
Da Nord a Sud si sente spesso dire che "il campionato italiano è uno dei più difficili del mondo" e svariati giocatori di Seria A in questa stagione hanno espressamente detto quanto sia difficile il calcio italiano. Ma alla luce di quanto successo ieri in Champions League dove due delle tre squadre italiane hanno dato l'addio al torneo più prestigioso del mondo la domanda sorge spontanea: possibile che il nostro calcio risulti così difficile solo per noi, e che faccia il solletico alle grandi d'Europa? Certo, il Napoli, vittima di un'ingiustizia senza precedenti, ha vinto quattro partite nella massima competizione europea battendo corazzate come quelle del Borussia Dortmund e dell'Arsenal e la Juventus è riuscita giocando benissimo almeno a strappare un pareggio al Real Madrid alla quarta giornata di Champions ma se per la squadra partenopea non si può parlare di solletico, almeno non completamente, per i bianconeri la "teoria del solletico" è validissima, visto che la "Vecchia Signora" non è mai riuscita ad imporre il suo gioco oltre i confini nazionali. Il Milan? Anche i rossoneri hanno affrontato una big, il Barcellona, pareggiando all'andata e perdendo al ritorno ma la squadra di Allegri ha avuto la "decenza" di non fallire le sfide contro le "piccole" come, invece, ha fatto la squadra di Conte.
Ma la Champions League si sa non è composta solo ed esclusivamente da big, ci sono anche le piccole, almeno nella fase a gironi. E sono soprattutto le prestazioni opache contro squadre meno blasonate ad aver fatto fuori la Juventus. Quindi il discorso è generale. Quindi la domanda va riformulata: se, a detta di molti, il nostro calcio è quello più difficile perché non si riesce ad imporlo a livello europeo? Forse è colpa dei soldi, di quelli che non possiamo più spendere come facevamo negli anni ottanta e novanta, forse di idee di gioco arretrate e ormai superate. O forse è colpa della mentalità che ha il nostro calcio dentro e fuori dal campo, o forse è soltanto che mancano i giocatori giusti, quei "top players" che abbondano in squadre come Real Madrid, PSG, Barcellona e Bayern Monaco. Forse, forse, forse. Tanti problemi, nessuna soluzione all'orizzonte. Solo dati impietosi: quattro squadre in Europa League, una agli ottavi pronta ad essere la prossima vittima sacrificale e la certezza che fino al 2016 potremo portare soltanto tre squadre in Champions League con la possibilità di vedere questo numero scendere a due se nelle prossime edizioni di Coppa continueremo a toccare, come quest'anno, punti così bassi.
Il Napoli, comunque, tra le tre compagini italiane è la squadra che ha mostrato un gioco più "europeo", internazionale e adatto alle grandi sfide di Champions. Unica pecca della squadra partenopea è quella di non aver ancora una rosa e soprattutto una difesa di assoluto livello ma resta il fatto che il gioco della squadra guidata da Benitez sia stato l'unico a rompere le catene dal provincialismo del nostro calcio e a trasformarsi in qualcosa di più. La mutazione richiederà ancora del tempo ma la sensazione è che i partenopei siano indubbiamente sulla strada giusta.
Il Milan, unica squadra italiana ad essersi qualificata agli ottavi, sembra avere già il destino segnato. Obiettivamente sia la Juventus che il Napoli erano meglio attrezzate per fare un percorso più lungo in Champions League rispetto al Milan che, non ce ne vogliano i tifosi rossoneri, ha soltanto rimandato la sua uscita dalla massima competizione europea, e se per i bianconeri è facile trovare le ragioni che hanno impedito alla squadra di Conte di passare il turno per il Napoli il discorso è diverso. La squadra di Benitez ha pagato gli immensi ostacoli di un girone di ferro, chiuso comunque a 12 punti (3 in più del Milan) e che sarebbero valsi la qualificazione agli ottavi in sei dei sette gruppi restanti, e i troppi gol subiti dal Marsiglia nella vittoria per 3-2 al San Paolo ma ha comunque vinto più partite di Milan e Juventus messe insieme.
E' vero che, tornando al discorso iniziale, nella nostra Serie A non ci sono mai partite scontate ma evidentemente la difficoltà non basta a garantire qualità, quella qualità che serve all'estero. Ma è davvero il più difficile il nostro campionato? No, non lo è. Il nostro campionato è forse il più equilibrato ma purtroppo può esserci equilibrio anche nella mediocrità. Basti pensare che la tanto criticata Liga spagnola dove l'equilibrio tra le sue partecipanti non la si può osservare nemmeno col binocolo (Barcellona e Real si sono spartiti dal 2000 undici campionati), ha portato due squadre (Siviglia e Atletico Madrid) a vincere quattro volte l'Europa League nelle ultime otto edizioni (compresa la finale tutta spagnola del 2012) e col Barcellona ha vinto tre Champions League nel giro di otto anni. La Premier League invece sicuramente più equilibrata rispetto al campionato spagnolo ha portato dal 2000 ad oggi ben otto volte quattro squadre (Chelsea, Manchester United, Liverpool e Arsenal) in finale di Champions e quattro anche in Europa League. Noi? Noi in Europa League non facciamo testo: sono quindici anni che non raggiungiamo la finale e all'epoca di Inter-Lazio e Parma-Marsiglia si chiamava ancora Coppa UEFA. In Champions con cinque finali nelle ultime tredici edizioni con almeno una squadra italiana partecipante le cose vanno leggermente meglio.
Ma la verità è che ormai il nostro calcio dopo ieri sera si è definitivamente staccato dal gruppo di testa, da quell'elite calcistica troppo forte, troppo veloce e troppo ricca e che se anche negli anni precedenti riusciva ad arrancargli dietro addirittura passando brevemente in testa al gruppo nel 2010 con l'Inter del triplete e ancor prima nel 2007 col Milan promette di rimanere dietro le quinte dei palcoscenisci più prestigiosi ancora per molto. Il calcio in Europa è un'altra cosa. La finale di Champions tutta italiana del 2002-2003 sembra lontana secoli e tornare a quei livelli in tempi brevi sembra onestamente impossibile. Non bisogna drammatizzare certo ma bisogna guardare in faccia la realtà e la realtà non veste colori tricolori: da quando l’Italia ha tre o quattro squadre in Champions e dalla formula a gironi, non era mai successo che riuscissimo a qualificarci agli ottavi di finale con una sola squadra. Benvenuti dunque in una nuova era. Speriamo di non farci l'abitudine.

