Per diventare grande nello sport occorre confrontarsi con chi, di quello sport, è, se non padrone, massimo interprete. Fabio Aru sale sul ring della Vuelta, con tutti i pesi massimi delle due ruote e non rinuncia alla lotta. Passano i giorni, cresce la fatica, eppure su ogni scalata emerge quell'immagine fresca, quel volto tirato, che pare lì a raccontare carattere, a trasudare grinta. La diciottesima tappa colora d'azzurro una corsa per tradizione spagnola. Fabio Aru si issa sopra tutto e tutti. Parte presto, quando al traguardo mancano quasi 4 km, non con uno scatto secco. Una lenta, ma inesorabile progressione. Dietro osservano, nessuno si prende la responsabilità dell'inseguimento. La frullata di Froome, attesa, arriva e in testa si forma una coppia d'assi. Contador, Valverde e Rodriguez restano a guardare, incerti. Non si amano, di certo non si aiutano. Non può farlo Alberto, più lento dei connazionali in volata. La strada continua a salire, fino ai 700 metri, lì spiana e dietro Rodriguez fornisce l'ultimo strappo. Non basta, ormai è lotta a due. Aru parte e lascia la compagnia di un redivivo Froome. La Vuelta riconosce la grandezza di Fabio, gigante tra i giganti. Valverde e Rodriguez tagliano il traguardo insieme, a 13", con Contador. 

Tappa pericolosa, la diciottesima. Prima parte classica del territorio galiziano. Pianura sì, ma nervosa, frastagliata. Continui saliscendi a condizionare un gruppo restio ad accettare fughe di sorta. Si corre oltre i 50 di media per la prima ora e il primo plotoncino scappa solo al km 65. Luis Leon Sanchez il più quotato, con lui Le Bon e Dupont. Il vantaggio massimo non supera mai i 4 minuti, perché la Movistar controlla la corsa. L'obiettivo di L.L.Sanchez è conquistare punti per la maglia a pois e lungo le rampe dell'Alto Monte Castrove il corridore della CajaRural Seguros si toglie di ruota i due compagni di giornata. Scollina in vetta prima di farsi riassorbire dal gruppo. A questo punto, quando mancano ormai poco più di 20 km al traguardo, il Team Sky ha in mano le carte della corsa. Froome, beffato nell'abbuono intermedio, alza l'andatura e si avvia verso la salita finale, la stessa appena conclusa. Studiata nel primo passaggio dal gruppo, presenta una lunghezza di 7 km e pendenze medie non proibitive. Il ritmo è da subito indiavolato.

Tra i big si muove per primo Rodriguez, subito seguito da Contador. Scatti, accelerazioni, frustate. Barguil prova due, tre volte. Il primo allungo significativo è di Coppel, ma la tappa si incendia sull'acuto di Aru. Rodriguez riporta vicino i quattro grandi, ma Aru non si guarda indietro e prosegue, agguantato da Froome. Il mal celato "odio" fra gli spagnoli fa il resto. Froome scavalca Valverde nella generale e pensa a Contador. Aru guadagna su Rodriguez. La Vuelta è ancora viva.

Arrivo:

1) Aru

2) Froome + 1"

3) Valverde + 13"