Ogni persona nel mondo ha una lista di cose da fare prima di morire, c’è chi vuole salire sulla Luna, chi una crociera nei Caraibi, oppure incontrare il proprio idolo d’infanzia. Io, nella mia infinita lista dei desideri, ho appena depennato due opzioni: un secchio di pollo fritto al KFC e una partita in prima fila al Camp Nou. Ebbene sì, sono appena stato al tempio del calcio mondiale, mercoledì 17 agosto, in occasione della gara di ritorno della Supercoppa di Spagna, tra il Barcellona e Siviglia, terminata tre a zero per i catalani, dopo il due a zero dell’andata, con il primo trofeo stagionale per la truppa di Luis Enrique.

Iniziamo dal principio, in una calda giornata di fine luglio, è arrivato il momento di decidere il luogo di vacanza e la scelta è ricaduta su Barcellona: un’occhiata veloce al calendario ed ecco che spunta Barcelona-Sevilla il giorno 17, proprio la data del nostro arrivo in città. Un’occasione da cogliere al volo e subito a prenotare i biglietti, trovo due posti nel settore adiacente al calcio d’angolo, nelle primissime file della tribuna centrale opposta a quella coperta.

Passano i giorni e arriva il fatidico momento, alla mattina del 17 si è pronti per prendere il volo da Venezia e in meno di due ore si è atterrati nel capoluogo catalano. Appena usciti dall’aeroporto, di corsa alla fermata della metropolitana, direzione stazione di Collblanc, la fermata nei pressi del Camp Nou. Arrivati al posto, dopo dieci (!!!) piani di scale mobili, nel giro di 200 metri scorgiamo la parete esterna di una delle due curve, ovvero la parte più alta dello stadio. Sembra strano, ma visto in lontananza, non sembra così imponente, facilmente confondibile tra gli edifici della zona. Tappa veloce, giusto per comprare una maglietta blaugrana, la scelta è ricaduta su Don Andrès Iniesta, e per riempire lo stomaco con qualche tapas.

Le ore passano, l’andrenalina sale, manca poco alle 23, ora del calcio d’inizio. Dopo una veloce doccia fredda e la fedelissima GoPro ricaricata, è il tempo di incamminarsi verso il tempio del calcio, verso le otto e mezza di sera, immettendosi nell’infinita schiera di tifosi del Barcellona, in un mare blaugrana, lungo il viale che porta allo stadio. Per entrare nel nostro gate, bisognava fare il giro dello stadio, e qui si notano le prime grandi differenze con i nostri impianti italici: forze dell’ordine al minimo, incontriamo tre tifosi del Siviglia per strada e ci scambiamo due saluti, altri fans di Vietto e soci che condividevano la cerveza con quelli del Barcellona.

Mentalità.

Durante la passeggiata, ci fermiamo ad ammirare La Masìa, antico casolare settecentesco, storica sede della Cantera del Barcellona, dove hanno alloggiato i vari Lionel Messi, Andres Iniesta, Xavi e Puyol. Al termine del vialone alberato, troviamo i cancelli d’ingresso, dopo una breve perquisizione dei nostri zaini, inizia l’ingresso. Passano i minuti, cresce l’emozione, pelle d’oca. Il Camp Nou si fa sempre più imponente, metro dopo metro e ci dirigiamo verso il gate 73, è il momento di accendere la GoPro e di immortalare il momento dell’ingresso: passiamo il primo tornello e ci aspetta una lunga rampa di scale verso il basso, ci fermiamo dieci secondi, giusto il tempo di realizzare dove siamo e ci dirigiamo verso l’uscita per gli spalti. Ultimissime scalinate, sbuchiamo dall’ingresso e si presenta uno spettacolo ai nostri occhi indescrivibile a parole. Basterà vedere la foto per riuscire a realizzare un minimo.

Il colpo d’occhio è spettacolare, da brividi. Ad aumentare l’andrenalina, c’è la consapevolezza di essere seduti nelle primissime file: tradotto vuol dire che siamo a meno di dieci metri da Messi e soci. Pian piano inizia a riempirsi lo stadio, i giocatori entrano e si sentono i primi boati per i beniamini di casa. Passa il tempo e arrivano le 23, fischio d’inizio e la partita si accende subito con le prime grandi occasioni del Siviglia, che deve ribaltare il 2-0 maturato all’andata. Al decimo minuto, primo grande boato, con il gol di Arda Turan, bravo a concretizzare un’azione corale, nata dai piedi di Messi, mentre Claudio Bravo è abilissimo nell’ipnotizzare Iborra su calcio di rigore alla mezz’ora. Da quell’episodio è monologo blaugrana, con un Messi che crea per i compagni, ricevendo fiumi di applausi ad ogni palla toccata. All’apertura del secondo tempo, sull’uno a zero, Arda Turan si ripete e sfrutta il malposizionamento di Sergio Rico, insaccando con un grazioso pallonetto da fuori area. Al cinquantaseiesimo minuto di gioco, il grande protagonista, Messi, corona la super performance timbrando il cartellino con un gol di testa, mandando in delirio i settantaduemila presenti al Camp Nou. Al novantesimo, il fenomeno argentino sfiora un eurogol, dopo aver dribblato la difesa ospite, con un tiro a giro manda fuori di pochissimo, strozzando l’urlo in gola dei presenti. Triplice fischio, il Barcellona si aggiudica il primo trofeo stagionale, dimostrando di essere la squadra da battere in questa Liga.

Terminata la premiazione, piuttosto scialba, in verità, è il momento di fare le ultime foto a bordocampo e di prendere la via per l’appartamento. Purtroppo, i trasporti non hanno fatto il loro dovere e ci siamo ritrovati a fare cinque chilometri a piedi alle tre di notte. Poco male, Barcellona è una città che regala scorci spettacolari anche a notte fonda, con le ultime luci del Camp Nou alle nostre spalle che andavano spegnendosi, mentre noi passeggiavamo per le vie desterte della zona di Sants, paralleli alla Rambla di Badal, in direzione Montjuic.

Cosa mi ha colpito di più di questa esperienza, a dir poco, elettrizzante? L’atmosfera, uno stadio ricco di storia, trofei e campioni, gli spalti infiniti, che accolgono quasi centomila persone e il talento di un extraterrestre argentino, chiamato Lionel Messi. In Tv sembra una cosa normale vederlo, dal vivo è uno spettacolo per gli occhi, senza dubbio i soldi meglio spesi nella mia vita. E vi parla uno che ha come unico credo Zlatan Ibrahimovic. Fatelo, vi sposate? Come viaggio di nozze è perfetto. Regalo di compleanno? Laurea? Andate a Barcellona e entrate al Camp Nou, sarà un’esperienza mistica. Parola del sottoscritto.

Giorgio Giovannini