La prima classica stagionale sulle pietre del Belgio, la Het Nieuwsblad, una sorta di Gand-Wevelgem in sedicesimi, va a Greg Van Avermaet, campione olimpico a Rio 2016. Il corridore della BMC ha infatti battuto in uno sprint a tre l'iridato Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) e il connazionale Sep Vanmarcke (Cannondale-Drapac). 

Come in ogni occasione in cui il fuoriclasse slovacco non vince, ma arriva secondo, fioccano le speculazioni sul suo stato di forma e su alcune sue presunte bestie nere, tra cui appunto il belga Van Avermaet. Stavolta però è lo stesso Sagan a stoppare in anticipo ogni discussione, ammettendo di non aver avuto la forza per sprintare al meglio nel finale (in leggera salita) di Gand: "Negli ultimi chilometri avevo i crampi - le parole al termine della corsa del campione del mondo, riportate da cyclingnews.com - d'altronde non si può pensare di vincere sempre. Oggi ho lavorato molto per il buon esito della fuga, e alla fine non ho avuto le gambe per battere Greg. Ma va bene così, come sapete non mi alleno molto da solo, quindi mi conviene farlo durante le gare". Una battuta che lascia trasparire l'irritazione dello slovacco per un trattamento mediatico che lo vede costantemente nel mirino: a ogni mezzo passo falso, ecco partire il fuoco di fila di chi ricorda i suoi secondi posti nelle volate del Tour de France, oltre alle difficoltà patite in carriera alla Milano-Sanremo. "La realtà è che sono stato costretto a recuperare posizioni dopo la caduta che ha visto coinvolto Tom Boonen - prosegue Sagan - lì ho perso molte energie, perchè i miei avversari mi hanno subito attaccato. Ma è tutto ok, era un mese che non disputavo una prova ufficiale, e direi che oggi è andata esattamente come lo scorso anno. Va bene, nessun problema".

D'altronde il fuoriclasse slovacco metterebbe la firma per bissare il successo del 2016 al Giro delle Fiandre, quando dominò la corsa dei muri in pavè, presentandosi da solo all'arrivo di una delle più prestigiose classiche monumento. Al Fiandre ci saranno maggiori possibilità di fare la differenza sugli strappi sulle pietre, a differenza di quanto accaduto ieri, con Vanmarcke e Van Avermaet in marcatura stretta fino alla volata finale. Gongola invece il campione olimpico: "Non ero il più forte in gara - dice - ma sono stato di gran lunga il più intelligente. Sagan stava meglio di tutti, più volte ho dovuto faticare per rimanergli a ruota. E' divertente correre contro di lui se riesci a stargli dietro. Negli ultimi chilometri ero sempre più fiducioso, perchè mi sentivo meglio, e allo sprint ho avuto la meglio. Non è la prima volta che lo batto così, sfruttando la fatica che lui è costretto a fare nelle fasi iniziali delle corse. Il finale era perfetto per me, proprio come quello dello scorso anno. La squadra ha fatto un lavoro fantastico, poi siamo rimasti in tre, i migliori corridori al mondo in questo genere di corse. In volata non ho sbagliato nulla, Sagan è finito un po' largo all'ultima curva, e io l'ho infilato all'interno". Van Avermaet ha poi spiegato di aver trascorso un inverno difficile, a causa di un infortunio alla caviglia patito durante un'escursione in mountain bike: "Non mi aspettavo di vincere, al Tour of Oman non ci ero riuscito, devo dire che sono più avanti di condizione di quanto immaginassi". E il duello tra Van Avermaet e Sagan proseguirà fino agli inizi della primavera, dalle corse di preparazioni alle grandi classiche fino agli imperdibili appuntamenti del Giro delle Fiandre, della Gand-Wevelgem e della Parigi-Roubaix.