Cinquantacinque chilometri in solitaria, dalla salita simbolo del Giro delle Fiandre ad Oudenaarde, per trasformarsi da Principe della Vallonia a Re del Belgio: è questo ciò che ha fatto Philippe Gilbert nella 101esima edizione della classica fiamminga. Chi ieri lo ha visto prima seguire Tom Boonen sul Kapelmuur (magistrale, ma sfortunato più avanti) e poi andarsene da solo sull'Oude Kwaremont lo ha certamente etichettato come un folle, ma la follia è parte integrante di questo sport e chi osa, spesso, viene premiato. 

Lungo quei folli cinquantacinque chilometri in avventura solitaria, per la mente di Gilbert sarà transitato qualsiasi pensiero, intervallato regolarmente dagli incitamenti dell'ammiraglia e dalle richieste del belga sul suo vantaggio, ma ciò che non è mai mancata è la concentrazione e la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo che hanno solo i grandi campioni di questo sport.

La decisa progressione di Gilbert sul Vecchio Kwaremont ha sorpreso tutti, anche se un numero simile lo aveva fatto giusto qualche giorno prima alla Tre Giorni di La Panne. Ha sorpreso perché partire con oltre cinquanta chilometri al traguardo, sei muri da affrontare e ben due compagni nella fuga precedente è effettivamente qualcosa di particolare, a cui ci eravamo disabituati negli ultimi anni, dominati da trenini in pianura ed in salita. L'impresa di Gilbert è qualcosa da ciclismo d'altri tempi, dove contava solo la vittoria e non si correva per il piazzamento e i punti UCI, un'impresa lanciata da chi ne ha fatte molte e ne tenterà un'ultima domenica prossima sul pavé più ostico, quella della Roubaix: Tom Boonen.

Philippe Gilbert sul Kapelmuur | Photo: Ronde Van Vlaanderen, Photo News

La successione al trono

Re Filippo deve molto all'altra leggenda in attività del ciclismo belga, perché senza l'attacco di Tommeke sul Kapelmuur, probabilmente, Gilbert non avrebbe potuto vincere il suo primo Giro delle Fiandre. L'attacco del campione belga, stavolta inteso come campione nazionale, è stato seguito dai molteplici inconvenienti tecnici di Boonen, in quello che è sembrato un passaggio di consegne tra i due. Tornado Tom è prossimo al ritiro, lo farà al termine della Roubaix di domenica, e con la vittoria in terra fiamminga che ha fatto seguito a quella in terra vallone, Gilbert ha idealmente unito il Belgio, diventandone il nuovo Re. A testimoniare la sua ascesa al trono milioni di spettatori, alcuni più privilegiati hanno potuto guardarla da vicino, ammirandone tutte le sfumature: la grinta dell'attacco, la smorfia di fatica sugli ultimi muri, la gioia nel vedere lo striscione d'arrivo ad Oudenaarde. Una cavalcata che proietta Gilbert nella leggenda di questo sport, con la possibilità di affiancarsi a chi questo sport lo rappresenta ormai da anni: Eddy Merckx. 

Verso la Leggenda

Due Lombardia (2009 e 2010), una Liegi-Bastogne-Liegi (2011), un Mondiale (2012) e ora un Giro delle Fiandre, questo è il palmarès di Philippe Gilbert dopo l'eccezionale vittoria di ieri nella classica fiamminga. Ad un occhio vispo ed esperto la prima cosa che salta all'occhio è che a Gilbert mancano solo due corse simbolo del ciclismo per entrare nella Storia di questo sport, e affiancarsi a leggende come Eddy Merckx, Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck (a cui però manca il Mondiale), ovvero le restanti due Monumento, Sanremo e Roubaix. La prima è sicuramente quella più alla portata del belga, soprattutto se verrà inasprito il finale, ma per l'assalto dovrà attendere l'anno prossimo. La Roubaix è invece più vicina. L'Inferno del Nord aprirà le sue porte domenica, ma Gilbert non è tra i favoriti perché l'assenza di muri ne limitano le possibilità di fare la differenza, e perché domenica dovrà restituire il favore a chi lo ha lanciato verso Oudenaarde. Chissà però che per l'anno prossimo non provi a migliorare in volata, diventando competitivo anche per questa classica sulle pietre. Chissà.