La partita contava poco o nulla, ma appunto per questo la dimostrazione di forza è stata ancora più rumorosa. Il Brasile si abbatte sul Cile con un netto 3-0, frantumando le speranze di una qualificazione ai Mondiali di Russia di coloro che hanno vinto le ultime due edizioni della Copa America. A prendersi la scena è il padrone di casa, Gabriel Jesus, che segna una doppietta alla Palestra Italia Arena, o – meglio – all’Allianz Parque, dove gioca il Palmeiras, squadra in cui è cresciuto il fenomeno ora al Manchester City: due goal, per la verità uno più facile dell’altro, che gli fanno raggiungere quota 7 reti in 10 presenze ufficiali con la maglia della Nazionale verdeoro. Ad aprire le marcature ci aveva pensato Paulinho, approfittando di una respinta difettosa di Claudio Bravo sul calcio di punizione dalla distanza di Dani Alves.

Il Brasile è stato praticamente inarrestabile in questo girone di qualificazione, soprattutto, anzi, a partire dall’insediamento di Tite sulla panchina dopo l’esonero di Dunga: 32 punti in 12 partite, frutto di 10 vittorie e due pareggi, che sommati ai 9 conquistati dall’ex CT fanno 41, a +10 dall’Uruguay secondo. L’ex tecnico del Corinthians ha debuttato contro l’Ecuador, vincendo 3-0, con un’altra doppietta di Gabriel Jesus, esattamente come contro il Cile, a compimento di un cerchio perfetto; 30 goal fatti, solo 3 subiti ed un predominio di gioco e di campo a tratti imbarazzante per gli avversari. Questa squadra deve per forza essere annoverata tra le favorite in Russia, sia per i risultati che sta ottenendo, sia perché è da troppo tempo che il Brasile fallisce i grandi appuntamenti: dopo la conquista della Copa America del 2007, i carioca hanno collezionato l’eliminazione ai quarti di finale nel Mondiale 2010, quella in Copa America 2011 – sempre ai quarti – e l’umiliazione nella rassegna iridata casalinga del 2014, quel 7-1 in semifinale contro la Germania che mai nessun brasiliano dimenticherà, oltre ad altre due uscite in Copa America, nel 2015 e nel 2016.

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Ora però Tite sembra aver trovato gli uomini giusti per rispolverare i fasti del passato. A cominciare dal portiere: il CT può scegliere tra due estremi difensori affidabili come Alisson della Roma ed Ederson del Manchester City, con il primo davanti nelle gerarchie. In difesa i centrali a disposizione sono Thiago Silva, Miranda, Marquinhos e David Luiz; a destra non ci sono grandissime alternative a Dani Alves – Danilo non convince fino in fondo -, mentre sulla sinistra si giocano il posto i due terzini mancini probabilmente più forti al mondo in questo momento come Marcelo ed Alex Sandro, senza dimenticare gente come Filipe Luis o Wendell.

Sia che scelga un 4-3-3, sia che vada su un 4-1-4-1, Tite ha bisogno di una diga in mezzo al campo, ed in quel ruolo le opzioni sono Fernandinho e Casemiro, titolari imprescindibili in Manchester City e Real Madrid rispettivamente; come mezzali la decisione ricade sempre su Paulinho, riscoperto al Barcellona, e Reanto Augusto, protagonista nel campionato cinese con la maglia del Beijing Guoan, e proprio per questo il tecnico vaglierà altri candidati nell’anno che manca all’appuntamento russo.

Poi c’è l’attacco, e qui c’è davvero solo l’imbarazzo della scelta: Neymar, Gabriel Jesus, Coutinho, Firmino, Willian, oltre a chi si sta mettendo in mostra fuori dall’Europa, come Luan, Taison, Diego Tardelli e Giuliano. Squadra completa che però ha ancora dei margini di miglioramento, da mettere a punto in questi 10 mesi di attesa, per competere ad armi pari con le altre favorite quali Germania, Spagna, Argentina e Francia – chi più e chi meno -, tenendo d’occhio le possibili sorprese come Portogallo, Belgio e, perché no, Italia.