Occhi da cerbiatto, sguardo timido. Giocate da veterano, da predestinato. Devin Booker si sta pian piano prendendo la NBA, come forse soltanto i grandi hanno fatto fin qui. Passa inosservato, certo, nel deserto arido dell'Arizona e dei Phoenix Suns, relegati nei bassifondi della classifica della Western Conference. Tuttavia, nel marasma generale, un bagliore, accecante, illumina la scena costantemente. Lampi di un talento cristallino, che nonostante la giovanissima età mette in mostra una sfacciata personalità, che va sempre più assomigliando a quella dei migliori. 

Il suo coach, Earl Watson, non ha esitato un istante a paragonarlo, nel modo di fare in campo e di imporsi con i suoi atteggiamenti, a Kobe Bryant. Presto, ovviamente, per fare paragoni, perché la carriera di Devin è soltanto agli inizi (secondo anno, 21 anni ancora da compiere!!!). Il meglio deve ancora venire, ma nel frattempo ai microfoni di Espn il giovane gioiello dei Suns si è raccontato dopo aver collezionato più di una dozzina di partite nelle quali ha messo a referto più di venti punti. Clamoroso. 

"Mi sento bene, sono in fiducia, so cosa mi aspetta. Giocare tanto lo scorso anno mi ha aiutato tantissimo. Non sono molti i giocatori al primo anno che hanno la possibilità di avere così tanto spazio (27 minuti di impiego circa ndr). Mi hanno buttato subito nella mischia per tanti minuti, nonostante fossi il più giovane giocatore della Lega. Ho avuto modo di fare esperienza, che è la migliore insegnante a questo livello. Ho imparato praticamente tutto dalla scorsa stagione, a stare in campo, a relazionarti con la Lega, sera dopo sera". 

La giovane guardia racconta, successivamente, come sia cambiata la concezione che i compagni, ma soprattutto gli avversari, hanno di lui in campo: "So come mi guardano, come mi marcano. E' davvero molto differente rispetto allo scorso anno, ma io resto concentrato solo ed esclusivamente su cosa fare in campo, oltre a vincere partite. So bene che questo non succede spesso quest'anno, ma abbiamo una squadra molto giovane, condita da buoni veterani. Stiamo cercando la giusta alchimia e l'equilibrio per vincere partite ed essere competitivi nella Western Conference". 

Si guarda, inoltre, anche al passaggio dalla NCAA - dove non era abituato a perdere - alla NBA, dove il record dei Suns non è esattamente quello dei suoi Kentucky Wildcats: "Certo, è dura. In NBA non si può essere sempre vincenti, sempre il miglior giocatore della tua squadra e vincere campionati ogni anno. E' davvero dura, giochi contro i migliori giocatori del mondo intero, contro la crema della crema. Devi aspettartelo, è una sfida continua ed è bellissimo avere la possibiltià, un giorno, di vincere"

 

Importantissimo, nel suo processo di crescita, il compagno di squadra e di reparto, Eric Bledsoe, dal quale cerca di carpire i segreti per migliorare giorno dopo giorno: "E' incredibile. Fin dal primo giorno in palestra mi sono reso conto di quanto fosse speciale. Non capisco perché non sia così tanto considerato, anche se in questa Lega la riconoscenza arriva con le vittorie. Se lui continuasse a fare le stesse cose e avessimo un record vincente, probabilmente sarebbe un All-Star. Fa cose sensazionali sul campo, rende il gioco molto più semplice di quello che in realtà è, è un giocatore speciale". Ed ancora, sulla loro chimica in allenamento ed in campo, dove combinano per 43 dei punti dei Suns a sera: "I miglioramenti arrivano con il tempo, non credo che ogni buon backcourt riesca a fare le migliori cose dopo pochissimo tempo assieme. E' qualcosa che si costruisce con il tempo e sul quale si lavora. Sto cercando di capire cosa gli piace fare sul campo, e viceversa. Ci stiamo lavorando molto. Partita dopo partita ci capiamo di più, e le cose vanno sempre meglio". 

 

 

Inoltre, si guarda al tipo di risonanza che ha avuto il suo ingresso nella lega, con giocatori del calibro di Bryant e James che hanno espresso ottime referenze riguardo il suo modo di giocare: "E' a dir poco incredibile. E' qualcosa sulla quale lavori per tutta la tua vita, per poi avere un certo tipo di riconoscenza. E' fantastico, avere la possibilità di parlare con Kobe, così come con LeBron. Persone e giocatori che ho idolatrato quando stavo crescendo, che hanno rispetto per il modo in cui gioco. Voglio restare in questa Lega per tantissimo tempo, voglio seguire i loro passi. Se un giorno voglio essere un grande, devo seguire le loro orme, il loro modo di allenarsi, la loro etica del lavoro. Credo di essere sulla strada giusta, anche se è ovviamente lunghissima da percorrere"

Infine, tornando alle questioni di campo, Booker analizza - per quanto sia difficile e forse impossibile - le prestazioni fatte registrare negli ultimi tempi quando, tra le altre cose, ha messo a referto due quarti periodi da 27 e 28 punti: "Semplicemente non realizzo di essere in the zone in quei momenti. Ci sei dentro e basta. Se hai giocato a basket lo capisci, è una sensazione che ti sembra non possa mai finire. Non so come definirla, è successo spesso nelle high school, nella NCAA, e sta accadendo anche qualche volta in NBA. Segnare 27 punti in 7 minuti o il canestro della vittoria? Il buzzer-beater, senza alcun dubbio!". 

 

 

Semplice, come bere un bicchier d'acqua!