-
Un mondo diviso
Dopo l'andata di settimana scorsa, il mondo era diviso in due: chi sosteneva il Cholo, e l'Atletico, e chi sperava nella rimonta del Barcellona di Flick.
Praticamente, come piace a noi italiani, una divisione tra giochisti e risultatisi. Questo perché molti pensavano che il gioco dominante di Flick, fatto di molteplici azioni d'attacco, avrebbe schiacciato la ultra difesa della squadra di Madrid.
Chi aveva già capito tutto, invece, sapeva che il Cholo questa partita avrebbe potuto perderla, ma avrebbe passato il turno. Perché la mentalità è quella, la stessa del 2014 e 2016 quando eliminò sempre il Barcellona ai quarti.
Ma in effetti, come è andata la partita?
-
I 90 minuti del Metropolitano
La partita inizia subito con un tiro pericolo di Yamal, che ci tiene a far capire a tutto il popolo madridista che la serata non sarà affatto piacevole. Il talento classe 2007 è forse quello che ci crede più di tutti, ha anche modificato la sua immagina profilo di Instagram aggiungendo una foto di Lebron dopo la clamorosa rimonta ratta con Cleveland nel 2016 contro i GSW.
E quindi, dopo 4 minuti, a sbloccare il match è proprio lui. 0-1. Lo scenario della partita è chiaro: il Barca attacca, l'Atleti difende e cerca di ripartire, sfruttando la difesa alta di Flick, questo sarà un tema nel secondo tempo.
Detto ciò al 24° minuto, Ferran Torres fa sperare tutto il popolo blaugrana, portando il risultato sullo 0-2.
7 minuti più tardi, però, una nostra vecchia conoscenza, infila il gol dell'1-2 che riporta l'Atletico avanti: Ademola Lookman.
Da qui in poi il canovaccio tattico della gara non cambia praticamente mai.
Non cambia neanche quando, a circa 10 minuti dalla fine del match, Garcìa decide di fare come Cubarsì all'andata commettendo falla da ultimo uomo, l'arbitro va al VAR, revoca il giallo assegnato ed estrae il rosso diretto.
Eccolo il tema della difesa a centrocampo. Così come l'anno scorso contro l'Inter nel gol di acerbi che è costato una finale di Champions a Yamal e compagni, quest'anno la qualificazione in semifinale è stata buttata via da una filosofia di gioco che è si dominante in attacco, ma lascia scoperta una difesa che già di per sé non è ottimale, e quindi concede troppi errori. Questo può funzionare in Liga, dove infatti il Barcellona domina da due anni, ma non in Champions.
Negli 8 minuti di recupero, con Araujo e Lewa in area, i blaugrana provano qualche cross che però o finisce nelle mani di Musso o fuori.
Triplice fischio, i biancorossi in festa, Yamal cerca di sollevare i suoi compagni (c'é da dire che nel recupero, Yamal viene spostato al centro e riceve davvero pochissimi palloni, in un momento così cruciale ci si dovrebbe affidare al giocatore più forte). Apoteosi completa del Cholismo.
-
Cosa resta di questa partita?
Sicuramente non resteranno le dichiarazioni post partita di Raphina che se la prende con l'arbitraggio di entrambe le gare. Non resterà neanche il fatto che il Barca ha completato praticamente il triplo dei passaggi in più dell'Atletico.
Alla fine ha avuto ragione il Cholo, ha avuto ragione nel dire che non avrebbe attaccato a faccia scoperta, perché questo avrebbe implicato dei rischi, e sul 2-0 di vantaggio, perché farlo?
Resterà il fatto che Flick si è fatto fregare per l'ennesima volta per le sue stesse idee, che tanto lo hanno reso grande, e tanto lo stanno affossando in Europa, dove nella League Fase domina, ma poi nelle sfide a scontro diretto la paghi.
E quindi, dopo il 2014 e il 2016, l'Atletico di Madrid è di nuovo in semifinale di Champions, contro tutti i pronostici possibili e solo, unicamente, grazie al suo allenatore, che proverà l'ennesima magia.
Ave Cholo.