All-Star Game: entertainment, show, spettacolo, atletismo, grandi giocate, ma anche break. E' questo il significato della parata delle stelle in corso a New Orleans, Lousiana, dove si sta svolgendo il week-end delle stelle, tra tiri da tre punti, schiacciate e partite di esibizione. C'è però tutto un mondo Nba, che non si trasferisce a NOLA per la kermesse dell'anno, ma che si prepara lontano dalle luci della ribalta alla volata finale in regular season.

Damian Lillard e i Portland Trail Blazers. Photos / Bruce Ely

Come una sorta di Carnevale nostrano, l'All-Star Game funge da spartiacque tra gli ultimi momenti di pallacanestro da esibizione e l'inizio di una fase in cui non è più concesso sbagliare. Già, perchè dalla settimana prossima mancheranno di media venticinque partite (per squadra) alla fine della stagione regolare. E, se alcuni verdetti sono già stati emessi, altri attendono di essere meglio delineati. E' ciò che sta accadendo ad esempio nella Western Conference, dove Golden State Warriors e San Antonio Spurs stanno facendo corsa di testa, secondo le attese e la logica dei rispettivi sistemi. I californiani veleggiano verso il definitivo primo posto con un record di 47-9, avendo inserito con una certa naturalezza Kevin Durant nel loro roster: pochi gli scompensi tattici, sinora minimi quelli di spogliatoio, per una squadra che attacca come nessuna, difende solo quando vuole, ed è gestita magistralmente da un allenatore ancora giovane come Steve Kerr.

Kevin Durant. Noah Graham/NBAE via Getty Image

A ruota, i soliti, immarcescibili, San Antonio Spurs di Gregg Popovich. Niente Tim Duncan? Nessun problema, quantomeno se si guarda il record. Un 43-13 (24-7 in trasferta), che consente ai neroargento di prepararsi alla postseason con relativa tranquillità. Un occhio al minutaggio dei big, il recupero di Pau Gasol, qualche giro di vite difensivo, e i texani affronteranno da protagonisti l'ennesima postseason dell'ultimo ventennio.

Tony Parker. Fernando Medina/NBAE via Getty Images

A quattro partite di distanza, ecco gli Houston Rockets (40-18) di Mike D'Antoni. Protagonisti di una partenza sprint, i razzi della città della NASA possono contare su un James Harden in versione MVP, oltre che su un sistema offensivo dai principi tecnici ben chiari. Qualche dubbio sulla tenuta nel lungo periodo, ma ai playoffs i Rockets potrebbero diventare un cliente scomodissimo per tutti, nessuno escluso.

James Harden. Bill Baptist/NBAE via Getty Images

Se le prime tre posizioni sembrano cristallizzate (a meno di cambi di ritmo inattesi), la lotta per il quarto posto è ancora tutta da scrivere. Posizione al momento occupata dai Los Angeles Clippers di Doc Rivers che, tra voci di trade (Anthony in entrata, poi smentita) e infortuni (prima Griffin, poi Paul), stanno confermando il loro andamento rapsodico, fatto di lunghe serie di vittorie e di periodi di flessione. Fin troppo facile individuare il momento di svolta della stagione dei Clips: quando Chris Paul tornerà a pieno regime, Lob City non potrà più bluffare, nel più classico del now or never, in scena per tifosi e appassionati dal primo turno di playoffs in poi. Quinti, a mezza gara di distanza, i sorprendenti (ma forse neanche tanto) Utah Jazz di Quin Snyder: nessuna superstar (anche se Gordon Hayward si avvicina parecchio alla definizione), tanti ottimi interpreti di un sistema collaudato. Gobert, Hill, Diaw, Johnson, Hood, oltre a una panchina più produttiva rispetto al recente passato, garantiranno un posto in postseason alla franchigia di Salt Lake City, magari con il vantaggio del fattore campo nel primo turno.

Gordon Hayward. Melissa Majchrzak/NBAE via Getty Images

Sesti e settimi Memphis Grizzlies e Oklahoma City Thunder. 34-24 e 32-25 il bilancio tra vittorie e sconfitte per le squadre di Fizdale e Donovan, in grado ovviamente di recuperare qualche posizione nel finale della regular season. Ciò che conta di più è però l'identità di squadra, e da questo punto di vista non potrebbero esistere due compagini tanto diverse. Costanti e senza grandi cambi di ritmo i Grizzlies, che si affidano a Marc Gasol nel frontcourt e Mike Conley nel backcourt, tambureggianti i Thunder, fedeli alla loro denominazione, trascinati da un uomo solo al comando, Russell Westbrook. Entrambe praticamente certe di andare ai playoffs, potrebbero trovarsi di fronte a un primo turno complicato: non partiranno però battuti con (quasi) nessuno.

Russell Westbrook. Layne Murdoch/NBAE via Getty Images

Ultimo posto che è invece ancora alla ricerca di un occupante stabile. I Portland Trail Blazers di Terry Stotts sembravano i candidati più credibili per quell'ultima moneta, ma una stagione difficile di Damian Lillard, unita a una fragilità difensiva mai venuta meno, stanno rendendo un calvario la regular season di Rip City, attualmente decima (23-33), a due partite di distanza dai Denver Nuggets di Mike Malone che, dopo il cicchetto pubblico ai "veterani", sta costruendo la squadra intorno a Nikola Jokic: tanto tiro da tre punti e gioco sbarazzino, forse anche per nascondere certe lacune difensive altrimenti difficilmente mascherabili. Noni, con un record di 24-33, i Sacramento Kings di DeMarcus Cousins: Dave Jorger sta facendo un lavoro egregio con il materiale umano a disposizione, ma è Boogie il vero trascinatore dei californiani, che si affidano alle sue lune per tornare ai playoffs dieci anni dopo l'ultima volta. Non sono però tagliate fuori dalla folle corsa New Orleans Pelicans (23-34), Dallas Mavericks (22-34) e Minnesota Timberwolves (22-35). I Pelicans sperano in un Anthony Davis sinora poco considerato, per numeri e crescita quanto a personalità, mentre i Mavs di Carlisle sono la squadra più "organizzata" del lotto: talento quanto basta, qualche spruzzata di un Nowitzki d'antan, un paio di giocatori del sommerso Nba (Curry e Ferrell su tutti), e Dallas potrebbe confermare la propria partecipazione ai playoff. Chi di talento ne ha de vendere sono invece i Minnesota Timberwolves, che hanno sì perso LaVine, ma possono contare sul duo Wiggins-Towns, e su un Rubio al momento incedibile.

Nikola Jokic. Garrett Ellwood/NBAE via Getty Images

Più staccate, Los Angeles Lakers (19-39) e Phoenix Suns (18-39), che con ogni probabilità cercheranno di garantirsi qualche isolato exploit per chiudere con dignità una stagione difficile ma comunque di prospettiva. A El Segundo dovrà prima consumarsi l'ennesima lotta fratricida per il controllo della franchigia, poi si deciderà cosa fare dei giovani più interessanti (Russell, Randle, Ingram, Clarkson), nella speranza di poter pescare il più in alto possibile al prossimo Draft. A Phoenix è Devin Booker la vera luce nel deserto: oltre al piccolo Devin c'è però un Eric Bledsoe che ha grandi numeri dalla sua parte. Potrebbe essere lui la moneta di scambio per ricostruire, mentre si hanno poche e discordanti notizie sul rookie Dragan Bender (scelto alla numero quattro), a lungo anonimo e oggetto misterioso alla corte di Earl Watson. Migliore l'impatto di Marquese Chriss, anche se per tornare a certi livelli sarà necessario incappare in una lunga serie di eventi favorevoli.