Il cambiamento della mentalità
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A volte per dare un contributo forte al flusso del cambiamento non è sufficiente acquistare nuovi giocatori, ma bisogna incidere sulla mentalità. Se pensiamo infatti al centrocampo della Roma, in termini di calciomercato non sono stati fatti molti acquisti, ma in termini di personalità è stato fatto molto di più.

PERIODO ZEMAN/ANDREAZZOLI - 62 punti, 18 vittorie, 8 pareggi, 12 sconfitte. Al termine della stagione 2012/2013 fu questo il magro bottino ottenuto dalla Roma, contando anche la Coppa Italia persa con la Lazio. Oltre ad una difesa colabrodo, il centrocampo della Roma fu messo sotto accusa sotto ogni punto di vista: scarso gioco con la palla, poca incisività e personalità.

In particolare, la piazza romana prese di mira la coppia Tachtsidis/De Rossi. Il primo, prelevato in estate 2012 dall'Hellas Verona su richiesta dello stesso Zeman, non riuscì ad esprimere la sua giovane potenzialità, non riscattando le aspettative. Il secondo invece, accantonato fin da subito dal boemo, era sempre in ballottaggio per una maglia da titolare con il greco, non brillando certo per le sue grandi prestazioni. Con l'arrivo di Andreazzoli come primo allenatore, le gerarchie furono ristabilite, con De Rossi titolare e Tachtsidis emarginato in panchina.

De Rossi e Tachtsidis però non furono gli unici accusati. Miralem Pjanic, prelevato dall'Olympic Lione nel 2011 al costo di 11 milioni di euro, non riusciva ad essere incisivo come voleva. Il bosniaco non riusciva ad entrare nelle grazie di Zeman: secondo il boemo, infatti, lui e De Rossi non erano compatibili insieme in campo e la poca fiducia riposta nelle sue giocate da parte dell'allenatore non lo fecero entrare nelle grazie dei tifosi.

In generale, il problema del centrocampo zemaniano/andreazzoliano fu nella mentalità: oltre a Tachtsidis, De Rossi e Pjanic, i quasi salvi Bradley, Florenzi e Marquinho furono partecipi del tracollo romanista, complici dell'assenza di quella mentalità da grande squadra.

PERIODO GARCIA - Serviva un cambiamento di carattere generale nella squadra, soprattutto a centrocampo che, su carta, aveva grandi potenzialità. Ma qualche cambiamento, anche in termini di mercato, doveva essere fatto.

Tachtsidis al Genoa, per poi essere girato al Catania; al suo posto, Kevin Strootman dal PSV per 20 milioni di euro (16,5 più 3,5 di bonus). I giornali lo chiosarono come l'acquisto folle di Sabatini, ma al momento il lavoro di Garcia sulla squadra ha fatto rivalutare questo e altre situazioni. A partire da De Rossi che, con il tecnico francese, è riuscito a ritornare il giovane centrocampista di talento che si era visto ai tempi di Capello, passando per Pjanic, un valore europeo inestimabile che ha ritrovato la classe e la qualità che serviva alla Roma.

In più, Florenzi e Marquinho sono stati rivalutati in modo diverso da Garcia, il quale molte volte utilizza le loro qualità non solo in fase di centrocampo, ma anche in quella offensiva. L'italiano, dopo l'anno cadetto in Serie B con il Crotone, trova la sua occasione d'oro con Zeman e viene consacrato da Garcia come uno degli inamovibili in attacco, grazie alla sua velocità e duttilità. Il sudamericano, invece, anche se non ha lo stesso spazio di Florenzi, riesce ad esprimere qualità ed entra sempre con una gran voglia in campo. L'americano Bradley infine, passato da titolare con Zeman a sostituto di De Rossi con Garcia, mostra un gran impegno nel gioco e nel voler far vincere la squadra nel momento del bisogno (vedi partita con l'Udinese).

MENTALITA' – Di fatto c’è stato un cambiamento più di mentalità che di giocatori. L’arrivo di Strootman certamente ha regalato al reparto maggiore qualità, ma è anche vero che il merito dell’operato va attribuito a Garcia: se prima De Rossi sembrava pronto ad andarsene da Roma, direzione Manchester, ora è ritornato ad essere il leader che tutti ricordavano; se prima Pjanic era una scommessa persa e un acquisto fasullo, ora è uno dei protagonisti di questa stagione, grazie anche alle sue giocate e ai suoi gol (vedi partita con Hellas Verona e Napoli). Insomma, il centrocampo della Roma è cambiato. Ma a volte il cambiamento è un fattore di testa!

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