
Juventus-Lazio delle 20:45 era la seconda grande partita di Serie A dopo Milan-Atalanta. A Torino arriva una Lazio in piena forza, dopo la vittoria nell'ultimo turno contro il Monza. La Juve invece deve fare i conti con la stanchezza provocata dalla vittoria in rimonta di giovedì, ma Spalletti (in tribuna dopo il rosso di Cagliari) ne cambia 6 mettendo dentro i titolari.
Sicuramente è un banco di prova fondamentale per entrambe le squadre.
Il primo tempo
Dopo il fischio d'inizio di Massa la domanda è subito chiara: perché Woltemade non è stato schierato? La Juve scende di nuovo in campo con una sola punta, Kolo Muani, e due esterni, Nico e Alajbegovic. In mediana ci sono Douglas Luiz, tornato titolare dopo il riposo di Vigo, e Sarr.
La Lazio schiera tutti i titolari, con Isaksen dal 1° sulla sinistra invece di Cancellieri. Scelto ancora Noslin davanti al posto di Pinamonti.
I biancocelesti partono bene, bel fraseggio e grandi azioni, sembrano essere ancora sulle ali dell'entusiasmo di queste prime partite.
La Juve, come spesso è successo in questo inizio di stagione, sembra non avere un canovaccio tattico chiaro, più che altro ci si affida al caso e a qualche sprazzo dei singoli.
La squadra di Gattuso si rende pericolosa diverse volte, mentre dall'altro lato, come già successo, Kolo si ritrova da solo davanti, non sapendo se riempire l'area o venire a legare il gioco, le "ali" non riescono ad incidere, soprattutto Alajbegovic che non prova mai l'uno contro uno con Mussolini. Nico non sembra essere nella sua serata migliore, mentre il suo antagonista laziale, Isaksen, è più che ispirato.
Al 38° minuto, dagli sviluppi di un calcio d'angolo, Zaccagni mette un pallone in area e, da solo in mezzo a Bremer e Lucumì, Provstgaard non deve neanche saltare per battere Vicario e mettere dentro il pallone dell'1-0.
Il primo tempo si chiude con dei sonori fischi dello Stadium nei confronti dei calciatori di Spalletti.

Il secondo tempo
Ad inizio secondo tempo accade quello che i tifosi della Juve pensavano accadesse già dall'inizio. Fuori Alajbegovic e dentro Woltemade. Si passa ad un 4-4-2. Kolo e il tedesco davanti, Nico e McKennie sugli esterni.
Nei primi 15 minuti della ripresa la Juve sembra essere molto più pericolosa, con Woltemade che si rende subito pericoloso dopo una grande azione personale del numero 9 bianconero partito dalla fascia. La palla, però, termina di poco fuori.
Sembra comunque essere un'ottima Juve, anche se il dubbio che assale adesso è: Spalletti lo scorso anno era rimasto stupito da McKennie, dal suo senso d'inserimento e dai tanti gol, facendolo giocare dietro la punta, come mai non gli sta più facendo fare quel ruolo?
Dopo questo primo quarto, però, alla Lazio non succede la stessa cosa delle altre partite, ovvero spegnersi nei secondi tempi. Dopo un calcio d'angolo guadagnato la squadra di Gattuso si rialza e ritorna a giocare sui ritmi del primo tempo.
Al 66° Isaksen, vi avevamo detto che era la sua serata, si fa beffe di Celik e col suo sinistro a giro buca Vicario portando il risultato sul 2-0.
Spalletti da qui manda in campo Zhegrova, Chico, ma il tutto sembra inutile. La Juventus, al contrario della Lazio, non è organizzata, non trova spunti, non riesce ad essere pericolosa.
Dall'altra parte del campo, invece, c'è una squadra che dalla situazione disastrosa di questa estate ha saputo rialzarsi in una maniera incredibile e vuole mandare un messaggio ad Inter e Roma.
89°, Dele-Bashiru parte dalla metà campo laziale, corre, corre, supera Bremer e firma il 3-0.
Notte fonda bianconera, festa incredibile per il tifo laziale nel settore ospiti e per i giocatori in campo.
Verso la prossima giornata e oltre
La Juve deve assolutamente rimettersi in sesto, Spalletti deve cercare di risvegliare i suoi giocatori ma soprattutto trovare una quadra ad una formazione senza né capo né coda.
La Lazio, invece, deve mettere a fuoco i suoi obiettivi, concentrarsi e non smettere di sognare. Il lavoro fatto fino ad ora non è per niente casuale.

