Niente da fare. L'impresa che gli azzurri volevano centrare in Spagna, nel 'Salotto del calcio' del Santiago Bernabeu, non è stata centrata. Continuiamo a non vincere sul suolo spagnolo, l'ultimo urrà risale a 68 anni fa, in amichevole. Altro calcio, ben altri tempi. Il sorpasso in classifica alle Furie Rosse non si è materializzato, e mai lo si farà. Tre punti di ritardo, la differenza reti nettamente a nostro sfavore e sole tre gare rimaste da giocare. Solo un miracolo dovrebbe accadere per sovvertire questo triste scenario. Noi ci crediamo poco. L'inseguimento alla vetta del raggruppamento G finisce qui, ora sotto con Israele, martedì bisogna centrale la vittoria per cercare di chiudere il prima possibile il discorso secondo posto e prepararsi al meglio ai playoff, roulette russa di novembre nella quale non dobbiamo e possiamo fallire.

L'Italia ha subìto un 3-0 netto, perentorio, che non ammette repliche. Non siamo al livello della Spagna, e lo si è visto chiaramente. Il 4-2-4 venturiano non ha superato l'esame Bernabeu. Bocciato, con voti bassissimi. Il sistema di gioco iperoffensivo ha dimostrato di non essere ancora una garanzia. Verratti disastroso, niente regìa illuminata, poca, pochissima personalità in campo. De Rossi lasciato il più delle volte solo in mezzo al campo in balìa dei maghi in rosso. Quella di ieri sera è stata la prima sconfitta netta della sua gestione, e Ventura, lo dobbiamo dire, ci ha capito ben poco. Insigne largo a sinistra nei quattro davanti è una bestemmia, lui sa esaltarsi su questi palcoscenici (Keylor Navas ne sa qualcosa) ma in un ruolo più consono alle sue caratteristiche tecniche. Poi Spinazzola, totalmente fuori luogo, scaraventato in campo, nei meandri della 'Partita dell'anno' senza avere giocato un minuto in questo inizio di stagione con la sua squadra di club, l'Atalanta. 

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Il campo ha parlato, lo ha fatto in modo impietoso verso di noi. La Roja ha fatto capire immediatamente le sue intenzioni, sbloccando la gara con Isco, pennellando un calcio franco a meraviglia, che ha trafitto Buffon che nell'occasione avrebbe però potuto fare meglio. Poi, solito possesso palla, lo aspettavamo tutti. Tiki taka, non accentuato, ma ben visibile sul prato verde. Gigioneggiando, la Spagna ci ha chiuso nella nostra metà campo, facendoci uscire pochissime volte palla al piede. Troppa Spagna in mezzo al campo, Iniesta regale, Busquets come al solito superbo. Noi timidi, sempre in inferiorità numerica nella zona nevralgica, e qui che Ventura poteva correre ai ripari, modificando l'assetto tattico, ma invece così non è stato, e non abbiamo fatto una gran figura. Isco, immarcabile, ha sguazzato tra le nostre linee, galleggiando a suo piacimento, tra accelerazioni improvviso e sublimi attimi di surplace. Ha siglato anche il gol del due a zero. L'unica nostra azione, nel cuore del primo tempo, ha portato la firma di Belotti, il cui colpo di testa ha esaltato i riflessi di De Gea. Troppo poco per impensierire una melodiosa ed ispirata Roja. 

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Gli spagnoli hanno fatto gol quando hanno voluto, mentre gli azzurri hanno cercato di creare qualcosa, ma sotto di due a zero, non hanno avuto le forze per reagire. Muro troppo alto da valicare questo avversario. Lopetegui ha rinunciato a Morata, inserendo il calciatore del momento, Asensio, il quale ha recitato la sua parte, con maestrìa. Poi, quando l'ex Juventus è stato chiamato in campo, si è fatto trovare pronto, realizzando il tris, nel finale di partita, mettendo la ceralacca ad una prestazione con i fiocchi. Neanche i cambi hanno sortito positivi effetti per l'Italia. Eder, Bernardeschi e Gabbiadini sono stati chiusi nella morsa degli avversari, molto più pronti di noi anche fisicamente, seppur i rispettivi campionati, la Serie A e la Liga, siano partiti lo stesso giorno (capito Ventura?).

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Un brutto colpo per la nostra Nazionale. Un colpo duro inferto al cuore dell'Italia, che spentasi al Bernabeu, avrà ora il compito di riaccendersi, perchè non bisogna mollare proprio ora, perchè in fondo non andare in Russia sarebbe un fallimento epocale. Spetta a Ventura ritrovare la retta via. Ed i senatori, c'è bisogno anche di loro, affinchè si continui ad inseguire il sogno mondiale, senza mollare proprio ora. Una sconfitta che fa riflettere, che deve essere analizzata a fondo per non ripetere gli stessi errori. Insomma, da digerire non con una semplice alzata di spalle. C'è modo e modo di perdere, di andare incontro ad una pesante sconfitta. Noi non lo abbiamo fatto nel modo giusto, questa non è la vera Italia.