
C'è una frase che, da inizio stagione, riecheggia insistentemente tra le mura di Milanello: "Non esistono avversari facili". Un monito, certo, per tenere sempre alta la concentrazione, ma forse anche un problema da risolvere.
Perché il Milan di Massimiliano Allegri ha mostrato un volto brillante, cinico e spietato quando ha affrontato le big di questo campionato, ma ha fatto fatica a dimostrarsi tale anche contro avversarie di medio-bassa classifica, le cosiddette "piccole".
Il pareggio casalingo agguantato al 92' ieri a San Siro contro il Genoa è solo l'ultimo dei tanti campanelli di allarme suonati nel girone di andata, terminato (o quasi, dato che deve recuperarsi ancora la giornata 16) con l'1-1 contro il Grifone.
La sensazione è che, quando è chiamato a fare lui la partita contro una squadra che si difende compatta, l'undici di Max Allegri faccia molta più fatica di quando affronta avversari che giocano a viso più aperto.

L'esaltazione dei big match
I dati parlano chiaro in merito: contro le "top di classe" il Milan ha raccolto 17 punti su 21 disponibili, pareggiando solamente contro Atalanta e Juventus. Insomma, una macchina perfetta, infallibile, che molto spesso ha chiuso la partita con cinismo, segnando al primo tiro in porta, e ha concesso pochissimo agli avversari, con appena 2 reti subite.
Ecco il paradosso: contro le migliori, la squadra sembra avere un senso tattico superiore. Gli automatismi difensivi sono serrati, gli spazi sono pochi, le transizioni rapide e la lettura delle situazioni dal centrocampo in su è spesso chirurgica.
La capacità di elevare il livello della prestazione contro chi “parla lo stesso linguaggio” del Milan è un chiaro segnale di crescita rispetto alla stagione precedente, quando la squadra faticava a competere costantemente contro le prime della classe, ma ora il problema sembra essersi ribaltato.

Il rebus delle "piccole"
Questa "intensità da big match" sembra svanire nel nulla quando il livello dell'avversario sulla carta scende e a salire in cattedra viene chiamata proprio la formazione rossonera.
Se è vero che, da inizio stagione, il Milan ha perso soltanto una partita - la prima contro la Cremonese - e dato vita a una striscia di 17 risultati utili consecutivi, la squadra capitanata da Maignan ha lasciato per strada molti punti importanti contro squadre di medio-bassa classifica.
Contro le piccole le occasioni concesse e i gol subiti sono aumentati, il Milan ha fatto fatica ad essere cinico, nonostante le maggiori occasioni da gol create, come se il favore del pronostico alla squadra di Allegri stia scomodo, non li metta a proprio agio.

Allegri e le "piccole" correzioni
Il paradosso finale di questo Milan è che, mentre la stagione procede nel segno delle prestazioni contro le grandi, il cammino verso i traguardi più sperati passa necessariamente per una migliore interpretazione delle gare con le piccole. Allegri stesso ha più volte sottolineato l’importanza di non sottovalutare certe partite e di gestire la tensione emotiva in modo più lineare e coerente, indipendentemente dall’avversario.
Il percorso è lungo, il tecnico livornese lo sa bene, e i numeri devono trasformarsi in risultati concreti. Il Milan, secondo a quota 39 punti, deve limare i piccoli dettagli e non perdere più punti contro chi non ha "pressioni da alta classifica".
In fondo, la bellezza di una stagione è proprio questa: un percorso dove ogni gara, grande o piccola, può essere una pagina fondamentale. Per Allegri e il suo Milan, la sfida più intrigante resta quella di correggere i dettagli - quei piccoli aggiustamenti - che possono trasformare grandi soddisfazioni in un trionfo pieno di significato.


