Ciclismo, dodici protagonisti di un 2017 spartiacque

Ciclismo, dodici protagonisti di un 2017 spartiacque

L'anno che se ne va attraverso le storie di dodici grandi corridori, tutti protagonisti, in un modo o nell'altro, della stagione ciclistica.

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Andrea Russo Spena

La stagione ciclistica 2017 si è ormai conclusa da tempo, ma l'anno solare si appresta a salutarci solo in queste ore. E' Il momento giusto per trarre un bilancio dei mesi trascorsi, con tanti protagonisti che sono assurti all'onore delle cronache, anche per motivi diversi tra loro. Ecco perchè è possibile ripercorrere l'anno attraverso dodici corridori, che più di altri hanno segnato una stagione fatta di sorprese, conferme, addii e anche casi di doping, con tanto di veleno nella coda. 

- Tom Dumoulin. Tra gli uomini in copertina c'è sicuramente questo straordinario cronoman olandese, iridato a cronometro a Bergen e vincitore del Giro d'Italia del Centenario. Dopo aver fatto il vuoto nelle prove contro il tempo, Dumoulin ha retto alla grande in salita, prima staccando i suoi rivali a Oropa, poi resistendo agli attacchi portatigli in ordine sparso dai vari Vincenzo Nibali, Nairo Quintana, Thibaut Pinot e Ilnur Zakarin. Tornerà al Giro nel 2018, per difendere ancora una maglia rosa conquistata contro pronostico e indossata con orgoglio in Piazza Duomo a Milano. 

- Vincenzo Nibali. Lo Squalo dello Stretto si è dimostrato il corridore più affidabile e continuo del ciclismo italiano. Non eccezionale al Giro, nonostante la gran bella vittoria di Bormio nella tappa dello Stelvio, ha raccolto un terzo posto nella corsa di casa, per poi concentrarsi sulla Vuelta a Espana, in cui è stato fiero antagonista di Chris Froome. Il caso salbutamolo, in cui il britannico è stato recentemente coinvolto, potrebbe concedergli la stessa Vuelta a tavolino. Non il massimo per uno sportivo professionista, ma pur sempre una bella soddisfazione. A completare una stagione di alto livello, la vittoria in solitaria al Giro di Lombardia, a braccia alzate sul lungolago lariano. 

- Fabio Aru. Costretto a saltare il Giro del Centenario (al via dalla sua Sardegna) per un problema al ginocchio, il Cavaliere dei Quattro Mori ha brillato in estate, tra Criterium del Delfinato e Tour de France. Alla Grand Boucle ha trionfato nella tappa della Planche des Belles Filles, e si è preso la maglia gialla sui Pirenei. Ha retto finchè una fastidiosa bronchite non l'ha messo fuori causa anche per il podio. Da comparsa invece la sua avventura alla Vuelta, fuori classifica e con un piede e mezzo fuori dalla squadra, l'Astana di Alexandr Vinokourov. 

- Chris Froome. Il cannibale del 2017, con una macchia decembrina sul calendario. Il kenyano bianco non ha impressionato nella sua lunga preparazione al Tour de France, ma alla Grand Boucle ha regolato tutti i rivali, soprattutto grazie al supporto di un Team Sky più forte che mai (con Mikel Landa quarto nella generale). Quarto Tour in bacheca, a un passo dai grandissimi, con il redivivo Rigoberto Uran e il francese Romain Bardet a fargli da vassalli all'ombra dell'Arco di Trionfo. Avrebbe completato un'annata da sogno con la vittoria della Vuelta, ma la positività al salbutamolo (broncodilatatore) non solo ne ha macchiato l'immagine, ma rischia ora di privarlo del successo spagnolo e di tenerlo lontano dalle corse per diversi mesi. 

- Alberto Contador. Ha detto addio al ciclismo in questo 2017. E con ogni probabilità mancherà più lui al mondo delle due ruote che viceversa. Nienta da fare al Tour de France, dove pure si è inventato attacchi show da lontano, meglio sulle strade di casa della Vuelta, dove ha chiuso da fuoriclasse, trionfando nella tappa del terribile Alto de Angliru. Con lui la saluta la parte romantica e coraggiosa del ciclismo, quella slegata da computerini di bordo, da VAM e da watt da controllare ogni cinque pedalate. 

- Nairo Quintana. Il colombiano della Movistar ha tentato l'azzardo. Gli è andata male, perchè la doppietta Giro-Tour gli è rimasta indigesta. In Italia si è fatto beffare da Dumoulin, non dando quasi mai (eccezion fatta per la tappa del Blockhaus) la sensazione di essere esplosivo in salita. Ha pagato le salite della corsa rosa alla Grand Boucle, disputata da comprimario. Gli resta la soddisfazione della vittoria alla Tirreno-Adriatico, con la prospettiva di una difficile coabitazione con lo spagnolo Mikel Landa sullo sfondo. 

- Alejandro Valverde. Il 2017 del murciano ha un pre e un post. Il momento della svolta è quello della cronometro bagnata di Dusseldorf, prologo del Tour, in cui uno scivolone gli è costato la rottura della tibia. Prima, superbo nelle brevi corse a tappe, tra Vuelta a Andalucìa, Volta a Catalunya e Giro dei Paesi Baschi, con doppia zampata nelle classiche delle Ardenne (Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, ancora). Poi, intervento chirurgico e riabilitazione. Lo si rivedrà al Giro nel 2018, anno in cui ha messo nel mirino la prova in linea dei Mondiali di Innsbruck. 

- Philippe Gilbert. Redivivo. Il passaggio dalla BMC alla Quick-Step Floors gli ha fatto benissimo, facendolo tornare protagonista in primavera. Da manuale la sua cavalcata solitaria nella leggendaria cornice del Giro delle Fiandre, successo replicato all'Amstel Gold Race, in volata su Michal Kwiatkowski. Rammarico per non averlo visto in azione alla Parigi-Roubaix, con la sua squadra che lo ha "sacrificato" sull'altare dell'ultima corsa in carriera del grande connazionale Tom Boonen, altro esponente della vecchia generazione che ha salutato il ciclismo professionistico. 

- Michal Kwiatkowski. La prima instantanea della stagione è sua. Lui che insegue un fantastico Peter Sagan sul Poggio di Sanremo (insieme al francese Julian Alaphilippe), per poi beffarlo di pochi centimetri in uno sprint ristretto. Successo da campione (iridato a Ponferradina), prima di tanto gregariato di lusso per Chris Froome al Tour de France, disputato quasi da scalatore. La Clasica di San Sebastiàn e le Strade Bianche altri due successi prestigiosi da aggiungere a una stagione da ricordare. 

- Peter Sagan. Non il solito Sagan nelle classiche delle pietre. Si lascia scappare Gilbert al Fiandre, non è protagonista alla Roubaix, ed è vittima della sindrome da accerchiamento alla Gand-Wevelgem. Avrebbe meritato maggior fortuna alla Milano-Sanremo, corsa che ha reso spettacolare dopo anni di dominio dei velocisti puri. Espulso dal Tour de France, per una sanzione fin troppo severa dopo una volata da colpi proibiti con Mark Cavendish sul traguardo di Vittel, è riapparso quando contava di più: nella prova in linea del Mondiale di Bergen, mettendosi addosso la terza maglia iridata consecutiva, impresa mai riuscita prima ad alcuno. 

- Greg Van Avermaet. Il campione olimpico di Rio de Janeiro ha corso più volte in marcatura su Sagan nelle classiche del pavè. Tattica che ha pagato, facendogli conquistare la Het-Nieuwsblad, il GP di Harelbeke, la Gand-Wevelgem e soprattutto la Parigi-Roubaix, prima corsa monumento vinta in carriera. Desaparecido nel resto della stagione, respinto ai Mondiali in Norvegia, tornerà alla carica per cercare il successo al Giro delle Fiandre il prossimo aprile. 

- Fernando Gaviria. Senza dubbio il velocista dell'anno. Padrone delle volate del Giro d'Italia, dove ha praticamente messo sempre dietro di sè Andrè Greipel e Caleb Ewan: ha talmente dominato che la Quick Step-Floors ha deciso di puntare su di lui nei prossimi anni, sacrificando un altro grandissimo sprinter, protagonista al Tour de France, il tedesco Marcel Kittel.

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