Per la prima volta da quando c'è Steve Kerr sulla panchina, i Golden State Warriors sono sotto in una serie di playoffs NBA: Houston porta a casa anche gara-5 davanti al pubblico del Toyota Center grazie ad una buona prestazione collettiva, nella quale spiccano i 24 punti di Gordon in uscita dalla panchina. I californiani pagano le troppe distrazioni, soprattutto nel finale punto a punto, ed ora dovranno affrontare due match-point per non mancare la prima serie di finale negli ultimi quattro anni.

È James Harden a far partire le danze andando a segno con il layup in penetrazione prima di alzare il classico lob inchiodato da Capela, che poi sfrutta anche i due assist di Paul per segnare sei dei primi otto punti della sua squadra. In generale il ritmo è abbastanza alto, si sbaglia parecchio, ma il solito Kevin Durant, una macchina da punti, tiene in carreggiata i Warriors. La prima tripla della partita arriva da Trevor Ariza, e dopo tante palle perse banali degli ospiti è Gerald Green a lasciare andare due bombe di fila in trenta secondi per portare i suoi sul 19-8.
Nel finale di quarto però i californiani riescono a reagire: con Curry e Thompson evanescenti, è Shaun Livingston, ovviamente tirando in testa al difensore, a spezzare il parziale. KD gli fa eco con cinque punti filati, e dopo i giri in lunetta di Houston si chiude il primo quarto sul 23-17.

In apertura di secondo quarto tocca a PJ Tucker a sparare dall’arco, con la schiacciata di Harden che fa esplodere il Toyota Center e sfonda il muro della doppia cifra di vantaggio. Kerr lascia in campo David West, bravo a smazzare l’assist che mette in partita Steph Curry con la solita tripla che inaugura sette punti filati del folletto da Davidson University. Nonostante si segni abbastanza poco, con tanti errori che continuano a caratterizzare la gara, Gordon riesce a rispondere con cinque punti che mantengono il gap sostanzioso. Thompson e Curry si dividono le realizzazioni in risposta all’ottima tripla dall’angolo di Tucker, ma l’ultima fase del primo tempo è uno scambio di colpi molto diretto: lo stesso PJ Tucker ne pesca due in veronica nel pitturato, mentre il resto arriva dalle mani sempre fatate di Harden, che fanno in modo di tenere i razzi a +8 nonostante le magie di Curry e Thompson. Una difesa spaziale di Capela, che tiene e respinge Durant al ferro, sembrerebbe inaugurare il break Rockets, ma qui manca la precisione del colpo del k.o. a Houston. Sia Paul che Gordon sparano a salve dall’arco, mentre dall’altra parte arrivano i punti che chiudono il gap, con Durant e Green ai liberi per firmare l’aggancio (2/2 dell’ex-OKC, 3/4 dell’orso ballerino) a quota 45 con cui si chiude il primo tempo.

Tanti errori tecnici caratterizzano l’avvio di terzo quarto, ma dopo il grandissimo movimento di Looney è Clint Capela a dare ossigeno ai suoi con i due punti del pari, prima che anche Chris Paul decida, con una tripla senza coscienza, di partecipare alla festa. Gli Warriors, dal canto loro, sguinzagliano Kevin Durant dall’angolo ed è di nuovo parità a quota 52. Si segna di più, l’intensità sale, e di nuovo Paul, di nuovo dall’arco, risponde alla bella linea di fondo di Bell. Dopo la rubata di Ariza è Harden a mancare di nuovo l’appuntamento col break nel punteggio sbagliando l'ennesima tripla (chiuderà con un tragico 0/11), ma a questo punto a prendersi la scena è Klay Thompson, perfetto dall’arco ed in penetrazione per sette punti consecutivi che portano i suoi sul +3 a fronte degli errori di Ariza e Gordon. I Rockets ricuciono subito lo strappo, incitati da un palazzo caldissimo, andando in lunetta: perfetto il cammino di Harden e Gordon, che con quattro minuti sul cronometro lascia andare anche la tripla dell’ennesimo pareggio. Da qui in poi, nonostante buona circolazione di palla, non segna praticamente più nessuno se non agli sgoccioli del quarto: girandola di liberi che stampano il 72-71 alla sirena.

Gli isolamenti di Stephen Curry continuano ad essere fruttuosi per gli ospiti, che trovano cinque punti in apertura di quarto quarto dal 30, subito pareggiato da una tripla senza coscienza del solito Green. Paul e Curry fanno fuoco e fiamme a cavallo dei primi due minuti, prima di un periodo di gelo sotto i canestri. Col passare del tempo si alternano i vantaggi delle due squadre, prima che Eric Gordon, con furbizia, peschi le mani di Kevin Durant su un tiro da tre, trasformando tutti i liberi guadagnati. Alla linea della carità fanno centro lo stesso KD e Harden, entrambi 2/2 per l’86-82. Di nuovo la coppia Harden-Gordon, splendidi in penetrazione, sigla il tentativo di allungo, l’ennesimo, ma la situazione rimane stabile grazie a Looney ed al solito Curry, entrambi bravi a trasformare ottime visioni di Draymond Green in area. Ci si avvicina al momento clutch, e CP3 risponde presente: due punti pescati nel traffico per il +6, dimezzato dopo poco dal 3/3 in lunetta di Thompson. La tensione inganna entrambe le squadre facendole finire oltre i 24 secondi senza aver costruito un tiro, ed i Rockets devono fare a meno anche di Chris Paul, che si ferma proprio al photofinish per un problema (sembrebbe serio) di natura muscolare. Un capolavoro di Green, a pescare il suo stesso rimbalzo offensivo trasformandolo in due punti, riporta estremamente sotto i suoi. Nella fase cruciale, però, è Eric Gordon, su suggerimento di Harden, a spedire dentro una tripla incredibile dalla punta. 95-91 con 1:21 sul cronometro, passano appena sei secondi prima che Green, ispirato da Cook e sfidato apertamente dalla difesa, cacci dentro il jumper dall’arco del -1. Tensione massima, Golden State si ritrova due volte con la palla della vittoria in mano ma pasticcia clamorosamente, gettando una transizione sull’errore ai liberi di Ariza ed una rimessa dopo il timeout, mentre Eric Gordon, freddissimo ai liberi, mette la pietra tombale sulla partita a due secondi dalla sirena: 98-94 e Rockets avanti 3-2 nella serie.