La Juventus fa otto, ma con la maledizione Champions da sfatare

La Juventus fa otto, ma con la maledizione Champions da sfatare

Otto scudetti consecutivi e dominio in Italia che dura, ma la corsa a conquistare l'Europa rimane la ciliegina da conquistare.

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Francesco Bruni

La Juventus chiude il campionato con una sconfitta a Genova contro la Sampdoria e saluta Allegri dopo cinque anni di trofei e successi. Un campionato mai realmente messo in discussione per una squadra costruita per vincere e pensata per dominare in lungo e in largo. L'arrivo di Ronaldo è stata la grande sorpresa della scorsa estate: il suo ingaggio ha portato un fuoriclasse puro nel nostro calcio, ma serve una reale concorrenza da parte delle altre avversarie. La Juventus ha dimostrato la sua forza, la sua determinazione e l'orgoglio di una squadra che, dopo Calciopoli, non trova mai banale continuare a vincere in Italia.

L'arrivo di Ronaldo doveva ammazzare la stagione della Serie A: in Spagna ha sempre dominato e vinto, ma in Italia non ha fatto i soliti trenta gol. I motivi sono essenzialmente due: le difese del nostro campionato sono diverse e più tattiche e attente di quelle spagnole e, forse, l'assenza del dualismo con Messi e lo stimolo dato dall'avversario argentino e rivale lo ha fatto calare di intensità, senza nulla togliere ad una stagione meravigliosa a livello personale. L'addio di Barzagli (forse troppo snobbato dai media) è un saluto pesante ad un giocatore che ha fatto la differenza per tanti anni e ha portato i bianconeri a grandi traguardi ed ha sempre lavorato nell'ombra, diventando un perno della difesa.

Una parola la merita anche e soprattutto Allegri, alla fine di tutto il ciclo: cinque anni, cinque Scudetti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe Italiane e due finali di Champions (perse contro due potenze come il Barcellona di Messi e il Real di CR7), hanno portato l'ex allenatore bianconero nell'olimpo dei grandi mister della squadra torinese. Mai sopra le righe (se non dopo le ultime critiche a cui è stato soggetto) ha dimostrato di essere un uomo e un allenatore che ha portato la filosofia della calma del gioco, ma ottenendo risultati importanti ed assolutamente storici. Cinque titoli italiani in Serie A per un solo allenatore cambiando squadra ed interpreti ogni anno non sono e non devono essere considerati banali. Certo la Champions sfiorata e mai vinta pesa, ma Allegri è un allenatore europeo da mettere tra i grandi del continente.

La stagione della Juventus ha visto anche qualche limite: una squadra apparsa stanca e senza idee nei momenti cruciali della stagione, un Ronaldo a volte poco aiutato dai compagni nel gioco, l'avvio non eccelso di Bonucci hanno contribuito a faticare nelle partite che contavano. I meriti degli avversari, come Ajax nei quarti di Champions, vanno e devono essere riconosciuti, ma la Juventus deve crescere e può davvero diventare una squadra europea. Il nuovo allenatore ( chiunque sarà) dovrà mettere nella testa dei giocatori una mentalità europea, dovrà capire e cercare di analizzare la stagione con mente fredda e lucida e, magari, regalare un gioco meno italiano e un po spregiudicato stile Ajax o Tottenham.

La Juventus deve guardare all'Europa, tralasciando la Serie A (se non si vince lo Scudetto per i bianconeri non deve essere un dramma): la Champions chiama tutti gli anni, le squadre europee si migliorano e la competizione diventa sempre più complicata e i bianconeri devono essere pronti a competere e a dire la loro. Devono essere outsider e non credersi i favoriti solo per un giocatore o un allenatore, ma devono giocare di squadra. Recuperare Dybala e Alex Sandro (se rimangono entrambi) deve essere la missione da cui partire: la Joya e il brasiliano hanno talento e lo devono tirare di nuovo fuori. L'arrivo di Ramsey è un buon punto di partenza, ma non deve essere quello di arrivo: la Juventus deve dimostrare di operare un mercato attento e oculato, magari creando campioni alla Pogba o alla Morata da cui ripartire come squadra. Il collettivo, la forza del gruppo devono essere il file rouge del prossimo anno, la tela di Penelope che la squadra di Torino deve tessere parte dalla società e si deve vedere sul campo. Paratici è chiamato ad una estate da protagonista: deve migliorare una squadra che è già vincente, deve vedere e comprare i giusti interpreti nei vari ruoli, vendere chi è davvero di troppo in questa squadra e rimettere a posto il bilancio.

La stagione della Juventus rimane da nove: in Italia ha dominato da sempre, campionato chiuso a Pasqua (record anche questo), ma manca la ciliegina del dieci all'esame Europa. Nei singoli, nove lo merita Allegri: si può criticare, ma ciò che è stato capace di fare non è da tutti gli allenatori. Nove a CR7: altra stagione bella e delle sue, la tripletta all'Atletico Madrid è il succo del perché ha scelto la sfida di Torino e il motivo per cui la Juve lo ha cercato. Promossi Emre Can (grande stagione tra centrocampo e difesa per lui), Cancelo (per l'inizio della stagione come esterno, meno da terzino), Spinazzola (grande rivelazione) e Chiellini e Szczesny ( che non ha fatto rimpiangere Buffon). Da promuovere Mandzukic: cuore e grinta, polmoni a tutto campo per il giocatore onnipresente della Juventus in una stagione travagliata per lui. Bocciati Dybala, Alex Sandro e Rugani: sono tre su cui la società dovrà valutare le loro posizioni e decidere se vale la pena investire e cercare di redimerli o se conviene andare ai titoli di coda. Il mercato sta per aprire e vedremo come Paratici si muoverà in tale senso per vincere in Italia (o meglio continuare a trionfare in Italia) e cercare l'ennesimo assalto alla Champions.

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