La storia della F1 è sempre stata segnata da importanti cambiamenti, sia a livello tecnico che regolamentare. Spesso però la differenza è stata fatta dalla fantasia degli ingegneri, che hanno usato le monoposto per provare le innovazioni, a volte anche assurde, che avevano in mente e che a loro parere avrebbero potuto portare ad un decisivo cambiamento. Dopo la Cooper-Climax T43 e la Lotus 33, ci occupiamo della Ferrari 312F1, la prima auto nel mondiale di Formula 1 a montare delle appendici aerodinamiche. 

Fonte: it.pinterest.com

“L’aerodinamica è il risarcimento per chi non sa spremere cavalli dal motore”, chi avrebbe potuto dire mai una frase così pesante se non lui, l’uomo che ha visto nascere i motori migliori dalla sua fabbrica, Enzo Ferrari.  Eppure il Drake non avrebbe mai immaginato che una sua auto sarebbe stata definita come la prima auto a sfruttare dei principi di aerodinamica. Stiamo parlando della Ferrari 312 F1, monoposto nata dalle mani di un genio, colui che sarà, poi, il padre dei successi Ferrari per tutti gli anni ’70, ovvero l’ingegner Mauro Forghieri. La 312 F1 nasce nel 1966 e sarà la monoposto che Ferrari utilizzerà in F1 per i successivi 4 anni, ovvero fino alla fine del mondiale 1969, quando la 312 F1 fu mandata in pensione per far spazio alla nuova 312B.

Dopo due anni di evoluzioni, passate alla ricerca di una maggior leggerezza e di una potenza maggiore, si arrivò al 1968, con due sole vittorie, ottenute da Surtees e da Scarfiotti, entrambe grazie al modello 312F1/1966. Il ’68 doveva essere l’anno della rinascita, Ferrari voleva evitare altre annate deludenti e chiese a Forghieri di rivedere il progetto vettura. Rispetto alle precedenti versione 1966 e 1967, la versione 1968 differiva per una profilatura del musetto più marcata, così come una forma lievemente diversa della carrozzeria. La novità però, quella più importante, è dietro ai piloti. A partire dal Gran Premio del Belgio infatti sulla 312F1 viene aggiunto un alettone posteriore, dotato di comando idraulico, che consentiva al pilota di variare l'incidenza del flap posteriore in funzione del tratto di pista percorso. La vettura era dotata di un motore  a 12 cilindri Boxer da 415 cv, prima, e da 436 cv, nel 1969, che uniti ai 530 kg di peso, permettevano alla vettura di raggiungere i 310 km/h circa. 

Il '68 non fu prosperoso come Ferrari si augurava, ma comunque fu di grande importanza, perché introdusse il concetto di aerodinamica in F1. Prima dell'uscita di scena, a fine '69, la 312F1, in configurazione 1968/1969 vinse solo una gara, nel 1968 a Rouen con Jacky Ickx. Nel 1969 la scuderia abbandonerà il progetto 312 F1 e punterà già alla futura 312B.

Chris Amon Fonte: commons.wikimedia.org