Premier League 2016/17, Arsenal - Stesso film, stessi rimpianti, stessi problemi
Fotomontaggio Vavel | Giorgio Dusi

Premier League 2016/17, Arsenal - Stesso film, stessi rimpianti, stessi problemi

La Fa Cup regala un sorriso finale che affievolisce solo parzialmente il rammarico per il quinto posto in campionato. Tra note positive, incognite sul futuro e rivalutazioni della stagione conclusa, l'analisi del 2016/17 dei Gunners.

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Giorgio Dusi

Intorno a fine luglio, inizio agosto, periodo di previsioni della stagione di Premier League a cui saremmo andati incontro, l'Arsenal era citato come outsider, come papabile quarta classificata nel migliore dei casi, dietro le due di Manchester, il Chelsea o il Liverpool. I pronostici come è risaputo si sono ribaltati, visto che Mourinho ha racimolato un misero sesto posto (consolandosi con tre coppe, mica male) e Conte si è preso l'Inghilterra. Il Tottenham è riuscito a risalire la china e confermarsi squadra da Champions. Il Liverpool si è aggrappato al quarto posto per il rotto della cuffia. Il City ha deluso, ma raggiunto l'obiettivo minimo. I Gunners, invece, hanno vissuto una delle annate più complicate della storia recente - il che, tanto per cominciare, è tutto dire.

Fonte immagine: Sky Sports
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La trama del film non è particolarmente diversa rispetto agli altri anni, ormai è quasi da dare per scontato: partenza un filo a singhiozzo, rilancio autunnale, crollo invernale, recupero primaverile. Lo scandire delle stagioni detta l'umore della squadra. Wenger inizia col piede sbagliato, crollo interno per 3-4 contro il Liverpool, ma corregge il tiro grazie a un nome e a un cognome: Shkodran Mustafi. Il difensore tedesco arriva negli ultimi giorni di mercato dal Valencia per salvare il reparto arretrato, a fine stagione risulta tra i più positivi per il suo contributo soprattutto qualitativo, oltre che di solidità. Non può reggere in piedi la squadra da solo, ma le sue prestazioni e i gol a raffica di Alexis Sanchez concedono all'Arsenal quantomeno il pensiero di poter, per una volta, mantenere alti gli standard.

L'Arsenal, prima di crollare, inanella 20 risultati utili consecutivi.

Le prime crepe iniziano a stagliarsi nel muro intorno a dicembre, con due sconfitte consecutive contro Everton e Manchester City in trasferta. Punti persi che fanno male più al morale e che istillano dubbi nella mente dei giocatori, i quali resistono fino a gennaio prima di crollare definitivamente: sconfitta interna contro il Watford prima, débacle a Stamford Bridge poi. Da lì prende piede la caduta libera, culminata nel doppio 5-1 subito dal Bayern e dalla pessima striscia che perdura fino ad Aprile in campionato, con 4 punti in 4 partite, con rovinosi crolli sui campi di West Bromwich e Crystal Palace. I sogni di gloria svaniscono definitivamente, rimane solo la classica Fa Cup.

Fonte immagine: Goonertalk
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Il passaggio alla difesa a tre, decretato da Wenger in un monday night contro il Middlesbrough a metà aprile, risolleva il morale dei giocatori, che tornano ad avere fiducia e inanellano nove vittorie in dieci gare, le quali fruttano l'ultimo trionfo a Wembley, ma non bastano per agganciare il treno Champions League. Quinto posto, per la prima volta con l'alsaziano in panchina i Gunners non entrano nelle top four.

Con Mustafi in campo, i Gunners mantengono una striscia di imbattibilità di 22 gare, fino al 31 gennaio.

Ci sono svariate chiavi di lettura per interpretare la stagione nel nord di Londra, la prima riguarda la tattica e sembra la più lampante. Quando l'Arsenal si è discostato dalle abitudini passate, ha ottenuto risultati soddisfacenti, prima sperimentando Alexis Sanchez da unica punta, poi reinventandosi con la difesa a tre; con il 4-2-3-1 di rito, invece, ha miseramente fallito, chiaro sintomo che i giocatori in primis avevano necessità di cambiare, le trame erano diventate troppo prevedibili e facilmente leggibili. L'assenza del cervello della squadra, di uno dei leader, ovvero di Santi Cazorla, non ha comunque aiutato, nonostante gli infortuni non possano mai essere una recriminazione accettabile.

Fonte immagine: Sky Sports
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A ciò si abbina l'aspetto psicologico di una squadra che a tratti ha mostrato evidenti limiti caratteriali, i soliti vecchi difetti, attenuati soltanto in certe circostanze, soprattutto quando la vittoria era diventata una necessità. Il solo fatto che il successo diventi prerogativa solo in determinati casi la dice lunga, lunghissima. Inoltre, il crollo di aprile è coinciso con un calo di rendimento clamoroso di Mesut Ozil, più che mai ago della bilancia: difficile dire se le sue prestazioni siano andate di pari passo con la sua serenità, poiché il contratto scade nel 2018 e di rinnovo per ora nemmeno l'ombra. Situazione identica a quella di Sanchez, il quale è però riuscito a dare sempre continuità, nonostante in certi frangenti non si sia assunto responsabilità che, gerarchicamente, sarebbero toccate a lui.

I contratti di Sanchez e Ozil scadono entrambi nel giugno 2018.

Col senno di poi (facile...), definirla una stagione di transizione potrebbe risultare appropriato, perché le basi gettate dai nuovi innesti Mustafi e Granit Xhaka sono più che buone e sono probabilmente il prossimo punto da cui partire, soprattutto se Sanchez e Ozil in estate dovessero fare le valigie. Altre certezze, però, sono venute a mancare, a partire da Hector Bellerin, sempre troppo distratto in fase difensiva per poter essere considerato un punto fermo, anche se l'età gioca ancora a suo favore e la prima parte di stagione è da considerarsi positiva. Il recupero di un altro elemento chiave come Ramsey va ad accodarsi alla lista delle good things, insieme al ritorno di Welbeck e alla crescita di Chamberlain, che pare più vicino che mai a quel salto di qualità a cui è atteso da ormai tre anni.

Fonte immagine: Sky Sports
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A una stagione di transizione bisognerebbe dare però un seguito di successo, altrimenti sarebbe un altro anno buttato via. La vittoria Fa Cup ha riunito l'ambiente, uno degli altri problemi stagionali, troppo spesso ostile e in gran parte più impegnato a mostrare striscioni e aerei recante il mantra Wenger Out che a supportare la squadra. La permanenza dell'alsaziano in panchina per altri due anni non dovrebbe giovare particolarmente sotto questo punto di vista, ma la scelta dell'allenatore di rimanere è probabilmente dettata anche dal fatto di non poter disporre di sostituti all'altezza, dal suo punto di vista. Ovvero: nomi pesanti, tecnici esperti.

Fonte immagine: livenewsmalta.com
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Il futuro al momento è ancora un'incognita, perché quasi tutto passa dalla testa di Sanchez e Ozil, i quali vanno alla ricerca di offerte monstre (richiesta di 13-14 milioni l'anno). La logica imporrebbe che la società - cioè a Wenger - decida di rendere loro due i principali acquisti della campagna di rafforzamento estiva, a costo di rinunciare eventualmente a un altro grande nome, puntando sulla funzionalità delle alternative e costruendo su un undici, anche se i soldi per non essere costretti all'aut-aut dovrebbero esserci. L'estate probabilmente porterà con sé anche cambiamenti societari, Usmanov sta tentando la scalata anche se Kroenke non vorrebbe mollare. La salita al potere dell'uzbeko aprirebbe nuove prospettive, cosa di cui, al momento, all'Emirates, si sente maggiormente il bisogno, indipendentemente da Wenger in panchina, la cui permanenza non è necessariamente negativa, per svariati aspetti. Prendere tempo, intanto, consolarsi con la Fa Cup, riunificando l'ambiente come accaduto nell'ultimo mese e mezzo: questo, al momento, è ciò di cui ha bisogno l'Arsenal. Altrimenti quel film potrebbe ripetersi ancora, e ancora, e ancora.

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