Si ferma ancora ad un passo dal trofeo l'Argentina del Tata Martino, che tra rabbia e frustrazione ha commentato la gara nell'immediato post partita. Una delusione enorme, con l'Albiceleste che non è riuscita a scardinare la rocciosa ed arcigna difesa cilena, che quasi mai ha lasciato spazi a Messi e compagni per mettere in mostra tutto il loro immenso potenziale. 

Nonostante la sconfitta, Martino continua a credere che la sua Nazionale meritasse la vittoria, ma non sempre le squadre migliori, soprattutto se non lo dimostrano in campo, raggiungono il successo finale. Complice anche l'oramai solito infortunio che toglie dal match Angel Di Maria, uomo chiave sempre più decisivo per le sorti dell'Argentina così come al Mondiale brasiliano, l'Argentina si spegne, non trova varchi, sbatte contro il muro eretto da Sampaoli e dalla Roja. Fino all'epilogo. Ancora una volta negativo. 

Il capo chino di Messi spiega tutto o quasi. L'incessante ricerca di un successo con la propria Nazionale che stenta ad arrivare, con il logorio del tempo e delle finali perse che si fa sempre più pesante ed insostenibile. Un rigore al cielo, un altro appoggiato tra le braccia di Bravo. Il sogno svanisce. 

"Non abbiamo giocato come sappiamo, ma anche loro non sono stati da meno. Le due squadre hanno avuto maggiore successo nel neutralizzarsi l'un l'altra, senza creare alcuna occasione pericolosa. L'Argentina non ha avuto mai una possibilità concreta ed il Cile altrettanto. Abbiamo giocato contro la squadra che ha segnato il maggior numero di reti in tutta la competizione e non li abbiamo mai fatti tirare in porta, ma purtroppo è reciproco". 

Il dispiacere è ovviamente immenso per il Tata, che ha così parlato del match. Successivamente, si concentra sulle critiche cheinevitabilmente pioveranno sull'Albiceleste, provando a tarpare sul nascere le ali delle polemiche che vedranno Aguero e compagni come protagonisti: "E' sbagliato parlare del perché l'Argentina non abbia giocato come spesso ci è capitato. Abbiamo controllato la mediana, abbiamo marcato bene Valdivia e Sanchez. Ho molta ammirazione e rispetto per il Cile dall'inizio della manifestazione, ma se devo guardare al match di oggi, credo che l'Argentina avrebbe dovuto portare a casa la Copa". 

Una sconfitta dura da digerire, la seconda nel giro di un anno. L'Argentina era la favorita numero uno della manifestazione e l'ennesima delusione sportiva potrebbe avere ripercussioni psicologiche pesantissime nel gruppo che dopo la trasferta brasiliana esce a mani vuote anche da quella cilena.

"Continueremo a guardare avanti ed a lavorare. Allo stesso modo in cui gli stessi giocatori l'hanno fatto dopo la Coppa del Mondo. Onestamente resterò fino alla morte con i miei giocatori perché hanno lavorato con applicazione e dedizione. Hanno sofferto per arrivare a questo traguardo e l'avrebbero meritato. Ci proveremo ancora. Rimpianti? Giocherei allo stesso modo anche se si rigiocasse domani".