"Come si batte la Juventus? Se non si presentano...", scherzava Davide Nicola alla vigilia dell'attesissima sfida tra i bianconeri e il suo Crotone. Una sfida impari, con un divario tecnico abissale, un bagaglio di esperienza totalmente diverso - espresso dai giocatori con il maggior numero di presenze in Serie A tra i calabresi, ovvero Mesbah e Rosi. Carature eccessivamente distanti per poter pensare a un risultato diverso dal "2 fisso". Così è stato, da pronostico. Uno 0-2 calmo, potremmo definirlo; come nelle richieste di Allegri.

Allo Scida è una festa, più che un match di campionato (apparentemente). La Juventus non forza, non vuole forzare: è consapevole, in fondo sa che è una partita già vinta ancora prima di iniziare. Spesso e volentieri i Campioni d'Italia appaiono decisamente sotto ritmo e poco concentrati, ma trovano comunque il modo di creare occasioni, nonostante la strenua resistenza degli Squali, tenaci, precisi, ma estremamente limitati.

Il miglior approccio alla gara è probabilmente il loro, un approccio destinato a perdurare fino al 60'. Un'ora su tre linee, un 4-4-2 schiacciato talmente all'indietro che i contropiedi sono quasi ingestibili, con palla lunga. Sono i due volti del Crotone: il primo è operaio, è quello della determinazione, quello di giocatori che credono nelle proprie potenzialità e che, con le unghie e con i denti, difendono la propria porta; il secondo riguarda i limiti delle stesse potenzialità, rappresentati dall'incapacità di orchestrare una ripartenza con un minimo di ordine e criterio.

Fonte immagine: Leonardo
Fonte immagine: Leonardo

Entrambe emergono, ma mentre la seconda sembra più naturale, intrinseca, la prima stupisce. Al cospetto della Regina del campionato, Nicola non si vuole piegare, tanto che il risultato finale non dice meno di quanto dovrebbe, è anzi congruo alle occasioni avute, sicuramente ciò è anche grazie alla flemma degli ospiti, ben lontani dall'avere il fuoco negli occhi.

La Juve è paziente, il Crotone è determinato. Alla fine, come sempre in questo tipo di gare, i tre punti se li intasca la più forte, nonostante una partita su ritmi blandi, mantenuti sia per il poco interesse nell'alzarli - il gol sarebbe arrivato, era solo questione di minuti e lo si capiva dal 30' del primo tempo - sia per una mancanza parziale di concentrazione. Se Allegri avesse evidentemente chiesto ai suoi il coltello tra i denti (come contro l'Inter), in questo momento saremmo qui con il pallottoliere. La squadra aveva però bisogno di tirare il fiato, di leggerezza - una leggerezza che Dani Alves ha un po' frainteso, ma quando la condizione fisica sarà migliore, il brasiliano sarà uno dei perni.

Una leggerezza che invece, a Pjaca, è un po' mancata: tanta pressione, pochi spazi. La prima da titolare non è un flop totale, ma una sufficienza risicata. Anche per lui, però, c'è tempo per mettere le basi.

Dopo l'ora di gioco, i bianconeri iniziano a tessere trame migliori, complice anche l'ingresso di Pjanic in mezzo. Il Crotone, subito il primo gol, tende ad afflosciarsi definitivamente, sensazione confermata in pieno dopo lo 0-2. Sia una questione fisica, che psicologica. Nicola, tutto sommato, può però essere soddisfatto dei suoi ragazzi: il primo tempo lascia sensazioni positive, anche se la strada verso la salvezza è più che complicata. La Juventus, invece, si prende altri tre punti per allungare in vetta: i punti di vantaggio sulla Roma diventano sette, il numero di partite giocate si pareggia. La più forte prova a ribadire la propria legge.