Ormai sembra scontato e banale definire i Warriors come la mina vagante di questi Playoff, ma basta guardarsi un attimo indietro per capire quanto questa squadra sia maturata di partita in partita dall'inizio della stagione. Dall'essere partita nell'anonimato lo scorso Novembre, dopo i primi due mesi ricchi di vittorie nette, si è iniziato a catalogarla come "squadra imprevedibile", in grado di sconfiggere grandi squadre ((Miami, Lakers, Okc, Knicks) ed allo stesso tempo di essere sopraffatta da squadre materasso. Dopo una stagione di 82 partite chiusa al sesto posto, una semifinale di Conference raggiunta nonostante l'infortunio di uno degli uomini migliori come David Lee, nessuno ha ancora inquadrato questa squadra per la reale forza di cui dispone. A pagarne le spese sono i San Antonio Spurs i quali, dopo aver strappato miracolosamente Gara 1 al doppio overtime, sono stati battuti senza se e senza ma sul proprio terreno di gioco. Una volta arrivati ad Oakland l'esperienza e l'abitudine a giocare su certi palcoscenici ha condotto gli uomini di Popovich ad una vittoria fuori casa che, tuttavia, ha forse fatto abbassare più del dovuto la guardia ai suoi.

Dopo un primo tempo controllato infatti, gli Spurs escono male dagli spogliatoi, permettendo ai Warriors di rimanere in gara. Lo score rimane serrato sino all'ultimo periodo quando, a meno di due minuti dal termine, con gli Spurs avanti 82-80, un Andrew Bogut in versione All Star chiude la saracinesca in faccia a Tim Duncan, permettendo sull'altro fronte a Jack di pareggiare i conti. L'equilibrio durato per tutta la gara, persiste anche negli ultimi possessi, quando un canestro di Parker da una parte, ed uno di Thompson dall'altra, portano tutti all'overtime. L'entusiasmo nel palazzetto si fa incandescente, con i tifosi di casa increduli ma strabiliati dalle gesta eroiche dei propri beniamini. In un momento critico come può essere un tempo supplementare, in una gara così importante come può essere Game 4, tutti si aspettano che ha prevalere siano colori i quali sono dotati di maggiore esperienza, lucidità e capacità di razionalizzare. Tutte leggi che, quest'anno più che mai, non attecchiscono con quelle degli atleti Nba.

Ecco dunque che l'overtime si tramuta in una semplice formalità, con i padroni di casa che dominano dal primo all'ultimo tiro, costruendo immediatamente un margine abbastanza ampio da non permettere agli Spurs di colmarlo. Steph Curry, ancora acciaccato per l'infortunio alla cavilgia rimediato nelle ultime gare, chiude con 22 punti, tirando 5-10 da tre. Nei minuti in cui il play californiano rimane in panchina, a tirare la carretta ci pensa il solito Jack (24 punti, 9-16 dal campo), aiutato dal giovane Harrison Barnes, che si conferma spina nel fianco degli Spurs da tutta la serie con 26 punti e 10 rimbalzi totali. La serata degli Spurs, con i soli 87 punti segnati in 53 minuti di gioco, si può racchiudere nel 13-39 dal campo che registrano Parker (17 punti) e Duncan (19 punti e 10 rimbalzi). Lo stesso Manu Ginobili (21 a referto) partito in quarta con tre triple consecutive nel primo periodo, cala nel finale fallendo le ultime azioni.

I Warriors resistono alla carica dei candidati numeri uno al titolo di Western Champion, andando a giocarsi il tutto per tutto in quel di San Antonio in Gara 5. Indipendentemente dal risultato, a rincuorare giocatori, staff e tifosi, c'è la certezza di tornare di fronte al proprio pubblico almeno un'altra volta. Che sia per salutare, che sia per esultare, ci sarà solo gratitudine per quello che questi ragazzi usciti dal nulla hanno saputo fare in questa stagione, non solo per i tifosi di Golden State, bensì per tutti gli appassionati Nba.