telefonata nel pieno della notte che ti ha lasciato lacrime di gioia. Ci puoi dire quale?

"Era la chiamata di mio fratello nella quale mi diceva che sarebbe andato all'Inter, visto che il grosso era fatto e che bisognava solo mettere a posto i contratti."

L'avventura con il nuovo nerazzurro indosso ha preso piede subito nella miglior maniera possibile. Una partita da protagonista, migliore in campo a furor di popolo.

"Ha giocato con tranquillità, come me l'aspettavo: lui è così, non soffre la pressione, è rimasto tranquillo. Ed ero più teso io in tribuna di lui in campo..."

Andrea, con la sorella Giulia, in tribuna a San Siro sabato scorso in occasione di Inter - Chievo.

Roberto è stato protagonista di un'escalation estremamente veloce. Come l'hai vissuta?

"Mi sarebbe piaciuto finisse la stagione a Bergamo, all'inizio dell'anno era il suo obiettivo tornare e fare bene, magari arrivare in Europa. Si è però presentato un treno che non si può perdere, che forse potrebbe non ripassare mai: è in una grande squadra a livello italiano e non solo".

Che effetto ti fa vederlo ora lontano da Bergamo, in una big del campionato?

"Fa un effetto particolare pensare che oggi parlano tutti di lui ogni giorno mentre sei mesi fa nessuno sapeva chi era. Oggi in tanti stanno anche cambiando idea sul prezzo pagato dall'Inter. Io penso che lui possa fare sempre meglio, spero riesca a non farsi influenzare".

20 novembre 2016, San Siro, Italia - Germania. Roberto è stato chiamato in Nazionale. Siede in panchina. La famiglia sugli spalti lo festeggia così.

Cesena, La Spezia, Vicenza. Guardando indietro troviamo queste tre tappe in Serie B, tra alti e bassi.

"A Cesena ha fatto mezza stagione e ha contribuito alla promozione in A, mentre a La Spezia ha fatto male, sia per una questione di fiducia che per mancanza di feeling con l'ambiente: quello è stato uno dei momenti più difficili. A Vicenza ha alternato prestazioni buone e meno buone".

L'approdo di Gasperini sulla panchina dell'Atalanta possiamo definirlo come una momento di svolta per Roberto?

"Quest'estate speravo nell'arrivo di Gasp. Avendolo visto a Genova e avendo capito il suo rapporto con i giovani, immaginavo che Roberto con lui avrebbe trovato diverse volte il campo, cosa che con altri nomi non si sarebbe verificata e che mi avrebbero fatto pensare ad un prestito. Non mi aspettavo sicuramente che dopo mezza stagione sarebbe finito in una big".

Roberto (davanti, a sinistra) e Andrea (davanti, al centro) sollevano un trofeo con la maglia dell'Atalanta.

E in famiglia invece? Cosa è cambiato in queste settimane?

"Fa parte del gioco, ma ci sono persone che non si sentivano da anni che si rifanno vivi... Noi come famiglia dobbiamo cercare di aiutarlo nei momenti di difficoltà, e di questi ce ne potranno essere".

La famiglia al gran completo per la laurea di Andrea, lo scorso ottobre.