Cesare Prandelli non è più l'allenatore della Fiorentina. Il tecnico si è dimesso e, quasi sicuramente, Giuseppe Iachini tornerà sulla panchina viola fino al termine della stagione.

Ma come si è arrivati a questa decisione? Prandelli si è sempre detto innamorato di Firenze e la proprietà e la squadra erano con nonostante risultati altalenanti. Le ultime settimane però erano state particolarmente intense soprattutto dal punto di vista emozionale. Dopo la fondamentale vittoria di Benevento, infatti, disse di sentirsi "Stanco, molto stanco, vuoto dentro". Per poi spiegare che "la Fiorentina la sento mia, sono coinvolto come non mai, è stato uno sfogo". Dopodiché al termine della sconfitta con il Milan non si è presentato ai microfoni perché non si sentiva bene. Poi silenzio fino ad oggi. Fino a questa lettera a cuore aperto condivisa pochi minuti fa dalla società gigliata. 

"Firenze, 23 marzo 2021. È la seconda volta che lascio la Fiorentina. La prima per volere di altri, oggi per una mia decisione. Nella vita di ciascuno, oltre che alle cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono. Ho intrapreso questa nuova esperienza con gioia e amore, trascinato anche dall’entusiasmo della nuova proprietà. Ed è probabilmente il troppo amore per la città, per il ricordo dei bei momenti  di sport che ci ho vissuto che sono stato cieco davanti ai primi segnali che qualcosa non andava, qualcosa non era esattamente al suo posto dentro di me. La mia decisione è dettata dalla responsabilità enorme che prima di tutto ho per i calciatori e per la società, ma non ultimo per il rispetto che devo ai tifosi della Fiorentina. Chi va in campo a questo livello, ha senza dubbio un talento specifico, chi ha talento è sensibile e mai vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra. In questi mesi è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono venuto qui per dare il 100%, ma appena ho avuto la sensazione che questo non fosse più possibile, per il bene di tutti ho deciso questo mio passo indietro. Ringrazio Rocco Commisso e tutta la sua meravigliosa famiglia, Joe Barone e Daniele Pradè, sempre vicini a me e alla squadra, ma soprattutto ringrazio Firenze che so che sarà capace di capire. Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono."

Una lettera d'amore e d'addio per un gentiluomo del pallone che ha l'onestà intellettuale di ammettere di non avere più i requisiti per svolgere al meglio il suo lavoro. Requisiti rari al giorno d'oggi dove è più facile rimanere fermi per continuare a farsi pagare piuttosto che fare un passo indietro. 

 

 

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