I numeri della stagione

Lo Stoke City ha completato in maniera sufficiente il suo nono anno consecutivo di Premier League. Il quarto sotto la guida del gallese Mark Hughes, che per l’ennesima volta dimostra di aver trovato la propria giusta dimensione a Stoke-on-Trent, con l’ottenimento della 13esima piazza finale in campionato, con 44 punti all'attivo e solamente a 2 dall'ottava. Un'altra stagione vissuta con tranquillità e senza troppe scottature per lo Stoke, che si è sempre mantenuto a debita distanza dalla rovente zona Championship, ma che allo stesso tempo ha confermato i propri lampanti limiti: dalla stagione 2008/09 (quella del ritorno nella massima serie), i biancorossi non sono mai riusciti ad andare oltre il nono gradino della classifica (centrato tre volte negli ultimi quattro anni). Questo anche perché nei 14 incroci contro le prime 7 potenze del campionato, la squadra di Hughes non è mai riuscita a vincere, nemmeno una volta: si contano 10 sconfitte e 4 pareggi (due volte con il Manchester United, uno con il City ed un altro con l’Everton). Se non vinci contro chi ti precede, è difficile pensare a un progresso.

Delusioni e dolci scoperte

Non deve passare il messaggio che sia stata una sdegnante stagione, questa appena passata dallo Stoke. Però di certo, dopo l’estasiante mercato estivo, qualcosa di più ci si poteva attendere. Le “delusioni” più cocenti sono senz’ombra di dubbio rappresentate da Saido Berahino e Wilfried Bony: il primo addirittura a secco di reti, mentre l’altro ne sigla solo 2, in una doppietta contro lo Swansea. Entrambi terminano la stagione con un minutaggio che si avvicina ai 700 minuti, una vera e propria inezia.

Notte fonda per Bony | Goal.com

Anche Mamè Biram Diouf non ha di certo brillato, nel nuovo ruolo disegnatogli da Mark Hughes: esterno destro di centrocampo, un po’ alla Mario Mandzukić, dove però il senegalese non è riuscito a mettersi a proprio agio; solo 1 gol oltre a prestazioni fumose ed incerte, per la scoperta della scorsa stagione in casa Stoke. Se parliamo di situazioni deludenti, però, non possiamo esimere dal discorso due dei giocatori che probabilmente hanno iniziato la loro carriera con proiezioni spaventosamente alte, salvo poi scivolare dinanzi ai propri limiti: Bojan Krkić ed Ibrahim Afellay, rispettivamente 26 e 31 anni, hanno compiuto forse la loro peggiore stagione inglese di sempre, con lo spagnolo che addirittura ha abbandonato la nave a gennaio in direzione Magonza, e con l’olandese che per due terzi del campionato è stato a piangere sul lettino dell’ospedale, sul solito maledetto ginocchio.

Altra stagione maledetta | Sky Sports

Molti dei nuovi hanno deluso, ma l’uomo della stagione, al Britannia Stadium, è sicuramente il folletto arrivato silenziosamente da Liverpool: Joe Allen. Una stagione da incorniciare la sua, giocata con una personalità ed un carisma che mai gli si sarebbero potuti attribuire fino a ieri. Il gallese è sempre l’ultimo a mollare, e sempre il primo a ripartire, a sacrificarsi per i compagni. Il calciatore operaio però, oltre all’altruismo e alle spiccate doti di corsa, ha messo sul piatto anche la concretezza in fase realizzativa: 6 reti, 4 addirittura in 3 giornate consecutive, con una rete allo scadere all’Old Trafford che è valsa il pari contro il Manchester United. Mai così tanto a segno, mai così decisivo in una singola stagione (dove Allen era arrivato massimo a 2 segnature) e secondo posto nella classifica marcatori della squadra.

Monumentale la stagione di Joe Allen, 6 reti e 3 assist | Squawka

Insieme a lui, altri nuovi innesti sono riusciti a ben figurare a Stoke-on-Trent: positiva la stagione di Giannetti Imbula, Ramadan Sohbi e Bruno Martins Indi, tutti e tre alle prese con la prima avventura in terra britannica. In generale però, possiamo dire che sono state le colonne di questa squadra a trainare il carro: Shawcross, Pieters, Whelan, Cameron, Arnautović, Walters, e Peter Crouch, che ancora una volta è il capocannoniere della squadra con 10 reti.

La squadra tipo

La quarta versione dello Stoke City di Mark Hughes è una squadra di qualità, di gamba, di polmoni, e flessibile tatticamente. I 2 moduli che Hughes ha presentato in maggior misura in questa stagione sono il 4-2-3-1 ed il 4-4-2, con il secondo che in realtà è una sorta di variante del primo, con Allen che, da trequartista (quasi seconda punta), scende a fare la mezzala. Con il 4-2-3-1 si propone quindi l’opzione del regista offensivo (Allen appunto), e l’idea è quella di sviluppare gioco con trame rapide e palla a terra, mentre con il 4-4-2 (utilizzato ad esempio nella sfida contro il Manchester City all’Etihad) le due punte sono più “pesanti” ed in grado di gestire i palloni alti lanciati dalla difesa (spesso Berahino e Crouch/Walters). Anche sulle fasce laterali abbiamo diverse situazioni: a sinistra domina Arnautović per tutta la stagione (quando assente, ben rimpiazzato da Sohbi), mentre a destra vi è una rotazione sostanzialmente continua tra Shaqiri e Diouf, ma è lo svizzero a partire titolare nell’11 predefinito. In difesa abbiamo l’olandese Pieters e Glen Johnson come terzini (decisamente propensi alla spinta), e la coppia Martins Indi-Shawcross a presidiare il cuore dell’area di rigore. In porta il giovane Jack Butland deve lasciare spazio al più esperto (e neo arrivato dal Derby County) Lee Grant, autore di una lodevole stagione.