
Roma-Real Madrid di domani sera sarà molto più di una semplice partita per i tifosi giallorossi.
Sarà tornare a giocare la Champions League in casa dopo 7 anni, sarà il gusto di vedere in campo campioni del calibro di Mbappé, Vinicius, Bellingham, Guler e via dicendo.
Ma soprattutto sarà il ritorno di una persona che Roma l’ha lasciata con le lacrime agli occhi. Sarà il ritorno di José Mourinho tra la sua gente, tra coloro che l’hanno difeso fino alla fine; che l’hanno accolto come fosse un messia; che l’hanno visto come un traghettatore che potesse far tornare il nome di Roma grande in Italia ed Europa. E, almeno in parte, ci è riuscito.
Tornerà all’Olimpico colui che ha riportato un trofeo a Roma dopo 14 anni e un trofeo internazionale in Italia dopo 12. E indovinate chi fu l’ultimo a riuscirci? Sì, proprio lui: José Mourinho.
Un amore che va oltre il calcio
Il rapporto tra Mourinho e la tifoseria romanista è stato qualcosa che va ben oltre i risultati, le classifiche e le prestazioni sul campo. È stato un legame costruito sulla sensazione di avere finalmente qualcuno che difendesse la Roma, qualcuno che non si tirasse indietro davanti alle difficoltà e che fosse disposto a metterci la faccia, anche quando farlo significava andare contro tutti. Basti ripensare a quella notte di Budapest, dove la Roma, con un grande errore arbitrale da parte di Taylor, perse la finale di Europa League ai rigori contro il Siviglia. Mourinho però lo conosciamo bene e non gli andò giù la questione e aspettò l’arbitro nel parcheggio degli autobus per dirgli la sua. Neanche col tempo è guarita la ferita, tant’è che spesso nelle interviste ne riparla ancora.
Mourinho aveva capito una cosa fondamentale: a Roma il calcio non è soltanto calcio. È appartenenza, identità, orgoglio; è vivere una vittoria come una liberazione e una sconfitta come una ferita personale; è sentirsi parte di qualcosa che viene prima del risultato della domenica.
Non importava che il gioco non fosse sempre spettacolare, né che il campionato riservasse qualche delusione. Per molti romanisti contava soprattutto il modo in cui Mourinho difendeva la squadra, la sensazione che nessuno potesse permettersi di calpestare la Roma senza ricevere una risposta.
Poi è arrivata Tirana. La Conference League, la finale contro il Feyenoord, il fischio finale e quelle lacrime che hanno attraversato una città intera. Dopo 14 anni, la Roma è tornata a sollevare un trofeo. Per molti tifosi non era soltanto una coppa, bensì la dimostrazione che anche loro potevano tornare a festeggiare una vittoria europea e che l'attesa e le delusioni non erano state vane.
Per questo il suo esonero, nel gennaio 2024, non è stato vissuto da tutti come una semplice scelta tecnica. Per una parte della tifoseria è stato un addio doloroso, quasi un tradimento di quella storia che si stava costruendo. Le immagini di Mourinho in lacrime, mentre lasciava Trigoria, hanno raccontato meglio di qualsiasi dichiarazione quanto quell'esperienza avesse significato anche per lui.

Il ritorno al Real Madrid
Dopo aver lasciato Roma, Mourinho ha proseguito il proprio percorso, fino a tornare sulla panchina del Real Madrid. Un ritorno che riporta lo Special One in una delle piazze più prestigiose e complesse del calcio mondiale, in un ambiente che conosce già e nel quale ha vissuto alcuni degli anni più intensi della propria carriera.
La sua prima esperienza madridista, tra il 2010 e il 2013, è stata caratterizzata da grandi vittorie e da una rivalità diventata leggendaria con il Barcellona di Pep Guardiola. Il momento più alto è arrivato nella stagione 2011-2012, quando il Real ha conquistato la Liga con 100 punti, interrompendo il dominio blaugrana e stabilendo un primato straordinario per il campionato spagnolo.
Oggi è tornato a confrontarsi con una realtà che pretende il massimo, una società nella quale vincere non è un obiettivo, ma un obbligo, e lo fa con un bagaglio di esperienze che comprende campionati, coppe europee, grandi successi e anche momenti difficili.
Il destino, intanto, gli ha messo davanti proprio la Roma, la squadra che lo ha accolto, sostenuto e accompagnato in una delle pagine più emozionanti della sua carriera. La squadra con cui ha vinto un trofeo europeo e con cui ha costruito un rapporto che non si cancella con il passare del tempo.

Roma-Real Madrid: una storia di grandi notti europee
Quella tra Roma e Real Madrid è una rivalità che nel corso degli anni ha regalato risultati sorprendenti, delusioni e pagine che meritano di essere ricordate.
Nel 2002 arrivò una delle vittorie più prestigiose della storia europea giallorossa: il 30 ottobre, al Bernabéu, dove la Roma si impose per 1-0 grazie a una rete di Francesco Totti.
Ma il ricordo più bello per molti romanisti rimane probabilmente quello del 2008. Negli ottavi di finale di Champions League, la Roma superò il Real Madrid sia all'andata sia al ritorno. Il 19 febbraio, all'Olimpico, finì 2-1; il 5 marzo, nella bolgia del Bernabéu, i giallorossi si imposero ancora per 2-1, con la rete decisiva di Mirko Vučinić nel finale.
Negli anni successivi, invece, il Real è riuscito a imporsi negli ottavi del 2016 e nei gironi del 2018. Ma il calcio vive anche di memoria e ogni nuovo incontro riporta inevitabilmente a ciò che è successo prima.
E tra tutti questi precedenti, uno merita un capitolo a parte. Non per il risultato, ma per il contesto nel quale si disputò: l'11 settembre 2001, non una data come le altre. È il giorno in cui il mondo si è fermato davanti alle immagini degli attentati alle Torri Gemelle di New York. Quella sera, all'Olimpico, era in programma Roma-Real Madrid, prima giornata della Champions League 2001-2002. Tutto era pronto per una grande notte di calcio, ma nel pomeriggio, mentre in Italia le televisioni interrompevano le trasmissioni per mostrare in diretta quanto stava accadendo negli Stati Uniti, ogni cosa perse improvvisamente importanza.
Eppure, la UEFA decise che gli incontri previsti per quella sera si sarebbero disputati e la partita dell'Olimpico andò quindi in scena in un clima surreale.
La partita terminò 1-2 per il Real Madrid. Luís Figo portò in vantaggio gli spagnoli, Guti firmò il raddoppio e Francesco Totti, su calcio di rigore, accorciò le distanze. Ma quella sera il risultato fu inevitabilmente secondario.
Domani sera, la storia si ripeterà in un contesto completamente diverso.
L'Olimpico sarà nuovamente teatro di una sfida tra Roma e Real Madrid, ma questa volta l'attenzione sarà rivolta ai campioni in campo, alla Champions League e soprattutto a José Mourinho.
Perché ci sono partite che si ricordano per un gol, altre per una rimonta e altre ancora per ciò che rappresentano. Questa, per i romanisti, sarà soprattutto la notte del ritorno di un uomo che ha lasciato un segno profondo nella storia recente della loro squadra. Quando il suo nome verrà pronunciato all'Olimpico, sarà difficile pensare soltanto alla partita. Ci saranno applausi, ricordi, qualche striscione e forse anche un pizzico di malinconia, perché certi rapporti non finiscono davvero quando si interrompe un contratto.

Per novanta minuti sarà un avversario, per molti, però, resterà sempre uno di casa.

