Serata di festa e di premiazioni quella di ieri al Basketball City at Pier 36 di Manhattan, New York. Serata in cui molti pronostici sono stati confermati: Russel Westbrook MVP, Draymond Green difensore dell’anno, Giannis Antetokounmpo giocatore più migliorato e molti altri hanno confermato le previsioni più accreditate sia di molti appassionati che dei media, spicca però una sorpresa, che definire inaspettata non è del tutto corretto, considerata la grande stagione di Malcolm Brogdon, ma che comunque ha lasciato piacevolmente colpiti.

Si parla di sorpresa, non tanto per ingiustizie o demeriti di Brogdon, ma per la storia che ha portato il ragazzo, ex Virginia Cavaliers, a sollevare il premio di Rookie of the Year. Una storia cominciata non esattamente sotto le luci dei riflettori, in quanto Malcolm è stato scelto all’NBA draft 2016 dai Milwakee Bucks con la chiamata numero 36. Nessuno, addetto ai lavori e non, si sarebbe mai aspettato che il ragazzo originario di Norcross, Georgia, potesse anche solo ambire ad un riconoscimento di tale livello, figuriamoci vincerlo, con la presenza in questa rookie class di nomi ben più blasonati come Joel Embiid, Brandon Ingram e lo stesso Ben Simmons, che rimanderà la corsa a questo premio all’anno prossimo, causa infortuni.

Malcolm non ha semplicemente superato le aspettative, le ha completamente demolite in questo suo primo anno a Milwakee in cui ha dimostrato di poter essere già da subito un elemento fondamentale per una squadra da playoff, fornendo un contributo importantissimo ad una compagine che, anche grazie alla sua presenza, sarà da tener d’occhio anche negli anni futuri. Anche le sue parole, a seguito della premiazione esprimono perfettamente il concetto sopracitato: “Questo premio è un testamento per tutti i ragazzi sottostimati, i ragazzi scelti al secondo turno, i ragazzi che firmano senza passare dal draft, che nonostante tutto continuano a crederci. Ragazzi potete sempre realizzare i vostri sogni se avete fede, spirito di sacrificio nel rinunciare al tempo libero, alle feste per raggiungere quello che volete essere, grazie di cuore a tutti!”. La vittoria di Brogdon è stata piuttosto netta, con 64 voti per il primo posto, 30 per il secondo e 4 per il terzo.

ONORE AI VINTI

Come già detto, una delle matricole più attese al debutto è stata sicuramente Joel Embiid, centro camerunense dal talento straripante, terza scelta assoluta dell’NBA draft 2014 e costretto ai box per le sue due prime stagioni a causa di ripetuti infortuni che ne hanno compromesso l’inizio di carriera.

fonte: bleacher report

A due anni dal suo draft, Joel era già diventato un fenomeno mediatico e social, restava solo da vedere come se la sarebbe cavata tra i professionisti e se il suo corpo avrebbe resistito all’intensità e al livello atletico del campionato di pallacanestro più importante al mondo.

Dal primo punto di vista il prodotto di Kansas ha sicuramente soddisfatto i suoi estimatori e impressionato gli scettici, affermandosi fin dalla sua prima partita di regular season come uno dei migliori centri del panorama mondiale, grazie ad una mobilità inconsueta per un uomo della sua taglia (213cm per 113kg), buoni fondamentali in post basso, una forza fisica e un atletismo notevole e un tiro dalla media e lunga distanza particolarmente preciso che lo rendono un big man moderno e versatile. Per quanto riguarda la seconda perplessità, riguardante la sua integrità fisica, la stagione corrente non si è particolarmente distinta rispetto alle precedenti due annate, in quanto Embiid, dopo una prima metà di stagione giocata ad altissimi livelli, con l’all star game sfiorato, ha contratto l’ennesimo brutto infortunio della sua ancor breve carriera, che l’ha costretto a saltare l’intera seconda metà di stagione regolare e concludere l’annata con solo 31 partite all’attivo. Questo si è rivelato decisivo anche per quanto concerne la corsa al premio di matricola dell’anno in cui all’ex Jayhawks  sono stati preferiti altri nomi, nonostante le sue medie impressionanti (20.2 pt, 7.8 rb, 2.1 ast, 36.7% da 3 ounti e 46.6% dal campo).

L’altro grande sconfitto di questa rookie class 2016-17 è Dario Saric, giovane croato di 22 anni, scelto dagli Orlando Magic nell’NBA draft 2015, subito ceduto ai Philadelphia 76ers, ha deciso di debuttare solo quest’anno, dopo una consistente parentesi in Eurolega tra Cibona ed Efes. Il ragazzo di Sebenico è entrato in questa stagione in punta di piedi, tra lo scetticismo generale che lo vedeva troppo lento, troppo macchinoso e non abbastanza versatile né atletico per l’NBA moderna, lui ha risposto con una concretezza ed una solidità tecnica e mentale da veterano. La stagione di Saric è stata un crescendo sia di minutaggio che di rendimento statistico, fino alla seconda metà di stagione in cui si è letteralmente caricato sulle spalle l’intera squadra di Philadelphia, orfana di Embiid, scalando prepotentemente la classifica delle matricole più apprezzate della lega.

fonte: espn.com

Tanto, tanto agonismo contraddistingue il gioco di questa ala grande di 208cm che a numeri di tutto rispetto (12.8 pt, 6,3 rb, 2.2 ast) ha aggiunto una presenza fisica e atletica di alto livello nonostante la non eccezionale esplosività. Alle sue doti offensive e a rimbalzo aggiunge grandi attitudini difensive che lo rendono estremamente efficace in entrambi i lati del campo. A penalizzarlo rispetto a Brogdon è stata probabilmente una leggera flessione di rendimento nelle ultime battute della regular season, oltre che l’ennesima mediocre stagione di squadra dei 76ers, che ancora stentano a fare il definitivo salto di qualità, che, secondo le previsioni, potrebbe arrivare nella prossima stagione con Simmons finalmente disponibile e l’importante innesto di Markelle Fultz. Dario ha comunque ricevuto apprezzamenti, piazzandosi secondo alle spalle di Brogdon con 13 voti per il primo posto, 59 per il secondo e 24 per il terzo.

Tra gli altri esclusi si segnalano i voti ottenuti da parte di Buddy Hield, reduce da una buona prima stagione con le maglie dei New Orleans Pelicans e successivamente con i Sacramento Kings (incluso nella trade che ha portato Demarcus Cousins in Louisiana), che ha ottenuto 1 voto per il secondo piazzamento e ben 18 per il terzo. Inclusi nella top 10 delle votazioni per questo premio anche Jamal Murray (1 voto secondo posto,5 voti terzo posto), Willy Hernangomez (8 voti terzo posto), Chriss Marquese (3 voti terzo posto) e per finire Rodney McGruder, Jaylen Brown e Yogi Ferrel (tutti con solo un voto per il terzo posto).

Grande assente in questa top 10 è sicuramente Brandon Ingram, autore di una stagione molto al di sotto delle altissime aspettative attribuitegli dopo lo scorso draft. Il prodotto di Duke ha mostrato sicuramente sprazzi di grande interesse durante la scorsa stagione in gialloviola, ma non sufficienti a decretarlo come un possibile contendente al premio di matricola dell’anno, dimostranto di essere ancora piuttosto acerbo sia dal punto di vista fisico che tecnico. La dirigenza dei Lakers, tuttavia, sembra ancora intenzionata a puntare sul talento nato a Kinston, Sud Carolina, che spesso è stato paragonato al neo MVP delle finali Kevin Durant.