Assistere ai playoff NBA senza la presenza di una squadra che per ben 16 volte nella sua storia li ha vinti, seconda ad una sola distanza dai rivali storici Boston Celtics, fa sicuramente un certo effetto; straniante, di incredulità, come se ci si trovasse di fronte ad un'anomalia, un errore di sistema, un evento raro e imprevisto. Il rischio, per tutti i tifosi dei Los Angeles Lakers, è di dovercisi abituare: non a lungo, auspicabilmente, ma con ogni probabilità per i prossimi 2 anni. Reduci da una stagione disgraziata, contraddistinta da sole 27 vittorie e l'ultimo posto della Pacific Division, la franchigia californiana portata ripetutamente al successo dal compianto Jerry Buss si trova ora in mezzo al guado: da una parte, vive una sorta di schiavitù psicologica al debito di risconoscenza nei confronti del capitano 5 volte campione NBA Kobe Bryant, al quale nemmeno la rottura del tendine d'Achille e la successiva frattura del piatto tibiale laterale hanno impedito di offrire un contratto biennale da 48 milioni di dollari, facendone il giocatore più pagato di tutta la NBA; dall'altra, percepisce l'esigenza di programmare una rapida risalita ai vertici della lega, dando spazio ai giovani a roster e ricostruendo un nucleo solido da proporre ai Top Player che si affacceranno alle prossime costless-agency.

RICONFERME - Quella attualmente in corso, di fatto, è stata sostanzialmente saltata a piè pari: fallito prevedibilmente l'obiettivo principale Carmelo Anthony, al quale i Lakers non potevano presentare nè l'offerta economica più abbondante (quadriennale da 97 milioni di dollari contro il quinquennale da 118 milioni di dollari a disposizione dei New York Knicks) nè il progetto tecnico più avanzato per la caccia al titolo (appannaggio dei Chicago Bulls di Joakim Noah, coach Tom Thibodeau ed eventualmente Derrick Rose), la dirigenza losangelina ha preferito non investire corposamente su una scelta di ripiego bensì ha scelto di procedere alla riconferma degli elementi più positivi dell'ultima stagione, strutturandone i contratti in maniera oculata e funzionale al riempimento del payroll senza azzardi a lungo termine. Implicitamente, le cifre nonchè la lunghezza degli accordi rendono perfettamente l'idea del ruolo che il General Manager Mitch Kuptchak ed il Team President delle Basketball Operation Jim Buss hanno assegnato a ciascuno dei giocatori trattenuti a Los Angeles: Jordan Hill, che ha firmato un contratto annuale con team option al secondo anno da 18 milioni complessivi, dovrebbe essere il prossimo centro titolare, ma i Lakers si riservano la possibilità di non confermarlo qualora l'estate prossima dovessero mettere le mani su Marc Gasol, in uscita dai Memphis Grizzlies, o Roy Hibbert, in scadenza con gli Indiana Pacers; al contrario, Nick Young ha siglato un accordo triennale con player option al quarto anno da oltre 21 milioni di dollari totali, testimonianza del fatto che si prefigura per lui un ruolo di sesto uomo a lungo termine. Anche e soprattutto dopo l'estate 2016, quando potrebbero diventare costless agent sia Kevin Durant che LeBron James. 

ROOKIE(S) - I prossimi due anni saranno quindi decisivi affinchè i Lakers riescano a costruire un'ossatura di squadra in grado di renderli appetibili tecnicamente ai Top Player che sceglieranno di affrontare la costless-agency e, contemporaneamente, a garantirsi spazio salariale sufficiente ad avere la possibilità non soltanto di offrire un famigerato max contract, ma anche di salavaguardare ulteriori margini di intervento sul mercato. Al momento, gli unici contratti aventi scadenza posteriore all'attesa estate 2016 sono appannaggio di Nick Young, come anticipato, e - via team option - del rookie Julius Randle, ala grande classe '94, settima scelta assoluta al draft tenutosi lo scorso 26 giugno al Barclays Center di Brooklyn. La cura scrupolosa dello sviluppo tecnico e fisico che dovrà essere riposta sul prodotto di Kentucky University, sconfitto soltanto in finale allo scorso torneo NCAA ma protagonista di prestazioni autoritarie chiuse sovente in doppia-doppia, sarà sicuramente il punto focale dell'intera stagione 2014/2015, che ben difficilmente vedrà la franchigia losangelena accedere alla griglia playoff. A dire il vero, un esito di questa natura non sarebbe affatto un danno, anzi, paradossalmente sarebbe utile per loro che i Lakers chiudessero addirittura con un record compreso fra i peggiori 5 della lega, in quanto consentirebbe loro di recuperare la scelta al primo giro del draft 2015, ceduta ai Phoenix Suns nell'ambito della sign-and-trade che ha portato il canadese Steve Nash nella Città degli Angeli e, come confermato da Realgm.com, top5 protected.

LINSANITY - Proprio con un occhio rivolto al prossimo draft è stata chiusa l'operazione sicuramente più importante e vantaggiosa dell'attuale offseason purple and gold, ovvero l'acquisto di Jeremy Lin: per convincere i Lakers ad assorbire gli 8 milioni di dollari dovuti all'ex playmaker dei New York Knicks, infatti, gli Houston Rockets hanno inserito nello scambio la loro prossima first round pick, accompagnandola con una protezione piuttosto bassa (top10, per Jonathan Feigen dello Houston Chronicle). Considerando che nessuno, al momento, riuscirebbe a pronosticare la franchigia texana addirittura fuori dal quadro dei prossimi playoff, molto probabilmente Los Angeles avrà la possibilità di accogliere anche il prossimo anno un giovane prospetto da affiancare al futuro sophomore Julius Randle. Non solo: l'arrivo di Jeremy Lin va ad incastonarsi perfettamente nel progetto disegnato dalla dirigenza losangelina, in quanto colma nel breve termine il vuoto pneumatico nello spot di playmaker titolare, con Kendall Marshall in panchina e Steve Nash ormai rinchiuso in infermeria, e allo stesso tempo garantisce la massima flessibilità salariale possibile, in quanto porta con sè un contratto già in scadenza, proprio come quello del canadese. L'estate prossima i Lakers potranno quindi scegliere se confermare l'ex sesto uomo degli Houston Rockets, ovviamente concordandone cifra e durata; se promuovere nel quintetto base l'ex 13esima scelta dei Phoenix Suns al draft 2012, anche solo temporaneamente; se, infine, rinnovare integralmente la batteria dei playmaker facendo un investimento definitivo, magari impegnandosi a strappare la firma del prossimo Unrestricted Costless Agent Rajon Rondo, già oggi in posizione critica rispetto al programma di rifondazione totale degli eterni rivali Boston Celtics.

MISTER(I) - L'unico dettaglio che stride irrimediabilmente col quadro tratteggiato fin qui è la proposta di rinnovo contrattuale presentata a Pau Gasol, non tanto il biennale da 23 milioni di dollari complessivi, che si sarebbe perfettamente inserito nell'operazione-2016, bensì l'alternativa: secondo Mike Bresnahan del Los Angeles Times, un triennale da 29 milioni di dollari complessivi. Fortunatamente per i Lakers è stato lo stesso centro catalano, spesso accusato dai suoi stessi tifosi di non voler lasciare a nessun costo la California, a rifiutare entrambe le offerte, preferendo addirittura un ingaggio ridotto (circa 7 milioni di dollari per i prossimi 3 anni) pur di volare nella Windy City dei Chicago Bulls, ma l'interrogativo resta: che senso avrebbe avuto occupare il monte-ingaggi della stagione 2016/2017 coi quasi 10 milioni di dollari di un centro 36enne e in rotta ormai da anni con l'ambiente losangelino? Mistero. Come, mistero, sta diventando la selezione del nuovo capo-allenatore: incredibilmente, i Los Angeles Lakers sono l'unica franchigia NBA ad avere ancora la panchina vacante. Mentre i Brooklyn Nets, per citare l'esempio più recente, hanno impiegato ben 4 giorni per sostituire Jason Kidd con Lione Hollins, il procedimento decisionale in quel di El Segundo è iniziato appena il 30 aprile scorso, quando coach Mike D'Antonio ha rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili - esattamente due mesi e mezzo fa. Allo stato attuale la candidatura più forte parrebbe essere quella di Byron Scott, ex capo-allenatore dei New Orleans Hornets del vice-MVP 2008 Chris Paul nonchè guardia titolare ai tempi dello Showtime, che ha ricevuto anche l'aperto sostegno del capitano Kobe Bryant, ma restano dubbi relativamente alle tempistiche fin qui adottate: perchè non annunciarlo, a maggior ragione dopo che Carmelo Anthony e tutti gli altri Big Fish dell'attuale costless agency hanno scelto le proprie destinazioni finali? Mistero, appunto. 

Al di là di questo empasse imbarazzante, ciò che deve maggiormente rassicurare i tifosi gialloviola è il fatto che, per quanto si possa non concordare, la dirigenza losangelina ha scelto una direzione precisa e la sta percorrendo con intransigenza, seppure agevolata in qualche circostanza da decisioni esterne (il ritorno di Carmelo Anthony ai New York Knicks, l'addio di Pau Gasol in direzione Chicago Bulls). Il roster finora assemblato si sposa alla perfezione con l'idea di dare spazio e tempo ai più giovani (su tutti, evidentemente, Julius Randle), per favorirne l'adattamento e la crescita individuale, e di proteggere contestualmente la flessibilità salariale, così da potersi presentare dinanzi ai futuri costless-agent con un orizzonte credibile, strutturato e aperto. Qualcuno magari avrebbe preferito che si puntasse convintamente sul talento brado di Lance Stephenson degli Indiana Pacers, sul ginocchio privo di menisco di Eric Bledsoe dei Phoenix Suns o sui dubbi di posizione (ala grande o centro) legati a Greg Monroe dei Detroit Pistons - gli ultimi due Restricted Costless Agent - ma la dirigenza gialloviola avrà considerato che il rischio di intrappolarsi in un contratto inadeguato al reale rendimento sul campo fosse troppo altro per sacrificare immediatamente quasi tutti i gradi di libertà delle prossime sessioni di mercato, quando potrebbero essere su piazza elementi di ben altro spessore. Sperando, nel frattempo, che lo diventi anche Julius Randle.