Si chiude ufficialmente un’epoca, quella dei trionfi Audi nell’endurance, una partecipazione, quella della casa tedesca, che ha dato tanto al WEC, sin dall’esordio, avvenuto nel 1999, quando a rappresentare la casa a 4 cerchi scesero in pista 4 Audi R8. 18 anni dopo tutto si chiude, ma in grande stile, perché Audi dopo qualche delusione ha deciso di regalare ai suoi tifosi e a tutti gli appassionati di motori l’ultimo, malinconico, show, alla 6 ore del Bahrain. Su quella sottile striscia di asfalto nel silenzio del deserto, i due prototipi di Ingolstadt emettono l’ultimo ruggito, quello del Leone morente che vuole fare capire che, nonostante tutto, lui ancora è lì.

Il ruggito è quello dell’Audi numero #8 guidata da Lucas di Grassi, Loic Duval e Olivier Jarvis, vincitori della gara, ma soprattutto dominatori di un week-end di gara, che per sempre sarà ricordato come l’ultimo per Audi. Il dominio della casa tedesca era iniziato già nelle qualifiche, con la pole dell’equipaggio #8, che aveva beffato le Porsche #1 e #2, mentre l’altra Audi, la #7 so era piazzata al 5° posto. Ed è stata proprio il prototipo guidato da André Lotterer, Benoit Tréluyer e Marcel Fassler a chiudere al 2° posto, a completare una favolosa doppietta Audi. Al 3° posto troviamo la Porsche #1 del trio Brendon Hartley, Timo Bernhard e Mark Webber, con l’australiano giunto all’ultima gara in carriera, dopo l’annuncio del ritiro di qualche settimana fa. Fa festa anche l’altra Porsche, quella numero #2 dell’equipaggio Lieb-Jani-Dumas, che nonostante qualche problema di troppo e uno scialbo 6° posto, portano a casa anche il mondiale piloti. Il successo della 919 #2, arriva grazie  al 5° posto finale dei rivali Kobayashi-Conway-Sarrazin, rappresentanti di casa Toyota a bordo della TS050 Hybrid-Hybrid. 

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In LMP2 trionfo della Oreca #26 guidata dal trio Rast-Rusinov-Brundle, che a pochi chilometri dalla fine beffa l’equipaggio #43, Albuquerque-Senna-Gonzalez a bordo della Ligier. 3° posto, dopo una lotta serrata con la Ligier #31, per il tram formato da Lapierre-Menezes-Richelmi, a bordo della Alpine #36. 

Nella categoria GTE-PRO trionfo totale dell’Aston Martin #95 di Thiim-Sorensen, che tengono a bada la Ferrari 488 di Bruni e Calado,  in testa dopo la partenza, ma regolati alla fine dallo strapotere Aston. 3° posto per Sam Bird e Davide Rigon, che con la 488 #71, regalano il trionfo nella classifica costruttori alla Ferrari. 

Ferrari che festeggia in GTE-am. Perrodo-Collard-Aguas giungono al 3° posto, così da centrare il titolo iridato, anche grazie al ritiro dell’Aston Martin #98 di Dalla Lana-Lamy-Lauda. Festa anche per la Porsche 911 degli equipaggi #88 e #78, che monopolizzano i primi due posti del podio, con  Al Qubaisi-Heinemeier Hansson-Long, vincitore davanti a  Ried-Henzler-Camathias.

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Con la 6 ore si chiude la stagione del World Endurance Championship, ma si chiude soprattutto un'era, iniziata nel 1999, nella quali si sono visti in pista degli sviluppi incredibili, dai motori a benzina della prima R8 all'ibrido della R18. Un periodo che  ha portato notorietà al marchio tedesco anche nel mondo delle  gare di durata. Il bottino parla chiaro, in 18 apparizioni a Le Mans  i successi sono stati ben 13, in 186 gare disputate, le LMP1 di Ingolstadt vantano 107 vittorie, 81 pole position e 95 giri veloci in gara. Un dominio assoluto, chiuso come i grandi sanno fare, ovvero con un trionfo.