Quello che sorprende, ancora una volta, è la semplicità estrema con la quale mette a sedere tutti: in fila ci sono avversari, compagni, panchine e spettatori. Tutti ammirano lo show, lo spettacolo, la serie di triple e che si tenga per la squadra di casa o per gli avversari, conta davvero poco quando davanti ti trovi un giocatore che ne mette 40 con 8 triple: ci si alza in piedi, ovunque, e si applaude. Signori, Stephen Curry. 

Negli Heat ancora assente Wade. Senza di lui Miami è 3-3, ma viene da due vittorie di fila (ad Orlando con un Bosh da 32 punti e contro Charlotte con Deng 26 e 8). Golden State è al completo, manca il solo Lee che è però indisponibile dall’inizio della stagione. I Warriors vengono da 5 vittorie di fila ed iniziano il loro tour ad Est. Curry viaggia con 22.6 punti, 7.8 assist e 5.5 rimbalzi per gara, mentre la sorpresa è Marreese Speights che ne mette 13 uscendo dalla panchina in circa 25 minuti di utilizzo.

Partenza razzo da ambo le parti, ma è Golden State a prendere il largo inizialmente. Ritmi e percentuali alte permettono alla banda di Kerr di andare avanti sull’11-5 (Bogut 4+3 e Curry 3). Gli Heat escono bene dal primo timeout di Spoelstra, ma solo in attacco. Nell’altra metà campo, quella difensiva, pagano pedaggio a Barnes che ne mette 5 di fila e lancia Golden State al primo allungo (+9, 16-7). Miami vuole evitare il tracollo come contro i Clippers e le percentuali da tre punti danno una mano ai padroni di casa. Contro parziale Miami guidato da Bosh e Deng, i due uomini guida in assenza di “flash”: 15-5 e padroni di casa avanti. Contrariamente a quanto si pensasse alla vigilia sono i piccoli di Miami a fare la differenza, mentre quelli dei Warriors sparacchiano. Chalmers mette due triple di fila (13 nel primo quarto e Miami che tira 5/7 da tre). Miami è avanti 36-26, ma Barnes e Speights riportano sotto gli ospiti.

Barnes sembra il più in palla dei suoi, ma Chalmers e Bosh rispondono prontamente. Kerr decide di abbassare il quintetto (Barnes da ala forte) per far fronte alla buona vena di Miami e alla lunga è una mossa che pagherà. Miami scappa con due triple (7/10) che fanno tremare l’American Airlines Arena: Napier si iscrive a referto, mentre Bosh (13) continua imperterrito a bruciare la retina per il +15 Heat (51-36). Si mettono al lavoro gli splash brothers: 2/2 da due e 2/2 da tre, equamente distribuiti, permettono ai Warriors di tornare in singola cifra di svantaggio sul -8. Chalmers si trasforma in Magic Johnson, passandosi la palla dietro la schiena per evitare un avversario, per poi lanciare Deng in campo aperto, ma è solo una vampata. Curry diventa immarcabile e, prima da due con un layup, poi di nuovo da tre (con due uomini nel raggio di 10 centimetri), riporta Kerr e i suoi sul -3. 2 liberi di Green sulla sirena fissano all’intervallo il punteggio sul 61-62.

Klay Thompson, fin qui in sordina, entra in partita con 6 punti di fila rientrando dagli spogliatoi. Gli fa eco Bosh che riprende dove aveva lasciato, con 4 punti personali. Gli Heat restano a contatto, ma quando Curry mette due triple (siamo a 6/7 per il 76-71) in due azioni in condizioni paranormali e le certezze degli Heat cominciano a vacillare. Shane Williams è l’uomo che non t’aspetti: chirurgico, richiude lo strappo ripagando Step con la sua stessa moneta. Curry accetta la sfida salendo a quota 7 bombe personali (season high), in contropiede. L’attacco degli Heat si ferma, la palla circola poco, gli uomini si muovono meno. Spoelstra corre ai ripari, mentre Step oltre a pensare al fabbisogno personale, si dedica anche a quello di Speights regalandogli due cioccolatini da scartare e appoggiare dopo il pick and roll centrale. Siamo sul +8 con i viaggianti che sembrano intenti a scappare ma Haslem col jumper, poi Napier in layup chiudono il quarto sul 91-86.

Il punteggio sembra un po’ troppo alto per concedere ai padroni di casa di vincere, servirebbe qualcosa in più dalla difesa. Questo quid arriva nei primi 6 minuti dell’ultima frazione, dove Miami serra le fila in difesa e riesce prima ad impattare, poi ad andare avanti. La partita è bella, con sorpassi e controsorpassi continui: Bosh e Napier da una parte, Thompson e Barnes dall’altra. Dimentichiamo qualcuno? Si, la ciliegina, ovviamente la mette sempre Stephen, e come potrebbe essere altrimenti: prima sbaglia una tripla in uscita dai blocchi con 3 metri di vantaggio (probabilmente troppa libertà gli fa male), poi ne piazza 10 in 4 minuti (parziale di 21-2 negli ultimi 7'), regalando ai Warriors l’abbrivio per vincere la sesta di fila. La spallata è di quelle decisive. Miami non regge l’urto, nonostante la strenua resistenza, ma realizza soltanto 11 punti nell'ultimo periodo, 9 dei quali nei primi 5 minuti.  

 

Gara piuttosto equilibrata come si legge nelle cifre: rimbalzi e percentuale da tre si equivalgono. La differenza l'han fatta gli errori da sotto degli Heat (anche se la maggior parte sono arrivati nel finale), e le giocate del singolo nel momento decisivo. Gli splash brothers combinano per 64 dei 114 finali, con Harrison Barnes che conferma i progressi di inizio stagione. Miami ha molto da Bosh, 26. Chalmers si ferma al primo quarto, chiuso con 13 dei 14 finali. Deng 16, ma come il suo compagno di squadra, incide soltanto nel primo tempo. 

"Ti senti in ritmo, e i ragazzi hanno fatto in modo da farmi entrare in partita da subito. Inizi cercando dei tiri facili e mi sentivo bene, anche quando ho sbagliato tiri facili. Mi sentivo in fiducia e pronto, l'importante è vincere le partite a prescindere dalle prestazioni personali. Il modo in cui abbiamo tirato nelle ultime gare non ha niente a che vedere con stasera, se eseguiamo bene i giochi, tiriamo anche meglio" ha sentenziato Stephen Curry a fine gara. 

"La bellezza di questa squadra è che possiamo giocare in qualsiasi modo. Abbiamo realizzatori che possono segnare in maniera individuale ma anche collettivamente, ma anche un'ottima compattezza difensiva", aggiunge Steve Kerr, che alla sua prima stagione da allenatore è 11-2, non male.

"Hanno giocato il loro miglior basket nell'ultimo quarto. Siamo venuti meno nei possessi decisivi del quarto periodo. La loro difesa ha fatto un passo in avanti, dando fiducia anche al loro attacco e non siamo riusciti a sostenere questo sforzo" ha dichiarato Eric Spoelstra dopo la sconfitta, seppur dignitosa, dei suoi Heat.