Vince l'Inter, per la prima volta contro avversari di rango rispettabile. Vince il derby d'Italia, dopo venti rigori e la favola Carrizo. Conta per orgoglio e morale. Conta per testa e prospettive. Lo ha detto Palacio “Inter-Juve non sarà mai un'amichevole”. Scendere in campo con il giusto atteggiamento. Dimostrare di aver superato la scoppola valenciana. Mazzarri per la prima volta esce dal campo stravolto, ma felice. “Ho visto la squadra che volevo”. Una squadra prima di tutto. La Juve è più avanti, deve, a breve, affrontare l'impegno Supercoppa. L'Inter procede pensando al campionato e alla ricostruzione. Bene col Chelsea, male, malissimo col Valencia, riparte coi bianconeri. Il tecnico di San Vincenzo vara una squadra coperta, attenta, per evitare disastri, dati da caldo, carichi di lavoro e idee offuscate. Davanti il solo Palacio, già in palla il trenza, alle sue spalle Alvarez. Fuori sia Icardi che Belfodil. L'Inter passa proprio col gioiello di Ricky, dopo una respinta di Buffon così così e un'intuizione di Rodrigo che serve l'accorrente connazionale. Il pari sul finire della prima frazione, con Vidal che trasforma il rigore causato dal contatto Juan-Vucinic. Questa la mera cronaca. Ora i dettagli. Settimo posto, vittoria, in sostanza poca roba. Se non appunto un'infiltrazione di morale, convinzione e spinta a progredire lungo il percorso intrapreso. Da rivedere soprattutto la fase difensiva. L'infortunio di Samuel toglie alla retroguardia nerazzurra il totem, la guida, il “muro” così importante già nell'era Strama. Il fisico ha tradito Walter e messo in ginocchio Mazzarri e l'Inter. Juan Jesus desta perplessità. Dirompente, troppo. Manca della giusta concentrazione, spesso incline all'eccessiva esuberanza. Fatale per un difensore. Scomposto, oltre il limite. Perfetto giudato da Samuel lo scorso anno, poi in costante calo. Da Inter? Dubbi. Da rigenerare Ranocchia, ok Campagnaro. Mazzarri prova a recuperare Chivu, perché aldilà dei limiti mostrati, il romeno è l'unico con tecnica adeguata per dare inizio alla manovra.

 

Problemi anche in mediana, dove sembra ancora imprescindibile la presenza di Cambiasso. Kovacic bloccato dall'infortunio, non si è ancora visto. Il mercato avvolto dall'oscurità del caso Thohir (le firme con l'indonesiano dovrebbero giungere dopo ferragosto), non ha portato nulla alla causa Mazzarri. Il tecnico vorrebbe Nainggolan. Costa. Si tratta a oltranza per Taider. L'offerta nerazzurra di 6/7 milioni cash più prestiti di Duncan o Mbaye e metà Khrin appare sinceramente fuori mercato. Perchè allora non lanciare il giovane ghanese, già in luce al mondiale Under 20 e nel Livorno in Serie B? A venti giorni dall'inizio, tutto tace. Nomi poco altisonanti all'orizzonte. Trattative incartate da mille dubbi e poche certezze. Wellington, altra idea, è bloccato, ma par scivolare via ogni giorno di più. Sì è spento Luiz Gustavo. Mazzarri non gradisce affatto la situazione e lo ha fatto presente a Moratti e Branca. Gli era stato promesso un mercato ben diverso. Non a caso le parole del presidente “Mazzarri non ci mette in difficoltà con le sue richieste, ma ci fa capire i limiti attuali”. In poche parole, senza un esterno, meglio due, un centrocampista di livello, e un difensore non si va da nessuna parte. Sul fronte esterni, a proposito, Wallace è sempre vicinissimo, ma non convince per esperienza e palmares. Buono in prospettiva, ma non da subito. Isla è file che di colpo potrebbe riaprirsi. La Juve vuole a tutti i costi Zuniga. In caso di trattativa a buon fine col Napoli, allenterebbe la presa per il cileno. Alternative stra-note Van der Wiel, Janmaat e un Basta di ritorno.

 

Davanti, col rientro di Milito, il reparto sembra coperto. I giovani Icardi e Belfodil, ancora lontani da una perfetta sintonia col nuovo, ingombrante, ambiente, e Rodrigo Palacio. Più un Alvarez atteso alla definitiva consacrazione. Tramontate le piste Borriello e Gilardino, l'ultima idea è Osvaldo. Il preferito di Mazzarri. Il preferito di molti. La Roma lo valuta tanto, tantissimo. 20 milioni circa, perché il carattere è rissoso e indomabile, ma il talento indiscutibile. Gol e giocate in serie, quasi quanto le bizze e le sregolatezze che ne hanno caratterizzato fin qui la carriera. Il genio dalle ali tarpate, pronto a spiccare il volo. Scommessa stuzzicante, ma probabilmente servirebbe altro.