Cherky-ato l'obiettivo
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C’è sempre una partita che non cambia tutto, ma lo racconta.
Quella di oggi non è la gara in cui l’Arsenal perde il campionato. Non può esserlo. Ma è probabilmente quella in cui smette definitivamente di avere il controllo della sua storia.

Il punto, alla fine dei conti, non è la sconfitta per 2-1 contro il Manchester City. Il punto è che una settimana fa i punti di vantaggio sui ragazzi di Guardiola erano 6, un margine che sembrava una sicurezza. Oggi no: il City oggi si è portato a -3, con una partita in meno, riaprendo il campionato.
E non per una frenata improvvisa, ma per un lento scivolare dei Gunners.

Le formazioni

Manchester City (4-2-3-1): Donnarumma; Nunes, Khusanov, Guehi, O'Reilly; Bernardo, Rodri; Doku, Cherky, Semenyo; Haaland.

Arsenal (4-3-3) : Raya; Mosquera, Saliba, Gabriel, Hincapie; Odegaard, Zubimendi, Rice; Madueke, Havertz, Eze.

Arbitro: Anthony Taylor

Un primo tempo da show

Il primo tempo è più bloccato e teso che bello e spettacolare, almeno per i primi 20 minuti. A fare la partita ci pensa il City (al 28' i ragazzi di Pep avevano il 62% di possesso palla), mentre l'Arsenal prova a restare ordinato senza mai scomporsi davvero. Serve un lampo, una giocata.

E la giocata arriva col solito fenomeno Rayan Cherki: controllo, serpentina dal limite dell'area a crearsi uno spazio dove non c'era e destro preciso che buca Raya. Sembrerebbe il gol che spacca la partita, che la indirizza, e invece l'Arsenal si fa trovare pronto.

Passa meno di un minuto, Nunes serve Donnarumma da una rimessa laterale: il portiere italiano controlla male e, nel rinviare, colpisce in pieno Havertz. Il pallone termina in rete, i Gunners tornano sul livello del mare e danno una scossa forte alla partita.

Il primo tempo si chiude sul punteggio di 1-1 con poche altre occasioni.

Secondo tempo o secondo posto?

La ripresa è, per lunghi tratti, un monologo del City. Il possesso aumenta, le occasioni pure, l’inerzia sembra chiara. L’Arsenal fatica a uscire, sbaglia tanto, concede campo e ritmo, ma resta in partita.

Anzi, al contrario di quanto si può immaginare, ha le occasioni migliori nel momento meno prevedibile. Martinelli si fa ipnotizzare da un super Donnarumma, poco dopo Eze centra in pieno il palo alla destra dell'ex PSG.

L'Arsenal comincia a crescere e, proprio nel suo miglior momento, a colpire è il Manchester City.

Doku pesca O'Reilly in area, l'inglese mette forte in mezzo una palla pericolosa che, dopo un rimpallo, resta a metà strada fra tutti. E, con uno come Erling Haaland in area, il finale è già scritto: attimi di lotta greco-romana con Gabriel, coordinazione in caduta e palla alle spalle di Raya per il 2-1 che fa esplodere l'Eitihad.

Da quel momento cambia faccia la partita: gli ultimi 15 minuti sono un copione che propone falli, contatti, tensione e un accenno di rissa a seguito dell'ennesimo fallo di Gabriel su Haaland.

L'Arsenal prova a rientrare ma colpisce un altro palo e, sul tramonto della partita, spreca un buon cross di Trossard col colpo di testa alto di Havertz, prima del triplice fischio.

Non oggi, ma anche oggi

Sarebbe troppo facile raccontare di un City che vince lo scontro diretto e riapre il campionato. Ok, è vero, ma non del tutto.

Il campionato l'ha riaperto l'Arsenal stesso, da solo, settimana dopo settimana, compiendo quello che sta passando come un vero e proprio "suicidio sportivo". Pareggi evitabili, momenti gestiti male e quella sicurezza che sembravano avere i ragazzi di Arteta trasformata prima in pressione e poi in fragilità.

Perché questa è una partita che l’Arsenal poteva pareggiare, forse anche vincere. Ha avuto le occasioni per farlo. Ma non lo ha fatto. E quando arrivi a questo punto della stagione, non farlo pesa il doppio.

Il City ora non è più inseguitore. È di nuovo lì, con lo sguardo di chi sa esattamente come si vincono questi campionati. La squadra di Pep Guardiola non ha mai avuto bisogno di dominare sempre: le basta restare abbastanza vicina, esattamente come ora.

Per l’Arsenal, invece, cambia tutto. Non solo la classifica, ma la percezione. Da squadra che doveva difendere, a squadra che deve resistere. Da chi aveva margine, a chi ora deve guardarsi indietro. Non è ancora finita. Ma non è più la stessa storia.

E forse, riguardando tutto tra qualche settimana, questa non sarà ricordata come la partita in cui l’Arsenal ha perso il campionato.

Ma come quella in cui è diventato impossibile negare che stava già succedendo.

E Guardiola ringrazia.

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