La Juventus sta sondando vari profili per scegliere il suo prossimo allenatore. Dopo la dolorosa ma consensuale separazione con Massimiliano Allegri, il presidente Andrea Agnelli e il suo staff continua con il casting per capire chi raccoglierà la pesante eredità del tecnico livornese. Sono tanti i nomi sul taccuino del numero uno bianconero, profili diversi sia per risultati ottenuti sul campo che per il conseguente appeal. Escludendo i sogni Pep Guardiola e Jurgen Klopp, oggettivamente inarrivabili per stipendio e piani futuri dei loro attuali club (City e Liverpool), sono cinque i tecnici che potrebbero sedersi sulla panchina più pesante di Italia.

Il primo nome è quello di Mauricio Pochettino. Il tecnico del Tottenham ha ancora la finale di Champions League da giocare ma, differentemente da Klopp, non ha mai nascosto l'idea di lasciare gli spurs nonostante l'eventuale coppa. Una scelta tutto sommato condivisa visto il target del Tottenham, squadra forte ma lontana dal Pantheon delle big d'Europa. Pochettino è convinto di poter fare grandi cose e la Juventus sarebbe una sfida affascinante. Le grandi richieste economiche hanno però parzialmente frenato Andrea Agnelli. Altro allenatore straniero che ha interessato la dirigenza torinese è José Mourinho. Lo special one è sponsorizzato dai connazionali lusitani Mendes e Ronaldo, l'ambiente bianconero non vorrebbe però puntare su un tecnico spesso velenoso nei confronti della Juventus. 

I due profili "italiani", provenienti cioè dalla Serie A, sono quelli di Simone Inzaghi e Sinisa Mihajlovic. Il tecnico del Bologna, ex Inter e Lazio da calciatore e ex Milan come tecnico, sarebbe forse la sfida più rischiosa. Le sue abilità tecniche non si discutono, il suo percorso da tecnico frena però la dirigenza bianconera. Mihajlovic è un vecchio pallino di Agnelli e ha già vissuto l'ambiente di una big sulla panchina del Milan. I dubbi riguardano però sulle sue abilità di affrontare il meglio del calcio europeo. Discorso analogo per Inzaghi. L'ex calciatore biancoceleste ha fatto grandi cose proprio sulla panchina della Lazio ma manca dell'esperienza internazionale. Nulla vieta che la stessa possa costruirsi con la Juve, sia chiaro, ma l'impressione è che la dirigenza voglia un altro nome per tentare l'assalto alla Champions League nella prossima stagione, l'ultima al top per alcuni gioielli bianconeri.

L'ultimo nome di questa lista, che sta continuamente scalando posizioni, è quello di Maurizio Sarri. Il comandante toscano ma napoletano di adozione, che per tre anni ha cercato di vincere lo Scudetto coniugando bel gioco e dichiarazioni pesanti contro il sistema Juve. Considerato da tutti un maestro di calcio, Sarri non è stato molto capito in Inghilterra sponda Chelsea, nonostante un campionato tutto sommato positiva. Sarri alla Juve porterebbe, presumibilmente, Higuain e un calcio scintillante e spettacolare. Quel "circo" che Allegri ha sempre ritenuto bello ma non vincente. A Torino, Sarri avrebbe l'occasione di smentire questa teoria, dovendo fare i conti con una serie di pesanti questioni.

Prima su tutte, lo scetticismo della piazza, poco abituata ormai a tecnici considerati poco top. Poi il peso di uno spogliatoio ricco di campioni e di una società che poco accetterebbe il dogmatismo tattico di Sarri, noto per usare pochi calciatori e non tutta la rosa. Abitudine che pare essersi tolto a Londra, c'è da dirlo. In ultimo, una questione che non ha bisogno di spiegazioni. Come reagirà, Maurizio, una volta che incrocerà il suo Napoli? Ai posteri, eventualmente, l'ardua sentenza.