Sono passati quarant’anni dall’ultima vittoria di un campionato NBA da parte dei Golden State Warriors e a Oakland, città che ospita la squadra di Steve Kerr, l’atmosfera è già caldissima in vista di Gara-1 della serie finale dei playoff 2015, che si giocherà stanotte alle ore 3 italiane.

Kerr, cinque volte campione NBA da giocatore, sa bene cosa vuol dire giocare una partita del genere e, aiutato dal suo assistant coach Luke Walton, un altro che di titoli NBA se ne intende avendone vinti due con i Lakers, ha cercato di spiegare ai suoi ragazzi le emozioni che si possono provare scendendo in campo: “Ne abbiamo parlato, è qualcosa di particolare. Ieri Luke, che ha giocato varie finali coi Lakers, ha spiegato alla squadra cosa l'aspetta. Ci sono caos e distrazioni, ma una volta che entri in campo, e lo dico avendolo vissuto da giocatore, pensi solo alla partita, ti isoli.

L’ex giocatore dei Chicago Bulls, sommerso di domande dai giornalisti, ha anche parlato di LeBron James, a suo parere uno dei migliori giocatori della lega: “Influenza tutto quello che accade in campo, sia in attacco sia in difesa, qualsiasi cosa faccia innesca reazioni a catena. Devi cercare di limitare un aspetto del suo gioco e sperare nel meglio".

Dello stesso avviso del suo coach è anche Stephen Curry, il fenomeno che ha detronizzato proprio LeBron dal ruolo di miglior giocatore della lega, vincendo il titolo di MVP di questa stagione: “Riesce sempre ad andare dove vuole sul parquet, è un moto perpetuo, non spegne mai il motore. La cosa importante è rendergli la vita difficile, farlo faticare per raggiungere i suoi obiettivi, magari cercando di cambiare marcatura per non dargli punti di riferimento”.

Curry, che, come James, è nativo di Akron, una cittadina a pochi chilometri di distanza da Cleveland, ha concluso il suo intervento davanti alle telecamere ricordando un aneddoto riguardante lui e il numero 23 dei Cavs, per sottolineare il buon rapporto che hanno i due: “Dopo la prima sfida nel mio anno da rookie mi prese da parte in campo e mi disse di non lasciarmi scoraggiare dal fatto che la mia squadra non fosse forte: ‘queste sono cose che sfuggono al tuo controllo, lavora duro ogni giorno per farti trovare pronto quando arriverà il tuo momento, perché sono certo che avrai una lunga carriera’. Queste furono le sue parole e mi fecero molto piacere”.