
"E quindi uscimmo a riveder le stelle" così Dante Alighieri chiude il canto più iconico della sua Divina Commedia, suggellando la fine di un viaggio estremo, oscuro, fatto di cadute e smarrimento, ma anche di resistenza e consapevolezza. È l’ultima immagine dopo l’Inferno: il ritorno alla luce, grazie alla sua guida, il respiro che si riapre, la sensazione che tutto ciò che è stato attraversato abbia avuto un senso proprio perché superato.
E in fondo, anche la stagione della Roma si può riassumere in questo modo, dopo varie sventure come: l'eliminazione dalla Coppa Italia col Torino, l'eliminazione dall'Europa League col Bologna, il 3-3 in casa con la Juventus, il 5-2 a Milano e lo spettro degli scontri diretti che non riesce a portare a compimento, presa per mano dalla sua guida, Gian Piero Gasperini, è riuscita a rivedere le stelle della Champions League che mancavano da 7 lunghi anni.
Un diamante in un campo da calcio
Perché continuiamo ad aspettare Paulo Dybala?
Perché ogni volta dici basta, non puoi dipendere da uno che non sai quante partite gioca, quante ne salta, quanto ti costa, se rinnova o no, ed è più che lecito.
Ma poi lo vedi in una partita come quella contro il Verona e ti ricordi qual è il motivo per cui su Dybala non si possono fare conti. Perché a lui non servono 38 partite, ne bastano 10 o 15 ma giocate esattamente così, perché quando sta bene e lo vedi, entra dentro la partita e si diverte a disegnare calcio, dandoti quella sensazione di essere un passo avanti a tutti.
Quell’eleganza, quel tocco, quella facilità nel fare la giocata decisiva e spesso la più difficile, quel modo di farti pensare costantemente che Dybala è il calcio.
Non sarà di certo il giocatore da una stagione intera sulle gambe, va gestito e aspettato, ma quando c'è si nota e continua a regalare calcio a chi lo ama e in fondo sarà proprio questo il motivo per il quale continuiamo ad aspettarlo, un diamante in mezzo ad un campo da calcio.
Ha vinto Gian Piero Gasperini
Arrivato a Roma con molto scetticismo intorno solamente perché ritenuto “antipatico”, in un ambiente a dir poco difficile. Nel giro di neanche un anno ha fatto capire chi è Gian Piero Gasperini, un uomo di calcio. Non gli interessa cosa la gente dice di lui, gli basta lavorare a testa bassa e con il gruppo che lo segue. Il suo obiettivo primario a Roma era rendersi credibile con il popolo giallorosso e ci è riuscito egregiamente. È riuscito a trascinarsi dietro i tifosi, contro ogni aspettativa, quando c'è stata una separazione tra lui e Ranieri, il simbolo di Roma e del romanismo, eppure ha vinto lui. Ha fatto capire alla società la sua voglia e determinazione nel portare la Roma in alto, dove merita di stare, e la società lo ha seguito.
Ha vinto Gian Piero Gasperini, hanno vinto le sue idee, il suo modo di insegnare e vivere il calcio, ha vinto la sua determinazione. Ha vinto perché ha riportato la Roma in Champions League dopo 7 anni, ha vinto perché un obiettivo così non erano riusciti a centrarlo allenatori come Paulo Fonseca, José Mourinho o Claudio Ranieri.
Ha vinto perché ormai ha ricevuto la stima e il rispetto del popolo giallorosso, che adesso inizia a sognare veramente perché sa di avere al comando qualcuno con grandi ambizioni.
Semplicemente, Gian Piero Gasperini.

Il mister giallorosso, la partita contro il Verona, sembrava già averla vissuta, quando in conferenza stampa ha detto ai giornalisti, citando un grande allenatore come Nereo Rocco: "datemi un portiere che para e un attaccante che segna e al resto ci penso io", e così è stato.
Svilar fa una parata fuori dal comune su Bowie al minuto 40 del primo tempo, dimostrando a tutti il perché è stato eletto come miglior portiere della stagione. L'attaccante veronese si sfila bene dalla marcatura di Ghilardi ritrovandosi a tu per tu con il portiere giallorosso, che sventa l'occasione accorciando in avanti e togliendo lo specchio della porta a Bowie.
Si parla del portiere ma si parla anche di Malen, dell'attaccante più in forma del nostro campionato, che al minuto 56 si prende a carico il rigore a favore dei giallorossi sul risultato di 0-0. Solita rincorsa breve ma questa volta Montipò intuisce e respinge, ma purtroppo per lui sui piedi di Dybala, che di prima intenzione rimette in mezzo il pallone e Malen si fa perdonare dall'errore dagli undici metri.
Un impatto devastante per l'attaccante olandese, che da quando è arrivato a Roma non ha fatto altro che lavorare e segnare, prendendo la Roma sulle proprie spalle e riportandola a giocare la Champions League.
Un leader silenzioso, come affermato anche da Gasperini, che con i suoi 14 gol da gennaio in poi, diventa il miglior acquisto di sempre nella sessione di mercato invernale nella storia della Serie A.

Alla fine, proprio come nel verso dantesco, la Roma si ritrova davanti alla sua luce dopo aver attraversato ombre, dubbi e contraddizioni. Non è stato un percorso lineare, né perfetto, ma è stato un cammino che ha restituito identità, ambizione e soprattutto speranza.
La Champions League non è solo un traguardo: è la prova che anche nei momenti in cui tutto sembra franare, una squadra può ritrovarsi se trova una guida, un’idea e qualche talento capace di cambiare il destino con un solo tocco. Gasperini ha ridato ordine al caos, Dybala ha ricordato che il calcio può ancora essere arte e il gruppo ha imparato a soffrire senza smettere di credere.
Ora, con lo sguardo di nuovo rivolto verso l’alto, non resta che una certezza: le stelle non si conquistano per caso, ma perché si ha il coraggio di attraversare l’oscurità senza smettere di camminare.

