Si sta dibattendo molto in queste ore se Villanova possa rappresentare la squadra con l'attacco più forte di sempre o addirittura la squadra più completa. Impossibile saperlo e quantomeno difficile comparare statistiche di epoche cestistiche completamente diverse. L'unica cosa che possiamo dire con certezza è che i Wildcats sono una squadra fortissima, completa sui due lati del campo e portatrice di un'identità di gioco ben precisa. E la dimostrazione di ciò è arrivata domenica sera.

Quando sei conosciuta per essere una squadra che basa il suo attacco principalmente sul tiro da tre punti, è lecito attendersi una sconfitta se il match si conclude con 4/24 dall'arco (16.7%) e 19/57 dal campo (33.3%). Invece, purtroppo per Texas Tech, i numeri 1 del seed hanno portato a casa la vittoria, e per giunta con il risultato di 71-59. Cosa dovrebbe dirci tutto ciò? Che i Red Raiders hanno difeso bene il perimetro, ma sono stati divorati dentro il pitturato, sia con i rimbalzi offensivi degli avversari (ben 20), sia dai tiri liberi (29/35 per Villanova). Se c'è una squadra capace di adattarsi alla difesa che si trova di fronte, è al 100% Villanova. Ecco perché Kansas dovrà valutare attentamente le scelte da fare in difesa, se vuole avere una chance di prevalere. D'altro canto, dovranno anche pensare come sovrastare una difesa piuttosto solida, fatta di giocatori in grado di cambiare continuamente e con un'ottima dose di comunicazione interna.

Fonte immagine: www.twitter.com/NovaMBB

I Wildcats hanno una consapevolezza e una tranquillità nel giocare degna di essere ricordata. Del resto non dobbiamo dimenticarci che, nella vittoria del 2016, erano già presenti alcuni protagonisti di adesso come Bridges, Brunson, Smooth e Paschall, seppur con un ruolo ridotto. Quando il processo di maturazione inizia con la conquista del titolo nazionale, è facile capire come si fa a vincere e quali armi si possono adottare. La Villanova odierna è decisamente più completa di quella di due anni fa che vinse grazie alla tripla indimenticabile di Jenkins. Oggi sono presenti tanti talenti, pochi forse pronti per il grande salto nella NBA, ma tutti con un ruolo ben preciso in vista dell'unico obiettivo: la vittoria.

Wright ha dimostrato negli ultimi anni di essere un allenatore di tutto rispetto, con tre partecipazioni alle Final Four dal 2009 ad oggi, di cui due negli ultimi tre tornei. Al suo cospetto è Jalen Brunson l'esempio da seguire, playmaker e leader "silenzioso" della squadra, che non perde mai la testa e fa sempre la scelta giusta; al 99% vorreste affidare a lui l'azione decisiva per un finale di partita. Mikal Bridges invece è più famoso nella lega maggiore, dove approderà l'anno prossimo con grandi aspettative e potrà farsi notare come un ottimo 3&D. Con Smooth che ormai è un veterano dell'NCAA, formano un tris invidiato da tutti nel torneo, sia per esperienza che per intesa reciproca.

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A destare maggiore sorpresa però sono stati i due lunghi, che hanno risolto momenti difficili durante il torneo. Spellman e Paschall sono lunghi atipici perché possono tirare da qualsiasi zona del campo (anche se ormai non rappresentano più una novità del panorama cestistico), ma guai a pensare che non possano fare male da dentro l'area. Il secondo in particolare ha dato il via al parziale decisivo contro Texas Tech, chiudendo con 8/10 dalla lunetta nonostante un misero 2/7 dal campo, ma soprattutto con 14 rimbalzi. Insomma, due lavoratori che certe volte passano sotto traccia ma danno un apporto fondamentale.

Arrivati alle porte delle Final Four, è evidente che Villanova debba essere considerata la favorita del torneo. Fino ad ora il "fardello" del seed 1 non ha dato fastidio ai giocatori di Wright, che hanno vinto tutte le partite con largo margine. In quel di San Antonio però, l'atmosfera è speciale e non potranno certo rilassarsi pensando di aver già vinto, soprattutto contro una squadra combattiva come Kansas.