E’ troppo presto per cantare vittoria, ma l’arrivo di Louis Van Gaal sulla panchina del Manchester United sembra aver cambiato il vento dalla parti di Old Trafford. Vista la crisi dei Red Devils, alcuni giornalisti inglesi  hanno ribattezzato il suo ingaggio come “l’uomo giusto al momento sbagliato”, tuttavia l’allenatore olandese è uno dei pochi che in carriera è riuscito a dare un verso a squadre apparentemente anonime e prive di campioni di spicco. D'altronde non tutti possono vantare di aver vinto una Champions League – battendo in finale il Milan stellare di Fabio Capello - con una squadra formata quasi interamente da giocatori cresciuti nel vivaio, quello dell’Ajax, e con ben tre under-19 in campo la sera della finale.

Sulla carta, comunque, il Manchester United i campioni ce li ha, anche se il rendimento della scorsa stagione direbbe esattamente il contrario. In più, le partenze di alcuni giocatori d’esperienza hanno fatto si che il restyling della squadra diventasse obbligatorio.

Van Gaal arriva in Premier League direttamente dal Mondiale brasiliano dove è riuscito a portare l’Olanda fino in semifinale. I tulipani hanno si battuto un mesto Brasile nella finalina per il terzo posto, ma dagli ottavi in poi sono sembrati svuotati, faticando tantissimo per rimontare il Messico, prima di battere solo ai rigori la Costarica. La semifinale con l’Argentina è stata un supplizio con Robben e compagni incapaci di annotare nessun tiro in porta per 120 minuti. Tuttavia, se c’è un allenatore che ha inciso in positivo sulle sorti della propria squadra, quello è proprio Van Gaal.

Van Gaal in Brasile se ne è infischiato delle percentuali di possesso palla e del rigoroso modulo all’olandese (il 4-3-3) ed ha schierato squadre a seconda dell’avversario, spesso usando il “poco olandese” 3-5-2, variando poi la tattica in corso in base allo sviluppo della gara e basando le proprie  fortune sulle ripartenze anziché sul gioco brillante.

L’enorme bagaglio tecnico, unito alla fama di sfacciato, spietato e borioso, indubbiamente fanno di lui la persona giusta per aprire un nuovo ciclo in casa United. Di sicuro, al contrario di Moyes, Van Gaal non teme certo il confronto con Ferguson, di cui è stato rivale per tanti anni. Il problema dell’olandese è che spesso il suo ego finisce per scontrarsi inevitabilmente con giocatori (vedi i litigi con Hristo Stoichkov, Luca Toni, Rivaldo, Frank Ribery, i fratelli Oscar e Roger Garcia e molti altri), con la  stampa (in Catalogna, il suo “Nunca positifo” è diventato icona) e con i club. Succederà anche a Manchester? E’ presto per dirlo con certezza. L’unica cosa sicura al momento è che i giocatori si stanno mettendo in riga per impressionare il nuovo manager e dimostrare che sono degni di indossare la maglia dei Red Devils.

Un nuovo modulo

La prima amichevole, vinta 7-0 contro i LA Galaxy, ha dato subito una prima indicazione tattica di quello che Van Gaal potrebbe avere in mente: il 3-4-1-2. La difesa a tre è stata negli ultimi anni snobbata da quasi tutti gli allenatori per il semplice fatto che la maggior parte delle squadre è schierata con una punta unica e due esterni a supporto e giocare 3 - 3 dietro crea rischi aggiuntivi. Tuttavia, come dimostrato durante il Mondiale, la disciplina degli esterni è indispensabile alla riuscita del modulo e la difesa a tre darebbe la possibilità di giocare con un centrocampista offensivo e con due  punte. Questo significa che sia Juan Mata che Wayne Rooney potrebbero essere schierati nelle loro posizioni preferite,  e quindi rendere al meglio.

Questo naturalmente non vieta cambi di assetto in corso, visto che Luke Shaw, abbassandosi sulla sinistra potrebbe andare a completare una linea di quattro unità, mentre anche Phil Jones potrebbe avanzare di qualche metro davanti alla difesa, posizione dove è stato già impiegato in passato sia da Ferguson che da Moyes.

Anche davanti le soluzione sono molteplici e Van Gaal potrebbe optare pure per un tridente, sfruttando le caratteristiche offensive dei vari Adnan Januzai, Asheley Young, Nani, Wilfried Zaha e del versatilissimo Welbeck.

Chi resta, chi parte, chi rischia

Il manager olandese sembra intenzionato a dare tutti una chance prima di emettere verdetti ed avallare eventuali cessioni o spingere per determinati obbiettivi di mercato. Tra i casi più spinosi sembra esserci quello di Marrouane Fellaini che ha avuto una orribile stagione d’esordio all’Old Trafford. La sua reputazione era cresciuta smisuratamente dopo l’exploit della stagione 2012-13, ma con la maglia dello United il centrocampista belga ha mostrato evidenti lacune tecniche – che all’Everton erano state mascherate da un diverso, e più redditizio, impiego - ed è sembrato inadatto a ricoprire ruoli da protagonista in palcoscenici più importanti.

Un altro giocatore di cui si sono perse le tracce, calcisticamente, è Shinij Kagawa che la passata stagione ha alternato misteriosi infortuni a rarissimi momenti di brillantezza in campo. Nemmeno il mondiale brasiliano è riuscito a risollevarlo e nonostante Van Gaal sembri prediligere l’uso del trequartista, il futuro di  Kagawa è a forte rischio.

A centrocampo, l’arrivo di Ander Herrera potrebbe relegare al ruolo di comparsa Tom Cleverley, mentre il brasiliano Anderson non è nemmeno stato aggregato al tour americano e per lui si profila una imminente cessione. A 30 anni, dopo aver disputato solo 21 partite nelle ultime tre stagioni, anche Darren Fletcher era fra i giocatori con il futuro in bilico. L’infortunio alla caviglia occorso a Michael Carrick (fuori fino ad Ottobre) ha però di nuovo mischiato le carte in tavola ed ora Fletcher – che contro i LA Galaxy ha indossato la fascia di capitano – sembra di nuovo far parte dei piani dello United.

In difesa, due giocatori che devono fare un salto di qualità sono senza dubbio Rafael e Chris Smalling, anche se difficilmente Van Gaal si priverà di loro. Dietro, infatti,  lo United ha gli uomini contati : Smalling, Jones ed Jonny Evans sono gli unici difensori centrali disponibili assieme al giovane Micheal Keane (’93), mentre il giovane belga Marnick Vermijil (’92, lo scorso anno in prestito al NEC) non rientra nei piani di Van Gaal ed è stato aggregato momentaneamente alla squadra riserve, prima di una eventuale cessione. Sulla sinistra Tyler Blackett (’94 che può giocare anche come centrale) e Reece James (’93) potrebbero contendersi il ruolo di vice-Shaw, a meno che lo United non acquisti un ulteriore terzino, naturalmente. Fra i due, James sembra quello al momento favorito a prendersi il posto, viste la buona prestazione e le  due reti siglate nell’amichevole contro i LA Galaxy con Blackett.

E’ l’attacco il reparto che al momento sembra con più uomini in esubero. I trequartisti Nick Powell (’94, lo scorso anno in prestito al Wigan) e Jesse Lingard (’92, la passata stagione spesa prima col Birmingham e poi col Brighton) difficilmente potranno trovare spazio e con molta probabilità saranno ceduti di nuovo in prestito. Stesso discorso per il centravanti cileno Angelo Henriquez (’94), mentre l’oggetto misterioso Bebe ha fatto già ritorno in Portogallo, accasandosi al Benfica.

Le più spinose situazioni riguardano Wilfried Zaha, Nani, Javier Hernandez ed Ashley Young. Con Valencia fresco di rinnovo di contratto, con un Welbeck adattabile in più ruoli, con Januzai in rampa di lancio e con un modulo che (sulla carta) non privilegia le ali pure, è dura per tutti trovare spazi. Zaha potrebbe di nuovo finire in prestito mentre lo United sarebbe ben contento di cedere in forma definitiva il discontinuo Nani. L’alto valore di mercato del portoghese (€16m, secondo il portale Transfermarkt) sembra però essere un grosso ostacolo, soprattutto per un giocatore con alle spalle 22 sole apparenze nelle ultime due stagioni e che non segna in Premier League dal Settembre 2012.

Se Nani, per i motivi sopracitati, non dovesse partire, in alternativa lo United potrebbe sacrificare Young. L’ex-Aston Villa non ha mai convinto pienamente ad Old Trafford, ed arrivato all’età di 29 anni è impossibile che il suo nome possa essere preso in considerazione per il progetto futuro. Diverso invece il discorso relativo a  Hernandez. Il messicano è sempre stato considerato l’uomo di scorta, il giocatore da buttar dentro nei secondi tempi o nei minuti finali, alla ricerca del guizzo vincente. Il suo curriculum parla chiaro: 37 goal in quattro stagioni, dove raramente è partito titolare . La volontà di giocare con costanza e di ritagliarsi il proprio spazio potrebbero però portare “El Chicharito” lontano da Manchester.

Fra i giovani che potrebbero beneficiare della mano di Van Gaal ci sono James Wilson (’95), William Keane (’93), entrambi con la squadra nel tour americano di pre-campionato. Wilson ha stupito tutti lo scorso maggio, segnando due reti nel debutto assoluto in Premier League contro l’Hull City, mentre William Keane (gemello del difensore Michael) ha ben figurato nei sei mesi in prestito al QPR, anche se, al contrario di Wilson, Keane è ancora a secco di gol. Entrambi hanno un grosso potenziale ed eventuali partenze potrebbero dare loro la chance di essere aggregati in prima squadra in maniera definitiva.