Il PSG batte l'Arsenal: la Champions League resta a Parigi
@apnews.com

Ci sono notti europee che si dimenticano facilmente, notti europee che cambiano il corso delle stagioni e notti europee che scrivono la storia dei rispettivi club. E ieri era l'ultimo caso.

Finale di Champions tra Arsenal e PSG vuol dire solo una cosa: novità. E se è vero che il PSG ha vinto la coppa dalle grandi orecchie già la scorsa stagione per la prima volta nella sua storia, l'Arsenal aveva l'opportunità di scrivere la prima importante pagina della sua storia in Champions League sollevandola.

Un primo tempo acceso immediatamente

Forse erano stati sottovalutati offensivamente, forse la squadra capitanata da Marquinhos non si aspettava una partenza così forte, ma all'Arsenal sono bastati 5 minuti per aprire le danze della finale di Budapest.

Trossard viene colpito da una pallonata, la sfera torna indietro velocemente verso Havertz che indisturbato si avvia verso la porta difesa da Safonov: palla sotto la traversa, 1-0 e tabellino già macchiato. Arteta si è affidato a lui, e lui non ha deluso.

FOTO: @corriere

Da qui la partita prende l'esatta piega che i Gunners avrebbero sognato a inizio gara: vantaggio acquisito e possibilità di difendersi compatti. Il PSG infatti trova pochissimi spazi liberi, complice la perfezione difensiva dei biancorosssi, e deve affidarsi a una manovra costante e avvolgente per provare a scardinare il muro difensivo inglese.

Il primo tempo si chiude con una nuova occasione per Havertz, che in area viene chiuso da un provvidenziale Marquinhos. All'intervallo c'è una statistica che più di tutte salta all'occhio: il solo Vitinha, nel primo tempo, aveva effettuato più passaggi dell'intero Arsenal.

Secondo tempo: il copione non cambia, si ripete

La seconda frazione di gioco si muove sulle stesse orme della prima: è il Paris a fare la gara, con l'Arsenal che aspetta e si muove sulla linea difensiva.

L'occasione che riaccende la partita arriva al minuto 61': uno-due rapido tra Nuno Mendes e Kvaratskhelia, il georgiano esce dal blocco e viene atterrato in area da Mosquera. Siebert non ha dubbi e fischia subito il calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Dembélé: il pallone d'oro spiazza Raya e pareggia i conti per i parigini.

FOTO: @corriere

Da qui la partita entra nel vivo: prima Kvara anticipa Saliba e, dopo una progressione devastante, colpisce il palo, poi arriva anche l'occasione per il neo-entrato Barcola. Il francese supera in velocità un difensore, ma si allunga troppo il pallone e trova la provvidenziale uscita di Raya che, con i tempi giusti, agguanta la sfera.

L'ultimo respiro vero dei 90' regolamentari arriva dai piedi di Vitinha: il portoghese viene servito al limite dell'area da un Doué straripante, ma il suo destro termina alto sopra la traversa.

Supplementari e rigori: la vittoria parigina

I tempi supplementari cambiano completamente volto: le due squadre sono in campo quasi perché obbligate dal regolamento, ma entrambe esauste gestiscono il pallone in attesa di uno spiraglio o dei calci di rigore.

Le occasioni contate sono una per parte: prima Madueke che viene atterrato in area da Nuno Mendes, con Siebert che lascia correre, poi Raya che anticipa di netto Goncalo Ramos impedendogli di battere a rete.

Al termine dei 120 minuti è perfetta parità tra le due squadre: la finale di Budapest si decide ai calci di rigore.

Ad aprire la serie dal dischetto ci pensano i due attaccanti: Goncalo Ramos e Gyokeres segnano entrambi. I secondi tiratori iniziano a far tremare i tifosi: Doué non sbaglia, mentre Eze calcia a lato un rigore bruttissimo. Il vantaggio PSG dura poco più di 30 secondi, perché il rigore successivo di Nuno Mendes viene parato da Raya sulla sua sinistra e il risultato viene pareggiato subito dal capitano Rice.

Da qui i rigori cominciano a pesare: capitan Hakimi spiazza Raya, poi inizia la fila di brasiliani al dischetto. Martinelli mette in porta il pallone del 3-3, Beraldo riporta in vantaggio la squadra di Luis Enrique e dagli undici metri si presenta Gabriel.

Il tiro del difensore brasiliano, perfetto per i 120 minuti della finale, termina sopra la traversa e regala la Champions League ai ragazzi capitanati da Marquinhos, che alzano al cielo il trofeo per il secondo anno consecutivo.

FOTO: @apnews.com

PariBis, la conferma di Luis Enrique

Terza Champions League in carriera per l'allenatore spagnolo, che raggiunge Zidane, Guardiola e Paisley tra gli allenatori più vincenti della competizione: solo Ancelotti, con 5, ne ha vinte di più nella storia.

La vittoria di ieri è la conferma della forza dei parigini: la squadra di Luis Enrique basa quasi tutto sul suo strapotere offensivo, ma è una squadra che sa soffrire quando c'è da soffrire veramente.

Un attacco composto da Dembélé, Kvara e Doué, poi, è la pedina in più nello scacchiere del PSG: il talento e la tecnica del trio offensivo permettono alla squadra francese di giocare in tranquillità e soprattutto, di vincere back-to-back la coppa dalle grandi orecchie, che per un'altra stagione resterà comoda a Parigi.

FOTO: @gazzettadellosport

Arsenal: la consapevolezza di uscire a testa alta

Non conta nulla nel calcio, ne sono consapevole, ma forse oggi i giocatori dell'Arsenal potranno svegliarsi e dire che ce l'hanno messa tutta. Perché in fondo è così, l'Arsenal perde ai rigori la prima partita di una Champions League perfetta.

Eppure la finale è una partita a se, e dopo 120 minuti più rigori la squadra di Arteta si arrende al sogno: questa stagione, terminata con la vittoria della Premier dopo 22 anni, resta comunque una delle stagioni migliori della storia recente del club, ma la ferita e la delusione della finale persa non si potrà cancellare facilmente.

FOTO: @corriere

Top e Flop: i voti della partita

TOP Kvaratskhelia: se è vero che l'Arsenal fa una partita difensiva pressoché impeccabile, gli unici vacilli della coppia Gabriel-Saliba passano sempre dai piedi del georgiano. Da una sua scintilla arriva il rigore che pareggia i conti, e sempre lui ha un paio di occasioni per ribaltarla che si stampano sul palo e sulle mani di Raya. IMPRESSIONANTE.

FLOP Trossard e Mosquera: qui il flop l'ho voluto dare a due giocatori per un motivo molto semplice. Mosquera è indubbiamente il flop, perché le occasioni parigine arrivano sempre dalla sua fascia, ma è pur vero che è la stessa fascia di Kvara, che ho premiato come top. Fa fatica, commette il fallo da rigore, ma con un'avversario così dirompente da dover marcare è difficile far bene. PRESCRIVETEGLI UN OKI.

Condivide quindi il premio di flop con Trossard, il più assente e inesistente dell'attacco dei Gunners: mai una scintilla, mai uno spunto vero. Il belga sembra un pesce fuor d'acqua nella finale di Budapest. IMPALPABILE

Il tabellino della finale

PSG (4-3-3): Safonov; Hakimi, Marquinhos (106' Zabarnyi), Pacho, Nuno Mendes; Joao Neves, Vitinha (106' Beraldo), Fabian Ruiz (95' Zaire-Emery); Doué, Dembélé (90+6' Goncalo Ramos), Kvaratskhelia (83' Barcola). All. Luis Enrique.

Arsenal (4-2-3-1): Raya; Mosquera (66' Timber), Saliba, Gabriel, Hincapié; Rice, Lewis-Skelly (91' Zubimendi); Saka (83'Madueke), Odegaard (66' Gyokeres), Trossard (83' Martinelli); Havertz (91' Eze). All. Mikel Arteta.

Arbitro: Siebert (Germania)

Marcatori: 6' Havertz (A), 65' Dembélé (P).

Ammoniti: Mosquera, Saka, Joao Neves, Rice, Arteta, Gyokeres, Nuno Mendes.

VAVEL Logo