Nel gelido inverno russo del 2005, a San Pietroburgo nasce una creatura destinata a divenire gigantesca. Il colosso petrolifero Gazprom decide di acquisire le quote di maggioranza di un club mediocre della Prem'er-Liga, con l’intenzione di erigerlo a monarca incontrastato. Lo Zenit San Pietroburgo è una squadra che sin dall’alba della dei suoi giorni non ha ottenuto particolari successi (1x Coppa dell’Unione Sovietica; 1x Campione dell’Unione Sovietica; 1x Coppa di Russia), ma il nuovo potere economico, soprattutto se commisurato alla concorrenza nazionale, consentirà di programmare una bacheca ben più farcita.

Effettivamente sotto la guida di patron Fursenko questa si gonfia, con 4 titoli russi, 2 Coppe di Russia, 4 Supercoppe di Russia, oltre alle ciliegine Europa League e Supercoppa UEFA. Questi successi sono però frutto - anche - di follie economiche, realizzate grazie ad uno sforzo pecuniario che in Russia è del tutto senza precedenti, e che probabilmente se rapportare al valore dei traguardi raggiunti, potrebbero comodamente essere definite come esagerate. Da 2 anni infatti lo Zenit si piazza terzo in campionato, posizione che per le allora vigenti norme UEFA ha comportato l’estromissione dalla Champions League (da questa stagione la terza squadra di Russia potrà sostenerne i preliminari), e per una dirigenza che in passato ha sopportato questi passivi anche per una singola finestra di mercato, non è assolutamente accettabile:

Stagione 12/13: 88.76 milioni di spesa, meno di 2 quelli rientranti. (fonte transfermarkt)

Ultimamente però la tendenza allo sperpero di conquibus sembra essersi invertita: lo Zenit ha messo in atto plusvalenze incredibili (sfruttando anche le nuove follie cinesi), compiendo acquisti oculati e talvolta lungimiranti. Banali esempi: Ivanovic a 0 dal Chelsea, Smolnikov e Garay a 6 milioni ciascuno, Kokorin a 2, Sebastian Driussi (vicecapocannoniere della passata Primera Divisiòn argentina) a 15, e aggiungerei Leandro Paredes a 23.

Campagna acquisti dello scorso anno: 22 milioni di spesa, più di 100 i rientranti. (fonte transfermarkt)

Un solo titolo nazionale negli ultimi 5 anni, vissuti tra Spalletti, Villas-Boas e Mircea Lucescu, hanno probabilmente spinto la dirigenza verso questo sentiero (similmente, se vogliamo, al Monaco in Francia) affidando le sorti della nave ad un capitano d’eccezione: Roberto Mancini, che quest’anno avrà l’obiettivo di vincere il campionato, e l’obbligo di far tornare lo Zenit in Champions League.

SOLUZIONE MANCINI

La ricetta vincente che propone Mancini si basa su diversi aspetti, che vedremo gradualmente uno per uno. Lo Zenit di quest’anno, già nelle primissime fasi della stagione, ha mostrato caratteristiche fisionomiche che probabilmente cercherà di mantenere per tutto l’arco dell’annata, quali il dinamismo, la fluidità, la poliedricità, e soprattutto la dominanza.

Cominciamo subito col dire che Mancini ha modellato il suo Zenit su un 4-2-3-1 piuttosto offensivo e particolare.

Driussi alle spalle di Dzyuba, Shatov e Kokorin larghi ai suoi fianchi: 4-2-3-1.

Andando con ordine, da dietro possiamo notare la coppia difensiva centrale composta da Ivanovic e Neto: il serbo in quella posizione è un lusso tecnico non da poco (considerando che nel fiore della sua carriera giocava quasi da ala aggiunta), garantisce qualità al primo palleggio, ma accusa l’acclimatazione alla nuova posizione, sebbene sia uomo di grande esperienza; il portoghese ex Siena invece è molto più atletico, ma ruvido tecnicamente e spesso frenetico nelle giocate, oltre che erroneo in molte letture difensive. Ai loro lati Smolnikov e Domenico Criscito, sono due terzini di spinta (soprattutto il russo, che tenta in media 4.5 cross a partita contro i 2.8 dell’italiano), con buone qualità tecniche e buona concentrazione in fase difensiva (Criscito vince in media il 75% dei duelli difensivi, sostenendone 4.6 a partita). In mediana una coppia che definirei assolutamente complementare, Paredes e Kuzyayev, con il primo che ha pieni compiti di regia, ed il secondo più preposto all’interdizione. L’atipicità di questo modulo sta tutta però su una trequarti del tutto anticonvenzionale: a sinistra gioca Shatov, esterno a piede invertito, specialista del dribbling (4.4 riusciti in media a partita); in mezzo Driussi, giunto dal River Plate dove giocava da prima punta, e che si posiziona dietro a Dzyuba; a destra Kokorin, altra ex punta centrale adattata sulla corsia di destra.

POLIEDRICITÀ

Lo Zenit è una squadra che ha già dimostrato di riuscire a forgiare il proprio gioco a discrezione dell’avversario che gli si pone davanti, grazie ad un ampio ventaglio di soluzioni tattiche per arrivare a bersaglio.

SKA-Khabarovsk-Zenit: direzione degli attacchi della squadra di Mancini.

Zenit-Rubin Kazan: direzione degli attacchi della squadra di Mancini.

Queste foto tratte da Whoscored.com stanno ad indicare come lo Zenit sappia direzionare i propri attacchi in maniera differente a seconda del contesto: nella prima gara di campionato contro l’SKA-Khabarovsk, i ragazzi di Mancini hanno sfruttato in maniera più o meno omogenea i 3 corridoi del campo, con leggera prevalenza sul lato destro (frecce blu); nella seconda gara invece, quella contro il Rubin Kazan, notiamo come le fasce laterali siano state utilizzate in maniera insistente, ed anche qui la leggera tendenza nell’andare a destra (frecce arancioni). Le fasce sono state valvola di sfogo per far fronte all’enorme densità centrale avversaria, conferita naturalmente dall’utilizzo del modulo 3-5-2. Non è casuale però che lo Zenit sia spesso sbilanciato verso destra: l’attitudine offensiva di Smolnikov concede spesso e volentieri uno sbocco facile in ampiezza alla manovra celeste.

Posizione media dei giocatori dello Zenit contro l'SKA-Khabavarovsk. Si pende a destra. (whoscored.com)

Posizione media dei giocatori dello Zenit contro il Rubin Kazan. Baricentro ancora spostato verso destra. (whoscored.com)

Inoltre questa sfaccettatura viene spinta dalla spontanea propensione del giocatore incaricato di prima regia - Paredes - ad aprire gioco sul lato destro del campo. Essendo di piede destro, e partendo spesso dal lato medio-sinistro del terreno di gioco, Paredes naturalmente si orienta verso lo spicchio più ampio del campo per far ingranare l’azione.

Paredes va a destra.

Come detto, le fasce sono utilizzate con insistenza dai giocatori dello Zenit. Nelle prime due partite di campionato, sebbene contro avversari di lieve spessore, sono partiti addirittura 45 cross, senza contare che 3 dei 4 gol segnati sin qui dallo Zenit sono maturati proprio da cross. Mancini ha evidentemente ideato un sistema efficiente puntato sulle caratteristiche dei propri giocatori offensivi, per finalizzare il maggior numero di palloni che arrivano dalle corsie grazie ad un forte riempimento dell’area avversaria con almeno 3 giocatori (spesso Kokorin, Dzyuba, e Driussi). Quando i cross arrivano dalla sinistra sono più pericolosi: in area a prendere il primo palo c’è sempre Dzyuba, dall’altra parte arriva Kokorin - che ricordiamolo, è un ex centravanti, conosce perfettamente tempi e spazi dei movimenti in area, oltre alle malizie per prendere posizione sul marcatore - ed in mezzo si inserisce da dietro Driussi, che con la sua rapidità va a tagliare alle spalle di Dzyuba.

Driussi è rapidissimo ed intuitivo nell'attacco alla porta. Non a caso ha segnato 17 gol nella scorsa Primera Divisiòn.

Questa situazione di 3 vs 3 all’interno dell’area è estremamente pericolosa per i difensori, che devono ricorrere forzatamente al duello aereo personale. Ecco un’altra prospettiva:

Difesa costretta a duelli individuali. Livello del rischio: massimo.

A conferma di ciò, vi mostro che qualche volta si riesce pure a segnare:

Qui il centrale di destra non ha seguito il movimento di Driussi. Questione di attimi. Decisivi.

Quando vi è la possibilità di crossare dalla destra invece (spesso grazie a Smonlikov), lo Zenit riesce a portare in area addirittura 5 giocatori, schiacciando di fatto l’avversario all’interno dei propri 16 metri: oltre alla presenza del trio precedente, si sfrutta infatti la tendenza di Shatov ad accentrarsi (vedi posizione media nel paragrafo soprastante), e l’accompagnamento puntuale di Paredes da dietro, che imita una mezzala.

Shatov stringe e sta sul secondo, Dzyuba e Kokorin sottoposta, Driussi pronto sulla seconda palla e Paredes a sostegno. La definizione perfetta di "riempire l'area".

Ma come si arriva così tante volte al cross? La risposta sta nella costruzione della parità/superiorità numerica laterale: in questa fase è fondamentale la spinta dei terzini, la qualità degli esterni offensivi, e talvolta il lavoro tra le linee di Driussi, che si decentra (spesso a destra, dove c’è Smolnikov) e crea superiorità in zona palla:

DX: Kokorin viene dentro il campo e apre il corridoio per Smolnikov. Driussi scarica e attacca l'area di rigore.

SX: Criscito si porta via il raddoppio con la sovrapposizione interna, Shatov rientra e crossa. Dentro l'area il solito trio Dzyuba-Driussi-Kokorin.

EGEMONIZZARE IL CAMPIONATO

I primi tratti dello Zenit di Mancini sono ben scanditi, chiari e lampanti: un gioco di possesso orientato al controllo territoriale del campo, in grado di sottomettere le avversarie alle proprie regole durante tutta la durata della partita. Avere il predominio del pallone ed avanzare tramite il fraseggio dal basso, però, non è sempre facile, per questo Mancini ha reso la sua squadra molto più elastica, fluida, consentendogli di mutare forma e modulo più volte, anche nella stessa azione. Il fatto che si sia avvalso dell’uso della famosa Salida Lavolpiana, ne è una prova: quando lo Zenit gioca contro una squadra a 2 punte (come il Rubin Kazan), nella fase di impostazione il mediano Paredes si abbassa tra i due centrali, che si allargano per accogliere l’argentino tra di loro, spingendo di fatto in avanti la posizione dei 2 terzini (con conseguente adattamento degli esterni). Si forma quindi una linea mediale a 3, con i terzini e Kuzyayev, dietro al terzetto sulla trequarti ed alla punta (3-3-3-1):

Paredes si abbassa, Neto e Ivanovic aprendosi spingono in avanti Criscito e Smolnikov, entrambi sul livello di metàcampo con Kuzyayev.

Questa soluzione è utilizzata da altri allenatori - per esempio anche da Pochettino ed il suo Tottenham nella scorsa stagione - che intendono far uscire in maniera pulita il pallone dalla zona di impostazione, grazie alla superiorità numerica in zona bassa sull’avversario, e la maggior qualità (normalmente) nella trasmissione del pallone del regista rispetto ai difensori centrali.

Non sempre lo Zenit ricorre alla Salida: può accadere infatti che un esterno offensivo (Shatov più spesso di Kokorin, per caratteristiche) scenda a dare la superiorità alle spalle della prima linea di pressione avversaria, come in questo caso:

Superiorità numerico-posizionale ad inizio azione sulla sinistra.

Il risultato fino ad ora, contro avversari oggettivamente inferiori, è esaltante: 66% medio di possesso palla, e più di 1200 passaggi riusciti in sole due partite.. è chiaro che bisognerà testarsi contro altri opponenti per capirne la reale funzionalità.

LA CHIAVE DEL DOPPIO REGISTA

Un vantaggio terrificante che la squadra di San Pietroburgo ha sugli avversari della lega è quello di avere diverse fonti di gioco in diversi piani del campo. Non è solo Paredes infatti a creare corridoi per i compagni, ma anche il suo connazionale Sebastian Driussi, che cerca costantemente di farsi trovare tra le linee e negli half-spaces, dove gli avversari non possono contenerlo istantaneamente. Driussi in questo senso è fondamentale per dare un’alternativa al gioco orizzontale, richiamando il pallone negli spazi di mezzo, per dare verticalità alla manovra sfruttando l’empatia innata che ha con Paredes, abilissimo a servirlo con svizzero tempismo.

L’ex Roma è un calciatore moderno, un regista che interpreta il ruolo in maniera assai dinamica, costruendo prima l’azione e poi correndo in avanti per dare appoggio costante. Rende al massimo affiancato da un compagno con specifici compiti di interdizione, qual è Kuzyayev, che lo solleva così dal ruolo di “equilibratore solitario” che avrebbe come metodista in un 4-3-3. È uno di fantasia, di estro, di genio, di creatività: nei primi due match di campionato ha compiuto 178 passaggi con una precisione dell’88.2%, di questi 20 sono passaggi lunghi a segno, e 3 passaggi chiave effettuati solo contro il Rubin Kazan. Paredes viene utilizzato, come detto in precedenza, da regista. Mancini gli chiede di prendere in mano le redini del gioco sin dal basso, e quando i difensori sono entrambi pressati, ecco che è lui a scendere per dar il via alla Salida Lavolpiana, andando a comporre un terzetto che ho definito 2+1:

Il 2+1 dello Zenit in fase di impostazione.

Il 2+1 dello Zenit in fase di impostazione (2)

Driussi invece ha un talento innato nel posizionarsi tra le linee: la sua collocazione al momento della ricezione del passaggio è assai dannosa per i difendenti, che spesso devono indietreggiare per coprire la profondità, lasciando a Driussi lo spazio per avanzare, e creare gioco direttamente nella trequarti avversaria. Un lavoro fantastico, simile a quello di Dybala nella Juventus di Allegri:

Habitat naturale di Driussi: ama nascondersi nei buchi dei centrocampi avversari.

La posizione perfetta per gestire l'azione dalla trequarti offensiva.

A volte da appoggio alla manovra.

Simile a Dybala come struttura fisica, entrambi argentini, entrambi sotto il metro e ottanta, ma con un’abissale differenza: Driussi si è portato dietro dall’Argentina quel piacere nell’attaccare la profondità in fase di finalizzazione. È infatti un ottimo raccordo tra centrocampo e attacco in fase di sviluppo del gioco, ma è spesso a fianco di Dzyuba quando è ora di attaccare la porta:

Dzyuba attacca il primo palo dilatando lo spazio per Driussi, che è un avvoltoio negli spazi.

Non è un caso che Driussi sia stato il vice pichichi della passata Primera Divisiòn, grazie alle 17 reti con il suo River Plate: è nella sua natura rientrare nella cornice decisiva al momento opportuno, come è innata la fame con la quale anticipa i diretti marcatori, mangiandoli vivi in un sol boccone:

Tecnica e rapidità da trequartista, rapacità da prima punta.

Osservando puntigliosamente il classe ’96, però, possiamo definire un difetto ancora da limare: lo Zenit è una squadra che difende in avanti, con grande pressione sui riferimenti avversari; Driussi non cura particolarmente questa fase, che evidentemente lo annoia, e a volte interrompe la catena di pressing avviata dai compagni. Ma se poi rimedia con giocate fantasmagoriche di questo genere, che probabilmente lo annoiano meno, gliela facciamo passare (per ora).

Da notare la freschezza con cui torna sul primo palo dopo il colpo la magia a centrocampo.

TALLONE D’ACHILLE

Se di tallone d’Achille si può sempre parlare. Ad oggi il materiale di campo a disposizione è troppo poco per identificare vere e proprie falle nel gioco dello Zenit - si dovrà attendere l’Europa League, ed i match di cartello in Russia - ma nel frattempo un paio di spunti sono emersi chiaramente, e risiedono nel blocco del centro difesa. Per prima cosa, Ivanovic è un difensore centrale “adattato”, perché l’età avanza e la gamba è sempre più pesante per cavalcare la fascia. Ed in una squadra che gioca un calcio così dominante e propositivo come lo Zenit, i difensori centrali hanno l’obbligo di mantenere alta la concentrazione nelle marcature preventive, restando incollati ai propri riferimenti, per anticiparli qualora venissero chiamati in soccorso dalla propria squadra per risalire. Ecco, per uno abituato a sgommare novanta minuti a partita sulla linea laterale, non è esattamente l’automatismo più semplice da acquisire: in questo caso con la squadra riversata in avanti, Ivanovic perde il contatto con la punta avversaria, consentendole una sponda rapida , che poi dà il via alla transizione avversaria; si concluderà con un nulla di fatto, ma contro squadre più preparate questo potrebbe divenire un fattore..

Si consigliano ad Ivanovic un paio di filmati sul comportamento preventivo di Giorgio Chiellini.

Dall’altra parte abbiamo Neto, vulcanico difensore della nazionale portoghese, molto meno educato tecnicamente del collega, ed ancora acerbo per quanto riguarda gli atteggiamenti 1-vs-1. Grandi doti fisiche ed atletiche potrebbero fare di lui uno dei migliori difensori in circolazione, ma spesso si ritrova a litigare con il suo limite più grande: la concentrazione. Qui fa tutto da solo: vuole farsi superare dal pallone dopo il rimbalzo, con l’intenzione di intervenire successivamente, non fosse che l’avversario lo sovrasta in velocità e lo supera, segnando il gol dell’1-0 in completa libertà davanti a Lunev.

Rapido e concentrato.

In generale, è una coppia che paga in altezza e in velocità: entrambi alti 185 cm, rischiano di subire la fisicità di numeri 9 vecchio stampo, e la loro stazza nei duelli aerei. Anche i duelli 1-vs-1 palla a terra contro "falsi 9" come Mertens potrebbero risultare piuttosto dannosi. Ecco perché, forse, Mancini vuole tenere il più possibile il pallone lontano dalla porta...

(tutte le statistiche dei giocatori sopraindicate sono riscontrabili su whoscored.com)