Si dice spesso, di noi italiani, che siamo bravissimi a disegnare capolavori quando nessuno se li aspetta, per poi perderci in un bicchier d'acqua quando tutto sembra più semplice. E' per questo che, dopo la sorprendente vittoria contro il Belgio, qualcuno ha guardato con preoccupazione al prossimo avversario. Già, perchè la Svezia che a fatica aveva strappato un punto ai modesti irlandesi nel tardo pomeriggio, sembrerebbe la vittima sacrificale degli azzurri di lunedì sera, se non fosse per lui: Zlatan Ibrahimovic. E se non fosse per quella tendenza di cui si parlava, quella a soffrire le cosiddette partite semplici.

E' proprio su questo che probabilmente sta premendo Conte: niente celebrazioni e concentrazione alta, perchè contro gli scandinavi ci giochiamo già il match ball qualificazione. E lo faremo contro una nazionale che avrà motivazioni a mille, visto che il pari contro l'Irlanda, con Italia e Belgio all'orizzonte, sembra già avere l'aria dell'eliminazione per gli svedesi. Ma c'è un uomo che non getterà la spugna così facilmente. E' il totem della Svezia, per qualcuno è un Dio, per i meno profani semplicemente "The Legend". Zlatan Ibrahimovic sta vivendo una seconda giovinezza, lui stesso si è paragonato a Benjamin Button, il personaggio interpretato al cinema da Brad Pitt che invecchiando tornava bambino. Gli spifferi di mercato lo vedono vicino al nuovo United del vecchio amico Mourinho, e in Francia va a caccia del gol al quarto europeo di fila. E lo farà contro l'Italia, a cui un gol pesante lo segnò durante il suo primo Europeo, con quel tacco volante che, complice il successivo biscotto con la Danimarca, spedì a casa i ragazzi di Trapattoni. Dice di amare l'Italia come se fosse il suo Paese, e considera il nostro il miglior campionato al mondo. Ma proprio per questo un animale da competizione come Zlatan avrà voglia di segnarci, di fregare i buttafuori della retroguardia azzurra, per dimostrare che lui è davvero leggenda.

Ma può un solo uomo beffare una squadra organizzata e dai meccanismi oliati come la nostra? I dubbi sono tanti, perchè la Svezia è molto più debole di quella che ci eliminava 8 anni fa. E' vero, l'estate scorsa vinceva un Europeo Under 21, ma il travaso nella selezione maggiore si è limitato a pochi elementi. Quattro per la precisione: il granata Jansson, il rosanero Hiljemark, l'eclettico Guidetti e l'esterno Lewicki, unico titolare nella nazionale del Ct Hamren. Noi spesso fatichiamo a segnare, ma la Svezia, dietro, è lenta e macchinosa. Imperniata sull'esperienza dell'ex genoano Granqvist, ha dimostrato grande fragilità anche contro l'Irlanda, dove spesso è stata salvata dal portiere Isaksson. In mezzo la possibile novità anti-Italia: fuori l'esperto Kallstrom, potrebbe trovare spazio proprio Hiljemark, nel tentativo di mettere in campo una squadra un po' meno offensiva, ma più quadrata tatticamente, nel tentativo di giocarsela a scacchi contro gli azzurri, dopo che il Belgio di Wilmots è stato surclassato proprio sul piano della tattica. Niente da fare, in avanti, per John Guidetti, o almeno queste sono le indicazioni che arrivano dal ritiro svedese. Il trascinatore del vittorioso Euro Under 21 si è rivelato decisivo entrando a gara in corso contro l'Irlanda, dando vivacità alla manovra e partecipando all'azione dell'1-1 finale. Hemrin sembra intenzionato a dare ancora fiducia a Berg, con il centravanti del Panathinaikos che dovrebbe affiancare Ibra, nel match decisivo per i gialloblù e dopo l'impalpabile prestazione all'esordio. 

Insomma, contro Ibra si annunciano scintille, per i tre moschettieri azzurri. Ma la sensazione è che, se l'Italia riproporrà la stessa intensità e la stessa fame di lunedì sera, potrebbe non bastare per gli svedesi la presenza del loro totem. Però Ibra è pur sempre lui. The Legend.