Emre Can è prima di tutto un giocatore potente. Forse è riduttivo definirlo così, ma anche necessario per dare un'idea precisa di cosa porterà alla Juventus il suo acquisto. Non è lui il giocatore di grande qualità che perfezionerà i disimpegni bianconeri, non è nemmeno un clone più giovane di Sami Khedira, con cui condivide essenzialmente tre cose: le origini turco-tedesche, la dirompenza in conduzione e la capacità di tirare fuori dei bei lampi in fase di rifinitura. È piuttosto un tipo di giocatore nuovo nello scacchiere bianconero, dotato di precise caratteristiche ed in grado di dare anche delle garanzie, nonostante la giovane età (classe 1994).

82 chilogrammi distribuiti su 184 centimetri di altezza restituiscono l'idea di quel giocatore leader prevalentemente nella fase di recupero palla, ma non per questo incapace di giocare bene il pallone. La tendenza alla giocata semplice, più che svelare una certa insicurezza tecnica, è data dalla volontà di semplificarsi la vita e commettere il minore numero di errori possibile. Nella scorsa Premier League, ha cercato 59,3 passaggi a partita, con una percentuale di riuscita di poco superiore all'85%; un dato non banale, specie se rapportato all'intensità richiesta da un allenatore come Jurgen Klopp. Per il Liverpool, il numero 23 era una preziosa arma in fase di recupero palla (2,6 tackles ed 1,1 intercetto a partita nel campionato 2017-2018), proprio per questo utilizzato prevalentemente come mezzala, in modo da poter mordere le caviglie ai pariruolo avversari con una certa libertà.

Nel centrocampo juventino quindi arriva tanta sostanza, non da intendersi come una semplice fase d'interdizione ma come tutto ciò che è utile e non più di tanto elaborato. Can è meno riflessivo rispetto a Khedira, meno dinamico rispetto a Matuidi, meno creativo ed agile rispetto a Pjanic. È però sicuramente dotato di un'esplosività particolare, anche nei duelli aerei, che si rivelerà preziosa; ha migliorato molto (e sicuramente la Serie A le migliorerà ancora) le proprie capacità di lettura, anche se si trova meglio quando c'è da tenere alta l'intensità del pressing piuttosto che quando bisogna stare in posizione.

Proprio per questo è piuttosto agevole immaginare dove lo inserirà Max Allegri. Il suo impiego ideale dovrebbe essere quello di fiancheggiare Miralem Pjanic per tenere alto il livello della pressione nel 4-2-3-1. Il ruolo di mediano interno in un sistema simile è già stato occupato con buoni risultati nella scorsa Confederations Cup, con la Germania. L'alternativa sarebbe quella di formare un trio ben assortito nel 4-3-3, insieme all'imprescindibile bosniaco e Matuidi. Specie considerando l'ormai probabile arrivo di Cancelo, il tedesco potrebbe formare una catena di destra interessantissima assieme all'ex Inter ed a Dybala, in grado di assecondare tutte le caratteristiche dei tre allo stesso tempo. Più complicato immaginarlo insieme a Khedira, specie considerando la struttura fisica simile dei due e le conseguenti difficoltà nell'offrire soluzioni diverse.

Le prospettive sembrano insomma buone, per completare il percorso di crescita del nuovo numero 23 della Juventus. La sua crescita s'inserirà in un contesto tattico che ha bisogno di qualcosa in più dal centrocampo, soprattutto nell'ottica di una corsa importante in Champions League. Un facilitatore di gioco sicuramente prezioso per migliorare le uscite palla al piede, e che nel contesto giusto sa essere anche un'arma offensiva rilevante, sia grazie ai propri recuperi in zona offensiva sia grazie alla possibilità di partire in conduzione anche da un'area all'altra. Emre Can dà garanzie nuove, ma forse ci sarà bisogno di qualcos'altro per far fare il salto di qualità definitivo alla mediana della Vecchia Signora...