
Il 28 febbraio 2026 alle 18:30, al Bentegodi, non sarà una partita come le altre. Verona-Napoli, valida per la 27ª giornata, pesa tantissimo soprattutto sulle spalle degli uomini di Conte. Questa partita non è mai semplice, nasconde una forte rivalità tra le due tifoserie e le squadre sentono la responsabilità di dimostrare sul campo il sentimento dei propri tifosi. La sconfitta contro l’Atalanta a Bergamo, maturata tra polemiche e decisioni arbitrali discusse, ha lasciato strascichi evidenti. Non solo emotivi, ma anche di classifica. Il Napoli si è ritrovato agganciato dalla Roma a quota 50 punti. Una frenata che brucia, soprattutto perché arrivata in un momento in cui serviva continuità e cinismo. Adesso il margine sulla Juventus è di quattro lunghezze, mentre il Milan secondo in solitaria è distante altrettanto. Un equilibrio che non consente nuovi passi falsi. Conte lo sa: a Verona servono tre punti. Non importa come. Importa reagire, perché le grandi squadre si misurano nella capacità di trasformare la rabbia in energia.

Classifica e ambizioni a confronto
Il contesto generale rende la sfida ancora più delicata. L’Inter di Chivu, dopo l’eliminazione dalla Champions per mano del Bodo, ha ormai messo da parte ogni distrazione europea e si è consegnata completamente al campionato. Il vantaggio di +14 appare oggi un solco profondo, incolmabile. Restare aggrappati al treno alto significa blindare almeno la zona Champions e provare ad approfittare di eventuali scivoloni. Con Roma appaiata e Juventus pronta ad approfittarne, il margine d’errore è ridotto al minimo. La partita tra Roma e Juventus può dare una spinta in più al Napoli di Conte. Di fronte ci sarà un Verona in condizioni drammatiche: ultimo a 15 punti insieme al Pisa, con la salvezza lontana nove lunghezze. Il gruppone a quota 24 rappresenta oggi una montagna da scalare. Ma proprio per questo i gialloblù giocheranno con l’orgoglio e con la disperazione di chi non ha più alternative. Ed è qui che si nasconde il pericolo maggiore.

Santos, la luce nuova sulla sinistra
Se c’è una nota positiva uscita dalla serata di Bergamo, partita discussa per errori arbitrari evidenti, porta il nome di Santos. L’esterno ha offerto una prova di personalità: strappi, conclusioni, coraggio nell’uno contro uno. Si è preso la fascia sinistra con decisione, dimostrando di poter essere un’arma preziosa nel sistema di Conte. Non è ancora un giocatore completo. Deve crescere nella generosità e nella fase di non possesso, imparare a dosare le energie e scegliere meglio i tempi. Ma la sensazione è chiara: il Napoli ha trovato un jolly offensivo capace di spaccare le partite. In una trasferta che si preannuncia sporca, fisica, probabilmente bloccata nei primi minuti, la capacità di saltare l’uomo può diventare determinante. E Santos sembra avere proprio quella scintilla che serve quando gli spazi sono stretti.

Il precedente che invita alla prudenza
Guai a sottovalutare il Verona. All’andata, al Maradona, i gialloblù erano riusciti a portarsi addirittura sul doppio vantaggio, prima di essere rimontati. Un campanello d’allarme che resta vivo nella memoria. Quella partita ha dimostrato che il Verona sa come fare male al Napoli, soprattutto quando può attaccare in verticale e sfruttare le disattenzioni. Non sarà dunque una formalità. Anzi, potrebbe trasformarsi in una battaglia nervosa, con il pubblico del Bentegodi pronto a spingere una squadra che si gioca le ultime carte per restare in Serie A. Ecco perché, al di là dei valori tecnici, conterà l’atteggiamento. Il Napoli ha più qualità, più struttura, più ambizione. Ma dovrà dimostrarlo sul campo, senza pensare alla classifica e senza distrazioni. Se il Napoli e Conte vogliono restare credibile, a Verona deve arrivare una vittoria. Non esistono attenuanti, non esistono scuse. È il momento di dimostrare di essere grande davvero.

