Simply The Best. ​Eh già, la celebre canzone portata al successo da Tina Turner si presta perfettamente al ritratto del torneo di Indian Wells, il 1000 più amato dai tennisti da tre anni a questa parte. E, di conseguenza, il migliore. Una piccola goccia nello stato della California, poco più di 3 mila abitanti e l'Indian Wells Tennis Garden a dar battaglia alle palme ed all'immenso oceano pacifico. Ma veniamo a noi: tanti big, altrettanta attesa e voglia di scoprire la condizione dei Fab Four dopo gli ultimi tornei giocati. Facciamo il quadro generale

I GRANDI FAVORITI, TORNANO I FAB FOUR

Andy Murray

Il baronetto - forse meglio chiamarlo Sir - di Glasgow ha le carte in regola per inscriversi all'albo dei vincitori. E' l'unico dei Fab Four ad aver convinto pienamente, cancellando in parte la cocente delusione di Melbourne. Il successo a Dubai, nel nulla, o quasi, lasciato da Federer e Wawrinka, gli ha permesso di consolidare la prima posizione e di tornare a ruggire prepotentemente. Il tennis non raggiunge ancora i picchi della seconda tranche del 2016, ma la scorza da lottatore rimane, come testimonia il match surreale vinto contro Kohlschreiber. Velocità negli spostamenti laterali e verticali, presente da fondo, solido a rete e camaleontico negli scambi. In una superficie che non lo ha mai premiato, Andy vuole alzare il titolo per la prima volta.

Roger Federer

Dopo la fantastica finale vinta contro Nadal ed il 18° Slam portato a casa; le quotazioni del Re sono in rialzo, ancor di più sul cemento. Il brusco stop patito a Dubai ha creato fin troppo clamore, avvolto in uno strato di domande e previsioni negative pressoché inutili. Lo svizzero era arrivato negli Emirati con poco allenamento alle spalle, ed un mese di riposo dopo gli AO. Nessun problema nella passeggiata di salute contro Paire, poi Donskoy ha giocato la carta vincente: intensità. La caratteristica mancante nel suo puzzle, sia fisicamente che - soprattutto - mentalmente. Resta, ovviamente, l'amaro in bocca per aver perso contro il N°116 del mondo, ma l'impressione è che intorno a Roger fosse apparsa un'aurea di onnipotenza. A 35 anni, invece, gli obiettivi primari sono altri. Indian Wells lo stuzzica, il cemento discretamente veloce si addice alle sue caratteristiche. Importante sarà spingere in risposta anche con il rovescio, adottando uno stile di gioco offensivo, lo stesso che lo ha portato nell'Olimpo lo scorso gennaio. 

Novak Djokovic

​Aldilà del prolungato momento negativo, è sempre lì, è sempre il N°2 al mondo.  "Vorrei tornare sopra a tutti, ma non è la mia priorità" recita un estratto della sua ultima intervista. Il rapporto con il mondo della pallina è mutato, questo è certo, ma Nole vorrà cambiare l'inerzia di questi primi tre mesi del 2017. La sconfitta inaspettata contro Istomin a Melbourne, adesso il sentenza-campioni Kyrgios ad Acapulco. In mezzo le liti con la moglie - una famosa ripresa in diretta - e la voglia di nutrire la mente con stimoli positivi. L'impressione è che manchi il killer instinct nei momenti topici del match, sia nelle situazioni difensive che offensive. Non è più il grillo che saltella sulla riga di fondo, piegandosi come un muro di gomma difensivamente e scoccando traccianti velenosi offensivamente. È un Djoker conservativo, a volte pauroso, che spinge poco e cerca di non sbagliare piuttosto che osare.

Rafa Nadal

Continua il lavoro di crescita griffato Rafa & Moya. Con lo zio che ha annunciato l'addio a fine stagione per dedicarsi all'accademia, l'iberico non ha intenzione di fermarsi. La condizione fisica appare ottima, ed il gioco raggiunge picchi importanti anche se non mancano pericolosi blackout. Il cemento, come ben sappiamo, non è la sua superficie preferita ma le due finali - Australia Open, molto rilevante, ed Acapulco - raccontano il contrario. Sentenziato prima da Federer, poi da Querrey. L'intensità e la costanza saranno due chiavi importanti per ben figurare in America, puntando sul suo dritto arrotato e velenoso. 

OUTSIDER E SORPRESE

Categoria scarna di opzioni, sinceramente parlando. Con il forfait di Raonic - stiramento al bicipite femorale - e la condizione sottotono di Wawrinka, la top ten diventa perlopiù innocua. Il maggior indiziato a poter scalare quotazioni è Tsonga, reduce da due finali vinte - Rotterdam e Marsiglia - mentre Thiem è indemoniato sulla terra rossa, ma sul veloce è un interrogativo. Cilic spento, Goffin fumoso. Dietro aspettiamo Pouille e Dimitrov, nonché Zverev. Circoletto rosso per Del Potro.