Ora che anche Cardiff è conquistata, il Real Madrid può fare pace con se stesso e con la sua storia. Per anni vittime di un confronto impari con gli odiati rivali del Barcellona, i merengues possono finalmente dire di aver pareggiato il conto, quantomeno a livello continentale. Tre Champions League a testa nell'ultimo decennio, a testimonianza di un dominio incontrastato delle due big del calcio spagnolo. Ma mentre i trionfi catalani hanno segnato ciclicamente le stagioni dal 2009 al 2015, la valanga blanca si è abbattuta sull'Europa tutta in una volta, cogliendo tre successi in quattro anni (2014, 2016 e 2017). Una messe di trofei che nasce con il gol di Sergio Ramos a Lisbona, prosegue con le parate di Keylor Navas a Milano e raggiunge il suo apice con la prestazione di ieri in terra gallese.

Cristiano Ronaldo. Fonte: Foto: EFE/EPA/ FACUNDO ARRIZABALAGA

Da Carlo Ancelotti a Zinedine Zidane, passando per la parentesi, che pare ormai lontanissima, di Rafa Benitez. Tanti, ma in fondo sempre gli stessi, i protagonisti dell'improvviso attacco di bulimia del Real Madrid. Dopo essere stata accusata per anni di aver costruito rose con giocatori di nome ma non funzionali alla causa, la Casa Blanca ha individuato le sue fondamenta nel centrocampo. Prima Luka Modric, il cui acquisto risale ai tempi di Josè Mourinho, poi Toni Kroos (sostituto di Xabi Alonso) e Casemiro, infine Isco, vero uomo in più di questo finale di stagione merengue. Il malagueno ha cambiato le sorti del Real, complice anche l'infortunio di Gareth Bale, accelerando il processo evolutivo che ha visto la squadra di Zidane schierarsi con quattro uomini in mezzo al campo e due punte di ruolo. E la stella più luminosa del firmamento merengue, il quattro volte Pallone d'Oro Cristiano Ronaldo, è stato il simbolo del vento del cambiamento. Da esterno offensivo che dalla destra convergeva verso il centro, l'uomo di Madeira si è trasformato in centravanti d'area, un cecchino infallibile dai movimenti di un vero numero nove (altro che falso nueve), assecondato da un Karim Benzema in versione portatore di borracce. Il resto lo ha fatto Zinedine Zidane, chiamato al proscenio nel 2016 forse più per disperazione che per convinzione, ma in grado di ridare fiducia al gruppo e di ripartire da alcune priorità ben selezionate: condizione fisica, equilibrio tattico e gestione dello spogliatoio. E' nato così l'ennesimo successo Real, di una squadra che sa leggere i momenti delle partite e uscire alla distanza, sfruttando il palleggio di un centrocampo attualmente senza uguali nel resto del globo calcistico. Un centrocampo a cui si è aggiunto appunto Isco. Non fossero bastati Modric e Kroos, perfetti nell'integrarsi al fianco di Casemiro, uomo dei gol pesanti, l'andaluso ha fornito un'alternativa al gioco del Madrid, modificando il 4-3-3 d'ordinanza in un 4-3-1-2, all'occorrenza rimodulabile in un 4-4-2, con il risultato di trovare superiorità in mediana.

Isco. Fonte: Goal.com

Superiorià numerica ma soprattutto tecnica. Nessuno, nemmeno la Juve della difesa impenetrabile, è riuscito quest'anno a contenere le folate offensive del Real, che ha costruito e alimentato due catene di esterni atipiche ma tremendamente efficaci. Modric e Carvajàl da una parte, Isco e Marcelo dall'altra. Sia chiaro, croato e malagueno non hanno mai giocato realmente sull'esterno, ma si sono adattati a scivolare sui lati (si veda il gol del 3-1, con Modric che ruba palla e si invola sul fondo in tandem con Carvajàl, per fornire poi a Ronaldo l'assist per la sua personale doppietta). E' un Real meno integralista di quello di Milano, quello che ha trionfato ieri a Cardiff, che ha imparato a fare a meno della leadership di Pepe, trovando in Raphael Varane uno sparring partner di talento del capitano Sergio Ramos. La fase difensiva merengue potrà far storcere il naso ai puristi della tattica italiana, ma è forse ciò che di più avanguardista una squadra come il Real Madrid possa permettersi, in un contesto in cui i centrali di difesa devono saper accettare l'uno contro uno, e in cui i terzini sono spesso delle ali aggiunte. Il tutto condito da un atteggiamento meno sbarazzino, per certi più versi più prudente, di una squadra che ha imparato ad aspettare gli avversari per punirli in contropiede o cucinarli a fuoco lento. "E' la miglior rosa della storia del Real Madrid", dicono in Spagna. Difficile fare paragoni con altre epoche calcistiche, ma permettersi il lusso di lasciar in panchina Gareth Bale per far giocare Isco, avere tra le riserve gente come Marco Asensio e Alvaro Morata (e un James Rodrigues sul piede di partenza) è opzione che altri blasonati club non possono concedersi. A Madrid hanno voluto puntare su questo gruppo, rinnovando i contratti pesanti dei vari leader (da Ronaldo a Ramos, da Modric a Kroos, passando ormai per Isco). Mossa vincente, perchè un ciclo comincia e si perpetua solo con un gruppo di stelle in grado di amalgamarsi in campo con relativa naturalezza.