Alla fine del secondo quarto della sfida in trasferta contro i Charlotte Hornets, i Los Angeles Lakers hanno segnato la bellezza di 73 punti, mandando a bersaglio 12 triple su 18 tentativi e assistendo 21 dei 29 canestri realizzati. Non è la prima volta che LA mostra un basket vivace e brillante, fatto di ritmi alti e ricerca costante del tiro migliore. Un modello cestistico sposato da Kerr a Golden State e trapiantato dal suo ex vice-allenatore, Luke Walton, in quel di Los Angeles.

Il secondo tempo della squadra losangelina sarà però un vero e proprio incubo. Distrutti a rimbalzo dagli Hornets (14 a 1 il conto dei rimbalzi offensivi) ed incapaci di frenare le incursioni al ferro di Kemba Walker e Nicolas Batum, i Lakers devono fronteggiare l'ennesima sconfitta in rimonta della loro stagione sui generis. Dopo aver iniziato l'anno, infatti, con un record di 10 vinte e 10 perse, la compagine giallo-viola ha vissuto un mese di dicembre infernale, perdendo 15 delle ultime 17 partite. Vittime degli infortuni di Russell, Young, Nance e Black e di un calendario non propriamente benevolo, i Lakers hanno dovuto abbandonare qualsiasi velleità di play-off (audace chi ha creduto anche per un solo secondo che potessero ambire ad un posto nella post-season) e convivere con la sorte che abbraccia tutte le squadre giovani della lega.

L'inizio folgorante con annesso scalpo ai danni degli Warriors ha gettato un po' di fumo negli occhi dei tifosi e di qualche addetto ai lavori. I Los Angeles Lakers erano e rimangono una squadra estremamente giovane, inesperta e con evidenti carenze strutturali, soprattutto nella metà campo difensiva. Aspettarsi da un roster del genere il raggiungimento dei play-off è pura utopia/follia, nonostante la rincorsa all'ultimo posto ad Ovest sembri più una gara a perdere. I Lakers sono di fatto nel primo anno di ricostruzione vera dopo aver fronteggiato il lungo farewell tour di Kobe Bryant e gli ordini a dire il vero poco efficaci del sergente Byron Scott. Come tutte le squadre giovani anche quella giallo-viola deve fare i conti con diversi alti e bassi durante la stagione e all'interno di una stessa partita. Uno degli elementi comuni dei match dei Lakers quest'anno è proprio l'incapacità di mantenere i vantaggi accumulati, con dei blackout prolungati nei secondi tempi. Gli ultimi 15 match, quelli della crisi di risultati dei Lakers, sono l'apice di questo trend: - 18.1 di Net Rating nei secondi tempi (nettamente il più basso della lega nelle ultime quindici apparizioni) contro il -0.7 dei primi tempi.

Foto CBS Sports

Quando è costretta a fronteggiare le prime difficoltà la squadra di coach Walton tende a disunirsi smettendo di passare il pallone in attacco e tornando alle vecchie abitudine dell'anno scorso. Nella stagione precedente i Lakers sono stati la squadra con più possessi in isolamento (943), nonché una delle meno efficienti in questa situazione di gioco (0.77 punti per possesso, solo Philadelphia e Charlotte hanno fatto peggio). Quando inizia a subire i primi parziali, LA smette di eseguire ed inizia una serie infinita di uno contro uno con risultati pressoché scadenti. Il problema è apparso in tutta la sua evidenza nel match casalingo contro Dallas, quando i Lakers hanno chiuso il primo tempo in vantaggio di 7 punti salvo poi crollare nel terzo e nel quarto periodo, mettendo a segno solo 32 punti e dando vita ad una delle peggiori prestazioni globali di LA nel corso della stagione.

Dopo questa partita diversi giocatori hanno individuato una delle cause del problema nella loro abitudine ad essere la star di riferimento delle proprie squadre di college o di high school, il che li porta a tentare spesso e volentieri la soluzione individuale. Le difficoltà, però, non sono solo offensive, ma partono dalla metà campo difensiva. In questo momento i Lakers sono la difesa peggiore della lega con 110 punti subiti per 100 possessi.

Come tutte le squadre piene di ragazzi usciti di recente dal college, anche la compagine losangelina mostra enormi difficoltà nel difendere contro i giocatori Nba. Non è tanto e solo una questione di talento difensivo (piuttosto carente nel roster di LA), ma di apprendimento di concetti difensivi fondamentali. Luke Walton sta provando ad installare gli stessi schemi portati avanti con successo dagli Warriors: un sistema basato sulla versatilità dei propri giocatori e sulla conseguente capacità di cambiare su ogni pick and roll senza rischiare di patire eccessivamente i mismatch.

Per applicare con successo una simile impostazione tattica è fondamentale ripetere ossessivamente determinati movimenti e rotazioni, "chiamare" costantemente i cambi ed essere concentrati in tutte le fasi della partita. Quando le cose iniziano ad andare male i giovani Lakers, al contrario, perdono spesso e volentieri il proprio uomo sul lato debole, dimostrando una costante incapacità di difendere il ferro. Gli avversari di LA tirano con il 68% da distanza inferiore a 6 piedi e con il 58% al ferro (nessuna squadra fa peggio dei Lakers). Randle e Nance hanno mostrato diversi flash in termini di rim protection, ma non è ancora abbastanza per contenere le penetrazioni che sovente perforano la difesa LA.

Giovani e dissipati

C'è un'altra squadra, però, che ha un rendimento simile a quello dei Lakers, nonostante le aspettative fossero di gran lunga superiori. Parliamo dei Minnesota Timberwolves. Secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, Minny ha lo young core più interessante della lega con almeno tre potenziali All Stars (Towns, Wiggins e LaVine), più un paio di veterani di lungo corso come Rubio ed Aldrich e altri giovani di prospettiva (Kris Dunn e Nemanja Bjelica). In estate la dirigenza di Minnesota ha scelto di sostituire uno dei peggiori allenatori della Nba, ovvero Sam Mitchell, con uno dei più grandi innovatori della storia recente del gioco, cioè quel Tom Thibodeau che ha rivoluzionato il modo di difendere il pick and roll e che per anni a Chicago ha guidato una delle difese più efficienti della lega.

Le aspettative nei confronti di Minnesota erano e sono alte; in tanti vedevano i Timberwolves come i favoriti nella corsa all'ultimo posto per i play-off della Western Conference. La squadra di coach Thibodeau, però, ha vinto fin qui solo 11 partite e si è dovuta scontrare con gli stessi problemi dei Lakers: difesa mediocre e rendimento disastroso nei secondi tempi. Non bastano evidentemente le urla rauche da bordo campo dell'ex allenatore dei Bulls (divenute ormai un cult) per migliorare le rotazioni difensive di Minny. Minnesota è la tra le peggiori cinque squadre della Nba nella difesa del ferro (gli avversari tirano con il 55.9% negli ultimi metri) e per punti concessi nel pitturato (45.9 a partita).

In generale con 108 di Defensive Rating i Timberwolves sono la quinta peggiore difesa della lega. Numeri che sembrerebbero incredibili per uno dei migliori coach difensivi della storia del gioco, ma che raccontano alla perfezione quanto sia difficile installare determinati concetti e schemi difensivi all'interno di una squadra giovane ed inesperta. Spesso e volentieri Towns e Wiggins mostrano una posizione del corpo scorretta, il che li porta sovente ad essere battuti dai propri avversari dal palleggio. Entrambi hanno le doti fisiche e gli istinti per essere dei difensori sopra la media, ma non bastano le qualità naturali per diventare degli stopper efficienti. L'applicazione, l'attitudine e la concentrazione sono requisiti altrettanto importanti e difficili da vedere in giocatori così giovani.

Foto Bleacher Report

Ma c'è un altro aspetto altrettanto indicativo dell'inesperienza dei Timberwolves. Così come i Lakers, anche Minnesota ha delle enormi difficoltà a mantenere i vantaggi accumulati nel corso della partita. In 20 dei 34 match giocati quest'anno, Minny ha avuto un vantaggio di più di 10 punti, vincendo però solamente 9 di questi incontri. Le statistiche avanzate confermano a pieno questo trend, mostrando il differente rendimento di Minnesota tra primo e secondo tempo. I Timberwolves possiedono, infatti, il peggior Net Rating della Nba nei secondi tempi con -12.1; nel terzo quarto va ancora peggio se è vero che vengono sconfitti dai propri avversari di 17.8 punti per cento possessi. Senza questi frequenti blackout la squadra di coach Thibodeau sarebbe tranquillamente all'ottavo posto nella Western Conference, se non addirittura posizionata meglio. I dati, infatti, ci dicono che nei primi tempi Minnesota è una delle squadri migliori di questa stagione, con un Net Rating di +8.5 che è anche il quinto migliore della lega.

Appare evidente, dunque, come Minnesota abbia dei vistosi cali di concentrazione nel corso delle partite; una situazione frustrante per chi la vive all'interno, ma normalissima per una compagine che deve ancora abituarsi ai ritmi del basket professionistico. Sono tanti i cambiamenti da affrontare per dei giocatori così giovani. Oltre alle dinamiche tecniche, devono vivere anche rilevanti mutamenti nella propria vita personale, essendo chiamati a controllare la pressione di giocare in una squadra Nba e a gestire da un giorno all'altro svariati milioni di dollari.

Ecco perché i processi di ricostruzione sono lunghi, complessi e diversi l'uno dall'altro. Vale per roster più quotati come quello dei Minnesota Timberwolves e per altri costruiti diversamente come quello dei Los Angeles Lakers. Nella Nba moderna non esistono scorciatoie: non capita frequentemente che il migliore giocatore della lega decida di redimere uno Stato ed una città intera e riesca nello spazio di un anno a portare una squadra dalla lottery alle Finals. Non resta quindi che armarsi di pazienza o come direbbe Sam Hinkie "Trust the process".