Nel viaggio di Vavel Italia verso la finale di Champions League, che si terrà a Cardiff il prossimo 3 Giugno, abbiamo analizzato le possibilità dell'attacco merengue contro il muro bianconero e, viceversa, quelle dell'HD contro la difesa blancos. E' quindi giunto il momento di confrontare i due reparti decisivi per la vittoria della maggior competizione europea: le due difese, una messa a confronto con l'altra. Conservando l'ordine sorteggiato dalla UEFA, iniziamo dalla squadra di casa: la Juventus

La fase difensiva bianconera

La difesa juventina ha subito la più grande delle trasformazioni nell'arco di questa stagione, passando dalla BBC alla difesa a 4 con Alves e Sandro sulle fasce o a tre e mezzo, con Barzagli come esterno destro pronto a coprire le scorribande di Sandro, con tutta la difesa a scalare a ruota. 

Nell'arco di questa Champions League, la retroguardia di Max Allegri è stata la meno battuta, subendo un solo gol nella fase ad eliminazione diretta. Ha tenuto a secco uno dei due attacchi più forti del mondo, quello del Barcellona, e ha subito una sola rete, per altro inutile, contro l'attacco più prolifico della maggior competizione europea per club, quello del Monaco. La fase difensiva della Juventus è però così incisiva grazie anche al lavoro svolto senza palla dagli altri due reparti, sempre pronti a pressare alto e ad accorciare sul portatore di palla. Questo pressing asfissiante permette alla retroguardia, in particolare a Bonucci, di salire fino alla linea mediana per pressare la punta che torna per impostare il gioco e liberare spazio alle sue spalle, uno spazio però coperto dall'altro centrale e all'occorrenza dal terzino destro.

Ovviamente, però, questo gioco può essere fatto se il baricentro della squadra è già alto. Se la difesa è attaccata dal giro palla e da una squadra che sfrutta le fasce, come per esempio il Real ed il Monaco, le ottime caratteristiche dei due esterni alti in fase di ripiego permettono alla Juventus di scongiurare le imbucate perché si crea una linea a 5 molto stretta che impedisce le linee di passaggio. 

La linea 5 creata contro il Monaco

Questa arma dovrebbe essere molto utilizzata contro il Real, una squadra che in fase offensiva cerca in maniera quasi esasperata le due fasce e la profondità per sfruttare a pieno la velocità del tridente offensivo. Sempre la partita con il Monaco, squadra simile al Madrid per modo di intendere la fase offensiva, seppur con meno qualità nel mezzo del campo, ci offre un altro spunto: se la difesa a cinque mostrata sopra permette un controllo perfetto delle fasce e della profondità, quest'ultima è garantita anche dall'ottimo lavoro svolto dai due centrali. Come si insegna nelle scuole calcio, a palla scoperta la linea difensiva non deve salire, bensì assecondare i movimenti delle punte seguendone i tagli. E così fanno Bonucci e Chiellini, bravi a comunicare tra loro e ad ottenere anche il supporto dell'esterno di riferimento.


Queste due mosse sono sostanzialmente quelle che Allegri dovrà mettere in campo per resistere agli assalti blancos e se dovessero riuscire entrambe con la stessa efficacia vista contro il Monaco, per Zidane ci saranno poche speranze. 

La fase difensiva del Real Madrid

Analizzato il modo di difendere della miglior difesa presente in Europa, adesso è il momento di vedere come si comporta la retroguardia blanca. Pur non avendo l'affidabilità della difesa di Allegri, quella di Zidane è comunque di alto livello e questo lo deve sicuramente al suo periodo italiano e al suo apprendistato all'ombra di Carlo Ancelotti. Per la retroguardia del Madrid è fondamentale l'apporto del centrocampo e, soprattutto, di Casemiro, essenziale per l'equilibrio della squadra e per portare il pressing sul pressatore di palla e creare densità nella sua zona. 

In poco più di 15 metri sono racchiuse le due linee del Real che quindi offrono pochi spazi agli attaccanti, evitando così di subire dei contropiedi in fase di ripiegamento, come era la situazione sopra evidenziata. Tuttavia la difesa blanca ha un grande problemi che riguarda i due esterni, non così bravi tatticamente come i contrapposti bianconeri. Per come intende Zidane il proprio gioco offensivo, i due terzini restano, solitamente, in una posizione intermedia tra i due centrali difensivi e le mezze ali per poi ripartire in attacco con la combinazione proprio con chi è in mezzo al campo. Questo però comporta un possibile problema se il pallone non viene recuperato in maniera immediata, o perso subito dopo averlo ottenuto, come mostrato nell'immagine qui sotto, dove Marcelo si fa attrarre centralmente lasciando il buco per Torres. 

Marcelo, seppur cresciuto in maniera esponenziale sotto la guida del tecnico francese, dovrà prestare molta attenzione a questa situazione perché uno spazio del genere lasciato a gente che sgroppa sulla fascia da dieci anni potrebbe risultare fatale per la sua squadra.