6 marzo 2019, questa è la data dell’ultima partita disputata dalla Roma in Champions League. Da quella sera, per i giallorossi, è cambiato praticamente tutto.
La proprietà non era ancora quella dei Friedkin, ma quella di James Pallotta. In panchina si sono susseguiti diversi allenatori: da Claudio Ranieri a José Mourinho, passando per Daniele De Rossi e Ivan Juric, fino ad arrivare a Gian Piero Gasperini.
Un tempo, per la Roma, partecipare alla competizione più importante d’Europa era quasi una prassi, una consuetudine, qualcosa che sembrava appartenere alla normalità del club. Poi, con gli anni, lo scenario è cambiato. Le altre squadre si sono rafforzate, mentre la Roma ha iniziato lentamente a perdere terreno, lasciando spazio a Milan, Napoli, Juventus, Lazio e poi all’Atalanta dello stesso Gasperini, oltre all’exploit del Bologna di Thiago Motta.
Negli ultimi due anni, però, qualcosa è cambiato.
Due stagioni fa la Roma ha vissuto un inizio di campionato a dir poco traumatico, con due cambi in panchina tra Daniele De Rossi, Ivan Juric e Claudio Ranieri. È stato proprio l’allenatore testaccino, però, a fare qualcosa che nella Capitale mancava da tempo: riportare pace, equilibrio e tranquillità.
Ranieri ha preso la Roma per mano e l’ha accompagnata fino a farle sognare la Champions League. Un sogno rimasto vivo fino all’ultima giornata e sfumato soltanto per un punto, ma il suo lavoro non si è fermato al campo. È stato lui a indicare alla società il futuro allenatore, perché conosceva bene ciò di cui aveva bisogno la piazza: un grande tecnico, ma soprattutto un uomo di calcio.
Poi è arrivato Gasperini e la musica è sembrata subito diversa.
Un condottiero dal sangue freddo, abituato al vento gelido del Nord, che non si è lasciato spaventare dalla pressione di Roma né dalla voglia irrefrenabile dei tifosi di tornare finalmente tra le grandi d’Europa.
La società non gli aveva imposto l’obiettivo Champions, ma è stato Gasperini a porselo. Credeva in sé stesso e nei suoi giocatori, li ha convinti che con grinta, sacrificio e dedizione, quel traguardo fosse possibile. Mancava soltanto quel famoso “filotto di partite” di cui parlava il tecnico nelle ultime settimane di campionato. E alla fine ha avuto ragione lui.
All’ultima giornata, la Roma ha espugnato un campo insidioso come quello del Verona, già retrocesso ma tutt’altro che intenzionato a regalare la festa ai giallorossi. I padroni di casa hanno combattuto fino alla fine, provando a rovinare la serata romanista. A decidere la partita sono state le reti di Malen ed El Shaarawy, sufficienti per regalare alla Roma il ritorno in Champions League.
Una qualificazione che ha fatto esplodere in lacrime migliaia di tifosi giallorossi, non soltanto per il ritorno nella massima competizione europea, ma anche per il terzo posto in classifica, un risultato che mancava da anni dopo stagioni caratterizzate da quinti, sesti e settimi posti.
Ora, però, arriva il difficile.
Quello di domani sarà un ritorno complicatissimo per la Roma: un ambiente caldo, una squadra forte e una formazione abituata a giocare a viso aperto contro qualsiasi avversario. I giallorossi dovranno essere bravi a non farsi surclassare proprio sotto questi aspetti: intensità, aggressività e duelli individuali.
Il Fenerbahçe è arrivato in Champions League attraverso il play-off vinto contro il Lione, una qualificazione accompagnata da non poche polemiche. Guendouzi sarà assente per la gara dopo aver rimediato una squalifica in seguito all’eccessiva foga nei festeggiamenti, mentre Greenwood è stato sanzionato con una multa di 30.000 euro.
Gasperini proverà a regalare un’altra gioia ai tifosi giallorossi, ma questa volta non sarà affatto semplice.
Sarà una partita da dettagli, da duelli individuali e da momenti da interpretare nel modo giusto. In una serata così, ogni pallone può diventare decisivo e la Roma dovrà dimostrare di essere davvero tornata tra le grandi d’Europa.
L’ultima Roma in Champions League
Erano gli ottavi di finale di Champions League e si giocava al Do Dragao di Oporto, dopo il 2-1 dell’andata all’Olimpico. La sfida era decisiva e la Roma era anche andata in svantaggio. Poi però era riuscita a riprendere in mano la gara grazie al rigore trasformato da Daniele De Rossi.
Ma qualcosa col passare dei minuti si è spezzato. Un crollo fisico e mentale ha piegato i giallorossi, incapaci di reagire alla rimonta del Porto. La partita si è conclusa 3-1 per i portoghesi, sancendo l’eliminazione della Roma dalla competizione dopo i tempi supplementari.
In panchina c’era Eusebio Di Francesco, che aveva virato sul 3-4-2-1. Tra i pali Olsen, con Manolas, Juan Jesus e Marcano a comporre la linea difensiva. A centrocampo la coppia formata da Daniele De Rossi e Steven Nzonzi, mentre sulle corsie esterne agivano Aleksandar Kolarov e Rick Karsdorp. Alle spalle dell’unica punta Edin Dzeko, spazio a Diego Perotti e Nicolò Zaniolo.
Probabili Formazioni
Fenerbahce (4-2-3-1): Ederson; Semedo; Skriniar; Aké; Archie Brown; Kanté; Yuksek; Greenwood; Kahveci; Akturcoglu; Muriqi.
Allenatore: Kartal
Roma (3-4-2-1):Svilar; Mancini; Ndicka; Hermoso; Molina; Koné; Cristante; Wesley; Dybala; Mora; Malen.
Allenatore: Gasperini