Appena eletto corridore olandese dell'anno, Tom Dumoulin, uno dei capitani del team Giant-Alpecin, spiega al sito Cyclingnews.com di stare preparando la stagione 2017 (in Spagna, con il resto della squadra), con un occhio particolare alle grandi corse a tappe. Il suo obiettivo è dunque quello di diventare competitivo anche per la classifica generale, e non di accontenarsi solo di qualche successo parziale (come accaduto all'ultimo Tour de France, quando trionfò in salita ad Andorra e a cronometro).

Le potenzialità sembrano esserci tutte, perchè Dumoulin ha già dimostrato di poter competere lungo l'arco di tre settimane alla Vuelta 2015, vinta poi da un grande Fabio Aru, mentre il suo Giro 2016 era iniziato benissimo (cronoprologo e maglia rosa conquistata sul traguardo in quota di Roccaraso), salvo subire una brusca frenata a causa di un virus influenzale, che lo ha costretto infine al ritiro. Ma su cosa lavorare per diventare un corridore da corse a tappe? A spiegarlo è lo stesso Dumoulin: "Il primo elemento è l'alimentazione - le sue parole - sto ancora cercando di capire cosa mangiare e quando farlo. Non è così facile, mi è capitato spesso di andare in crisi durante una tappa dei grandi giri proprio perchè mi ero alimentato male. Si tratta di un fattore fondamentale nel nostro sport, ed è qualcosa su cui dobbiamo ancora lavorare. Per quanto riguarda il peso, alla Vuelta 2015 ero intorno ai 69 kg, ma potrei provare a scendere a 68 per migliorare in salita. Non credo che avrei problemi a cronometro, forse potrei perdere qualcosa nelle brevi distanze, come per un cronoprologo, ma su percorsi più lunghi penso di poter fare ancora bene. D'altronde abbiamo visto tutti ciò che è accaduto con Wiggins e Froome, due grandi cronoman che sono riusciti a rimanere competitivi nelle prove contro il tempo pur essendo al top della forma anche in salita. Però non so se riuscirò a completare la mia evoluzione come corridore già dal prossimo anno".

Altro aspetto su cui l'olandese insiste è l'allenamento in altura: "A febbraio faremo un altro training camp in Sudafrica, dopo essere tornati per la seconda volta in Spagna a gennaio: l'altra opzione era Tenerife, ma lì fa troppo freddo in quel periodo dell'anno. Nella seconda parte di febbraio andremo invece ad allenarci in altura. Sarà importante soprattutto perchè mi consentirà di lavorare sempre in salita. La gente spesso pensa che gli allenamenti in altura servano per migliorare i valori del sangue e produrre dell'EPO naturale, ma io in realtà non credo che ci sia grossa differenza da quel punto di vista. La vera differenza la si fa allenandosi duramente e da soli. Si tratta di un lavoro specifico di fondamentale importanza, perchè è su quel terreno che si vincono o perdono i grandi Giri. Non ho bisogno di cambiare il mio modo di pedalare, ho bisogno solo di mantenere maggiore potenza mentre mi alleno in salita. Ed è qualcosa di diverso rispetto ai miei abituali allenamenti sulle Ardenne, dove le salite sono brevi ma richiedono sforzi esplosivi. Invece devo lavorare per produrre un certo numero di watt in un lasso tempo di mezz'ora, tre volte al giorno. Per quanto riguarda i dettagli, c'è sempre qualcosa da migliorare, come la posizione in sella. Negli ultimi cinque anni ho disputato delle ottime cronometro, ma sono convinto che ci siano ancora dei piccoli margini per fare meglio e guadagnare ancora tempo".