NBA playoffs, Golden State vince con la difesa. Curry ritrovato, Paul a mezzo servizio
Steph Curry e Kevin Durant. Fonte: NBA/Twitter

NBA playoffs, Golden State vince con la difesa. Curry ritrovato, Paul a mezzo servizio

Warriors dominanti nel secondo tempo, con Steph Curry accesosi improvvisamente. Ma per i campioni tutto parte dalla difesa. Harden opaco, Paul in difficoltà fisica.

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Andrea Russo Spena

Gara-3 della Finale della Western Conference tra Golden State Warriors e Houston Rockets doveva essere una battaglia. Lo è stata solo nel primo tempo, perchè nella ripresa i californiani hanno annichilito gli ospiti, trovando punti fondamentali da uno Steph Curry nuovamente a bersaglio da distanze siderali (ma positivo in generale) e facendo affidamento su una difesa che sale di colpi nei momenti importanti. Dubs ora sul 2-1, Houston costretta a vincere gara-4, ma in ansia per Chris Paul: l'ex giocatore dei Clippers ha confermato di essere in difficoltà dal punto di vista fisico, giocando una partita a scartamento ridotto. Più dei quarantuno punti di scarto finali, che fanno testo fino a un certo punto, Mike D'Antoni deve augurarsi di recuperare un CP3 presentabile, troppo importante per gli equilibri della sua squadra. Questi i temi chiave di gara-3:

- I cambi dei Rockets e la difesa di Golden State. Dal punto di vista tecnico, si è sostanzialmente proseguito sulla falsariga delle prime due partite del Toyota Center. Houston ha cambiato su tutti in difesa, togliendo ritmo all'attacco dei Warriors, spesso costretti a fermare la palla e a giocarsela in isolamento, in particolare con Kevin Durant, fantastico anche nel ritorno alla Oracle Arena. Dall'altra parte D'Antoni ha continuato a cercare insistentemente Steph Curry, coinvolto in ogni pick and roll possibile per favorire l'accoppiamento con James Harden. Il prodotto da Davidson ha retto bene, complice anche una serata di difficile interpretazione del Barba. Lo short roll dei Rockets ha inizialmente messo in difficoltà i Warriors, costretti a chiamare un time-out, con Draymond Green a chiarirsi con Steve Kerr e i compagni di squadra sulle consegne da rispettare. 

- Iguodala, Livingston, Bell e Looney, protagonisti. Andre Iguodala e Shaun Livingston sono due veterani NBA. Non stupisce dunque vederli ancora fondamentali per le sorti di Golden State. L'MVP delle Finals 2015 ha trovato punti importantissimi a inizio partita, per poi proseguire con una gran difesa e una presenza a rimbalzo sottovalutata. Livingston si è preso i suoi classici tiri in testa al difensore, un unicum nell'attacco di Golden State, facendo la differenza anche nella sua metà campo con braccia lunghe ed esperienza. Ma è stato forse Kevon Looney il giocatore più sorprendente dei Warriors: lungo solo recentemente attivato da Kerr, ha messo energia e dato verticalità sotto canestro: una sua stoppata su Mbah a Moutè ha messo in partita anche la Oracle Arena.

- James Harden e Chris Paul, difficoltà diverse. Il Barba non ha mai trovato ritmo, fossilizzandosi nell'attacco uno contro uno, in particolare contro Curry. Non può essere questa l'unica dimensione della principale arma offensiva dei Rockets, che da quelle situazioni deve far scaturire tiri per i compagni, non solo alzate al ferro per Capela o tentativi di layup. Chris Paul ha invece offerto una prestazione sotto la media causa infortunio: limitato negli spostamenti, ha subito lasciato intravedere un certo fastidio per non essere al top. Equilibratore dei Rockets, si è scosso di puro orgoglio nel finale di terzo quarto: urge un suo recupero fino alla soglia della presentabilità atletica. 

- Durant, Curry e Thompson. Il contributo di Kevin Durant non manca mai a Golden State. KD segna in isolamento, consente alla squadra di respirare quando gli avversari tolgono ai Warriors il consueto ritmo/flusso, aggiunge triple difficili ed è un fattore in difesa. In gara-3 si sono rivisti sprazzi del vero Steph Curry. Impegnatissimo contro Harden, il maggior merito del numero trenta è stato quello di non mollare nulla quando attaccato, per trovare poi la via del canestro con punti al ferro, sia in taglio che in penetrazione. Quando sono entrate le triple è invece finita la partita. Poco da dire su Klay Thompson, difensore strepitoso e attaccante che sa sempre dove spaziarsi. 

- Il supporting cast di Houston. Decisivo in gara-2, è completamente mancato all'appello in gara-3. I vari P.J. Tucker, Trevor Ariza ed Eric Gordon (Clint Capela ha fatto ciò che gli si richiede, giocatore essenziale ma importantissimo) hanno pasticciato a più riprese, perdendo palloni (come Paul d'altronde) e facendosi soverchiare dall'energia dei Warriors. Nella squadra di Harden e Paul sono giocatori di complemento, ma i destini dei Rockets passano dalle loro prestazioni.

- La difesa al ferro. Se Clint Capela è senza dubbio il miglior stoppatore in campo per le due squadre, i Warriors - che giocano con Draymond Green da centro - sono riusciti a contestare tantissimi tiri al ferro, a dimostrazione che non sempre è necessario un lungo di pura verticalità per difendere bene il proprio canestro. Green, aiutato da Durant e Iguodala, oltre che da Looney e Bell, è stato una presenza a rimbalzo e in aiuto: troppo importante per Golden State.

- Le prospettive. La reazione di James Harden e le condizioni di Chris Paul determineranno il destino di Houston in gara-4. Il Barba dovrà dismettere i panni del giocatore discontinuo di questa serie, per attaccare presto nell'azione e scaricare come sa, mentre per quanto riguarda Paul D'Antoni dovrà solo sperare in un miglioramento delle sue condizioni fisiche. Troppo importante per i texani non mollare dopo le prime difficoltà, soprattutto contro una squadra come Golden State, che a sua volta dovrà mantenere alta l'asticella sui due lati del campo, per non ricadere in passaggi a vuoto già verificatisi in passato. 

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